Non più auto sportive e bracciali tempestati di diamanti: il nuovo status symbol oggi segue il ritmo dei battiti cardiaci. Saturazione dell’ossigeno, temperatura corporea, cronometraggio della fase Rem. Il corpo si fa barometro di un benessere più economico che fisico.
Un campione in questo settore è Oura, la società finlandese diventata nota a livello globale per il suo anello intelligente dedicato al monitoraggio del sonno e dei parametri vitali – 429 euro per Oura Ring 5 – che ha avviato il percorso verso la quotazione a Wall Street.
L’azienda oggi controlla il 74% del mercato degli smart ring, un settore che nel solo 2025 è cresciuto del 50% anno su anno. Il tesoretto a lungo termine di Oura però – sulla scia del modello Apple – sono gli abbonamenti, dal momento che per avere accesso a tutte le funzioni dell’anello l’azienda propone un abbonamento da 5,99 euro al mese, che si sommano alla spesa di 429 iniziale. E nei fatti, come riferito da alcuni consumatori, il dispositivo perde molte delle sue funzioni senza l’abbonamento.
L’anello è uno degli oggetti preferiti dagli ambienti vicini all’amministrazione Trump. La filosofia sottostante a questo genere di prodotti è infatti molto in linea con quella del governo americano: l’idea è che il controllo continuo dei parametri vitali sia vantaggioso per il singolo e per la comunità perché diminuisce l’impatto sulla spesa del sistema sanitario nazionale. A sostenerlo è in particolare Robert F. Kennedy Jr., attuale segretario alla Salute statunitense, secondo il quale i dispositivi indossabili permettono a ognuno di avere il controllo della propria salute e “assumersene la responsabilità“.
Il successo dell’Oura Ring si fonda sulla capacità di raccogliere e interpretare dati fisiologici direttamente dal dito di chi lo indossa. Le informazioni vengono poi sincronizzate con un’applicazione per smartphone, che le traduce in report sintetici sullo stato di salute complessivo. Negli ultimi due anni Oura ha quadruplicato sia il numero di abbonati paganti, superando quota cinque milioni, sia il proprio fatturato complessivo. I dati sulle vendite indicano che sono stati superati i 5,5 milioni di anelli venduti dal lancio del prodotto, con un’accelerazione impressionante rispetto ai 2,5 milioni registrati a metà del 2024. Gli abbonati invece sono oltre 5 milioni. L’azienda stima che i ricavi raggiungeranno quasi i 2 miliardi di dollari nel 2026, raddoppiando il miliardo di dollari già toccato nel 2025. Questa crescita ha portato la valutazione complessiva della società a 11 miliardi di dollari.
«Il forte aumento della valutazione di Oura riflette soprattutto il fatto che il mercato non la consideri più un semplice produttore di dispositivi indossabili, ma una piattaforma basata su dati biometrici e ricavi ricorrenti da abbonamento. Si tratta di un modello di business che tende a essere premiato dagli investitori perché offre maggiore visibilità sulla crescita futura», spiega a Moneta Matteo Farci, financial markets e content marketing specialist.
Non solo: l’azienda finlandese sta entrando nel mondo degli occhiali per la realtà aumentata. A inizio febbraio, infatti, ha depositato il brevetto di Oura Health Oy per un paio di occhiali di realtà aumentata controllati attraverso i movimenti del dito inanellato. «Una parte delle valutazioni attuali incorpora aspettative molto elevate. I trend che sostengono il settore Health-Tech sono solidi, ma il rischio è che il mercato stia già scontando gran parte della crescita futura».
Il punto più controverso riguarda le preoccupazioni sulla privacy e la collaborazione dell’azienda finlandese con il dipartimento della Difesa statunitense, che ha messo in allarme alcuni per il filo diretto che le forze armate statunitensi hanno con Palantir, la società di software e analisi dati fondata da Peter Thiel.
Un portavoce di Oura ha riferito a Moneta che l’azienda «non ha alcuna partnership o collaborazione con Palantir. Oura non condivide i dati personali dei consumatori con Palantir o con il governo degli Stati Uniti, e nessun dato di Oura interagisce attualmente con i sistemi di Palantir. Non vendiamo dati personali e condividiamo i dati dei membri con terze parti solo quando un membro ha fornito il proprio consenso esplicito».
D’altro canto, dal punto di vista finanziario la collaborazione con la Difesa Usa potrebbe essere un’opportunità. «L’espansione verso il segmento istituzionale e B2B può aprire nuovi mercati e generare ricavi più stabili, elementi che possono contribuire a giustificare multipli più elevati in vista del’Ipo. Il principale rischio riguarda invece la reputazione e la percezione degli utenti sul tema della privacy. Tuttavia «se gestita correttamente, questa evoluzione potrebbe rappresentare un importante fattore di crescita per l’azienda» conclude Farci.
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