Fiori e piante sono uno dei vanti dell’Italia. Dietro petali e foglie si è sviluppato un giro d’affari strategico che però è sempre più sotto pressione. Moneta ne ha parlato con Mario Faro, presidente della Consulta Nazionale Florovivaismo di Coldiretti.
Presidente Faro, il florovivaismo italiano continua a crescere e a innovare. Qual è oggi lo stato di salute del settore?
«Il florovivaismo è uno dei settori più dinamici e identitari dell’agricoltura italiana. Con un valore complessivo pari a 3,3 miliardi di euro, rappresenta una delle eccellenze del made in Italy e un pilastro dell’economia agricola nazionale. Il comparto conta circa 19 mila imprese attive su oltre 30 mila ettari e si distingue per qualità, innovazione e capacità di competere sui mercati internazionali. L’export ha sfiorato 1,3 miliardi, con una forte presenza nei mercati Ue e una crescente esposizione alle dinamiche globali. Il settore europeo nel suo complesso vale circa 24,5 miliardi di euro, con Italia e Paesi Bassi tra i principali protagonisti».
Quali sono oggi le principali sfide per le aziende florovivaistiche?
«La prima sfida è quella climatica, con eventi estremi sempre più frequenti che mettono a rischio produzioni che richiedono anni di lavoro. A questo si aggiungono l’aumento dei costi energetici e dei mezzi tecnici, in particolare fertilizzanti, plastiche per vasi e sistemi irrigui, oltre alle tensioni geopolitiche che incidono su logistica e trasporti. Le recenti crisi in aree strategiche hanno rallentato i traffici marittimi, con ripercussioni anche sulle esportazioni di piante e fiori, proprio nel pieno delle campagne produttive. In parallelo cresce la necessità di investire in innovazione e sostenibilità, difendendo il made in Italy da concorrenza sleale e da importazioni non sempre allineate agli standard europei».
Negli ultimi anni è cambiato anche il rapporto tra cittadini e piante.
«Si è affermata una nuova consapevolezza. Il florovivaismo non è solo economia, ma anche ambiente e cultura: fiori e piante sono polmoni verdi capaci di purificare l’aria, regolare il clima urbano e migliorare la qualità della vita. Le piante non sono più percepite solo come elementi decorativi, ma come strumenti essenziali per il benessere quotidiano. Il verde urbano contribuisce a migliorare la qualità dell’aria, mitigare il caldo e rendere più vivibili gli spazi».

Possiamo dire che il verde sia diventato una vera infrastruttura del benessere?
«In un’epoca segnata dal cambiamento climatico, cresce l’attenzione verso una natura che non è accessoria, ma strutturale alla qualità della vita. Le città del futuro saranno sempre più verdi o saranno meno vivibili. Il contatto con la natura riduce lo stress, migliora la salute e favorisce la socialità. Il florovivaismo assume così una funzione che va oltre la dimensione economica, generando servizi ecosistemici fondamentali per la collettività».
Negli ultimi anni il florovivaismo ha incontrato anche il mondo dell’arte. Che valore hanno queste esperienze?
«Sono esperienze fondamentali per avvicinare nuovi pubblici. Le collaborazioni con realtà come il Chiostro del Bramante, il Maxxi di Roma e Palazzo Te a Mantova mostrano come fiori e piante possano dialogare con arte e cultura. In iniziative come la mostra Flowers al Chiostro del Bramante il settore ha contribuito ad attività di sensibilizzazione sulla natura e la sostenibilità anche attraverso laboratori didattici. Le piante utilizzate provengono da importanti aziende florovivaistiche italiane, portando il made in Italy in contesti culturali nazionali ed europei».
Il mondo del flower design sta cambiando profondamente. Quali sono le nuove tendenze?
«Il flower design sta vivendo una trasformazione profonda, in cui estetica, sostenibilità e legame con la terra si intrecciano. Si supera un modello standardizzato per valorizzare identità dei luoghi e delle persone. Sul piano della sostenibilità si afferma un approccio più responsabile: riduzione dei materiali non ecologici, utilizzo di vetro, fibre naturali, corde e carta riciclata, oltre a un maggiore impiego di piante vive e fogliame al posto dei soli fiori recisi, con effetti positivi sulla riduzione degli sprechi».
Anche i matrimoni stanno cambiando grazie al florovivaismo. Quali sono le nuove tendenze?
«Il matrimonio è sempre più legato alla natura e alla sostenibilità. Cresce la domanda di allestimenti naturali, piante vive e soluzioni che valorizzano il territorio. L’agri-wedding rappresenta una delle tendenze più interessanti, con eventi organizzati tra vigneti e campagne, trasformando i paesaggi rurali in scenari autentici e immersivi. Un modello che integra sempre più prodotti agricoli come fogliame, erbe, piante verdi e fiori in vaso».
Tra le novità i fiori in cucina e nei cocktail. Un fenomeno destinato a crescere?
«Sì, soprattutto tra i più giovani e nel mondo della ristorazione e della pasticceria. Il comparto dei fiori eduli è ancora di nicchia ma in crescita: esistono circa 1.600 specie potenzialmente commestibili, ma in Italia ne sono state studiate circa 40 e solo 25 sono commercializzate. Dal punto di vista nutrizionale sono prodotti a elevato valore salutistico: poveri di grassi e ricchi di minerali, vitamine e composti bioattivi. L’Italia copre circa il 20% della produzione europea, con un mercato in espansione trainato da ristorazione ed e-commerce».
Il settore guarda anche all’Europa. Qual è il ruolo di Bruxelles?
«Il confronto europeo è oggi decisivo. Per la prima volta la Consulta Nazionale Florovivaismo di Coldiretti ha avviato a marzo una missione a Bruxelles, insieme a realtà come Eat Europe e Assofloro, per rafforzare il dialogo con le istituzioni Ue e portare all’attenzione del Parlamento europeo e della Commissione le criticità del comparto. Il settore florovivaistico europeo vale circa 24,5 miliardi di euro, con il 34% della superficie dedicata a fiori e piante ornamentali. Negli ultimi dieci anni gli scambi internazionali sono cresciuti, ma il comparto è sempre più esposto a crisi geopolitiche e tensioni logistiche. In questo contesto, Italia e Paesi Bassi hanno avviato un confronto su un manifesto comune per la reciprocità negli scambi e la tutela delle produzioni, a difesa di standard qualitativi e ambientali coerenti».
Qual è il messaggio che il florovivaismo italiano vuole lanciare ai cittadini?
«Investire nel verde significa investire nel futuro. Il verde non è solo estetica, ma salute, ambiente e benessere. Dietro ogni pianta c’è un sistema produttivo che genera valore economico, sociale e ambientale, contribuendo alla qualità della vita e alla sostenibilità delle città».
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