Tra le piccole quotate di Piazza Affari c’è un nome che entra dentro milioni di case, uffici e negozi senza che quasi nessuno se ne accorga. È quello di Neodecortech. Il suo nome può sembrare complicato, quasi tecnico, ma basta separarlo – Neo, decor, tech – per capire subito di cosa si occupa: innovazione applicata al decoro industriale. La società bergamasca è infatti uno dei principali produttori in Italia di superfici decorative per l’interior design, dalle pareti ai mobili e dai pavimenti fino ai complementi d’arredo. E il suo nome ultimamente ha risvegliato un certo interesse. La sua performance fuori e dentro la Borsa sta infatti attirando l’attenzione degli analisti che confermano una raccomandazione di acquisto sul titolo (rating buy) e vedono un potenziale upside del 50%. Ma sotto il rivestimento, la struttura è così solida?
Una storia lunga quasi ottant’anni
Fondata nel 1947 a Filago, in provincia di Bergamo, Neodecortech è oggi uno dei principali operatori europei nella produzione di superfici decorative destinati all’interior design. Tradotto, produce quei rivestimenti che danno identità visiva a mobili, pavimenti e complementi d’arredo: quella “pelle” estetica che trasforma un pannello anonimo in un parquet effetto rovere, un tavolo di cucina in pietra naturale o una parete dal look cemento industriale. Una manifattura italiana ad alta specializzazione che propone circa 1.000 decorativi differenti, capaci di replicare materiali naturali come legno e pietra, ma anche cemento, metallo, texture tessili e geometrie astratte. Il gruppo presidia l’intera filiera: dalla produzione della carta decorativa alla stampa, dalla finitura superficiale all’impregnazione fino alla logistica finale. Un’integrazione verticale, che permette di controllare qualità, tempi e costi.
Una crescita di stile
Dopo un 2025 chiuso in crescita e accompagnato dalla distribuzione di un dividendo di 0,15 euro per azione, il primo trimestre 2026 mostra una società che continua ad accelerare. I ricavi sono saliti dell’8% a 47,1 milioni, grazie soprattutto all’acquisizione di Lamitex, che ha contribuito per 3,5 milioni di euro, e al miglioramento della divisione carta stampata. Ma il vero salto si osserva nei margini. L’Ebitda è più che raddoppiato a 9,1 milioni di euro (+126%), l’Ebit è salito a 7 milioni (+361%) e l’utile netto è esploso a 5,6 milioni di euro, contro gli 0,8 milioni dell’anno precedente.
Anche il debito migliora. L’indebitamento finanziario netto è sceso a 29 milioni di euro, grazie alla generazione di cassa operativa. Un segnale importante soprattutto considerando che il gruppo ha appena completato un’acquisizione strategica come quella di Lamitex, al netto della quale l’indebitamento netto sarebbe stato pari a 18,8 milioni. Ed è proprio qui che si gioca una parte della tesi d’investimento. L’integrazione della friulana Lamitex dovrebbe creare sinergie industriali e commerciali con la linea Texte, ampliando l’offerta nei laminati decorativi. Molto dipenderà dalla capacità del management di trasformare questa operazione in un vero acceleratore di redditività. Per ora, i primi numeri sembrano suggerire che il cantiere stia procedendo nella direzione giusta.
Naturalmente non mancano i rischi. Il contesto resta complicato tra tensioni geopolitiche, volatilità dei costi energetici, materie prime instabili e tassi elevati. La stessa società ha ammesso che gli effetti completi del conflitto in Medio Oriente sui costi non si sono ancora riflessi interamente nei conti. La differenza, però, è che Neodecortech sembra avere qualche cuscinetto in più: oltre all’integrazione verticale e una presenza geografica diversificata vanta una importante autonomia energetica. Gli impianti produttivi sono infatti integrati con Bio Energia Guarcino, un sistema proprietario alimentato a biomasse che produce energia elettrica coprendo circa il 90% del fabbisogno energetico del gruppo. E nel solo 2025 ha generato un risparmio di circa 5 milioni di euro sui costi energetici. Questo significa minore esposizione ai picchi dei prezzi, maggiore continuità operativa e una struttura industriale più resiliente rispetto a molti concorrenti. In un settore energivoro, è un vantaggio competitivo reale.
Non prezzata del tutto
Anche il mercato sta iniziando ad accorgersene. Quotata dal 2017, prima sull’Aim (l’attuale Euronext Growth Milan) e poi passata allo Star nel 2020, la società negli ultimi dodici mesi ha guadagnato oltre il 30% in Borsa e tratta intorno ai 4 euro per azione. Eppure diversi analisti continuano a vedere spazio. Il consensus sul target price supera infatti i 6 euro per azione, implicando un upside teorico vicino al 50-55%.
Secondo Alantra, il miglioramento dei margini, le sinergie con Lamitex e la crescita del flusso di cassa potrebbero sostenere una riduzione ulteriore del debito e nuove operazioni di M&A, oltre che spingere ancora i risultati. Non a caso, le sue stime su ricavi, Ebitda e utile per il periodo 2026-2028 sono stati rivisti al rialzo rispettivamente del +1%, +14% e addirittura+60%.
Gli analisti di TP Icap sottolineano invece un altro punto interessante sul piano valutativo: Neodecortech tratta con uno sconto significativo, del 47%, rispetto ai concorrenti europei del settore decorativo tra cui Forbo, James Halstead, Uzin Utz e Surteco, nonostante margini ormai vicini alla media e prospettive in miglioramento. In altre parole, lo sconto non appare giustificato dai fondamentali. In sostanza, il mercato potrebbe non aver ancora “prezzato” completamente la trasformazione industriale del gruppo.
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