è un momento del giorno, al Grand Hotel Miramare di Santa Margherita Ligure, in cui l’azzurro del mare sembra entrare nelle sale e dialogare con l’arte contemporanea. Accade lungo i corridoi affacciati sul Golfo del Tigullio, nelle verande liberty illuminate dalla luce della Riviera, negli spazi dove fotografie, installazioni e sculture convivono con una storia alberghiera iniziata nel 1903. Qui il lusso diventa un’esclusiva esperienza culturale.
Il Miramare di Santa Margherita Ligure
Il Miramare rappresenta uno degli esempi più significativi in Italia della nuova frontiera dell’ospitalità d’eccellenza: ovvero l’art hotel, l’hotel-museo che custodisce una collezione d’arte contemporanea e la integra nella vita quotidiana degli ospiti. Non semplici opere appese alle pareti, ma un progetto culturale. A guidare questa visione sono Andrea e Fabio Fustinoni, che nel corso di 25 anni hanno costruito una collezione dedicata agli artisti del presente. Fotografia, ricerca concettuale e installazione costituiscono il cuore della collezione miramART, che comprende artisti come Francesco Gennari, Becky Beasley, Rä di Martino, Anna Franceschini, Uriel Orlow, Luca Vitone, Adrian Paci, Yuri Ancarani, Trisha Baga e Álvaro Urbano. La svolta arriva nel 2014 con la nascita dell’associazione culturale miramART, che porta all’interno dell’albergo mostre, residenze e progetti site specific. Da allora il Miramare si è trasformato in un luogo in cui arte, design, paesaggio e memoria dialogano continuamente, un “museo abitato”.
Il libro
Non sorprende che questa esperienza sia stata annoverata tra le realtà raccontate nel volume Il segno dell’arte nelle imprese, pubblicato da Marsilio Arte e promosso dal gruppo tecnico cultura di Confindustria. Il libro censisce 57 corporate art collection italiane, raccontando come il collezionismo d’impresa possa diventare uno strumento di identità, innovazione e responsabilità culturale. Secondo la curatrice del volume Ilaria Bonacossa, direttrice di Palazzo Ducale a Genova, le collezioni aziendali nascono quasi sempre dalla passione degli imprenditori e solo in un secondo momento diventano strumenti di comunicazione e di responsabilità sociale. La loro forza, sottolinea, risiede nella capacità di creare un legame tra impresa, territorio e comunità, favorendo al tempo stesso processi di innovazione all’interno delle organizzazioni. Nel libro trovano spazio diversi alberghi che hanno fatto dell’arte un elemento della propria identità; tra questi, oltre al Miramare, l’Art Hotel Gran Paradiso di Sorrento, la Locanda La Raia di Gavi, l’Ela Hotel di Francavilla al Mare, lo Sheraton Catania e l’Albornoz Palace Hotel di Spoleto.
Il pioniere italiano
Il fenomeno, tuttavia, ha radici più profonde. Il vero pioniere italiano degli hotel d’arte è stato Antonio Presti, mecenate siciliano e fondatore dell’Atelier sul Mare a Castel di Tusa. Non un albergo che ospita opere d’arte, ma un luogo composto da “stanze d’artista”, realizzate da alcuni dei più importanti protagonisti dell’arte contemporanea. Un’esperienza radicale che ha anticipato di decenni il concetto stesso di art hotel. Esistono poi altre strutture che hanno contribuito a consolidare questo modello. Il Byblos Art Hotel Villa Amistà, nei pressi di Verona, resta il grande classico del settore: nato dalla visione del collezionista Dino Facchini e progettato da Alessandro Mendini, ospita una raccolta di livello museale con opere di Damien Hirst, Anish Kapoor, Vanessa Beecroft, Marc Quinn, Lucio Fontana e Giorgio de Chirico.
A Torino, il Duparc Contemporary Suites propone un’esperienza più intima, vicina alla dimensione di una casa di collezionisti, con una significativa presenza di opere contemporanee e dell’arte povera. In Liguria, l’Art Hotel Garden di Albissola Marina affonda le proprie radici nella tradizione ceramica del territorio, mentre il Lasserhaus di Bressanone sviluppa il dialogo tra arte antica e contemporanea in un palazzo quattrocentesco. A Roma, la Residenza di Ripetta rappresenta un altro esempio di struttura che ha intrecciato ospitalità e cultura.
Fenomeno globale
La crescita degli art hotel, un fenomeno ormai globale, racconta di un cambiamento profondo nel turismo di alta gamma: «Il viaggiatore contemporaneo – sottolinea Fustinoni – cerca sempre meno l’ostentazione e sempre più contenuti, esperienze autentiche, storie da vivere e da ricordare, e l’arte diventa così un valore aggiunto capace di distinguere una destinazione e di trasformare una notte in albergo in un’esperienza culturale».
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