Caldo killer: l’ondata di calore anomala che sta colpendo il nostro Paese – e che andrà avanti almeno fino a inizio luglio – da oggi fino a sabato potrebbe mettere a rischio la salute di 1,5 milioni di lavoratori in Italia. È quanto emerge da un’analisi condotta da Greenpeace Italia e Cgil combinando le previsioni di rischio caldo del progetto Worklimate di Cnr e Inail con i dati Istat sull’occupazione.
Le città più a rischio
Secondo l’analisi previsionale nelle giornate 25-27 giugno le province e le città con il maggior numero di lavoratori a rischio sono Roma (427 mila lavoratori, 25% del totale dei lavoratori della città metropolitana), Milano (347 mila, 14%) e Napoli (133 mila, 19%). I settori con il maggior numero di persone esposte sono l’edilizia (603 mila lavoratori), trasporti merci su strada, magazzinaggio, servizi di consegna e rider (537 mila) e manutenzione del verde e servizi per edifici (292 mila).
Salute fisica e mentale in pericolo
Il caldo estremo espone il 18% dei lavoratori e delle lavoratrici al pericolo di impatti diretti per la salute fisica e mentale, oltre ad aumentare la probabilità di infortuni sul lavoro. Sabato 27 giugno sarà il giorno con la più alta stima di lavoratori esposti al caldo estremo: solo quattro province non risultano a rischio (Aosta, Campobasso, L’Aquila e Potenza).
Crisi climatica
“Il caldo estremo non è più un evento eccezionale, ma una conseguenza strutturale della crisi climatica che sta già cambiando il modo in cui viviamo e lavoriamo. Proteggere lavoratori e lavoratrici richiede misure immediate di prevenzione e adattamento, ma anche una rapida uscita dai combustibili fossili», dichiara Simona Abbate, campaigner Clima ed Energia di Greenpeace Italia.
Cassa integrazione
Secondo Francesca Re David, segretaria confederale della Cgil: «L’aumento di infortuni e morti nelle giornate caratterizzate da temperature elevate conferma che il caldo rappresenta un rilevante fattore di rischio. Le ordinanze regionali, provvedimenti importanti seppur in alcuni casi non completi, hanno colmato l’inerzia del governo dopo l’Accordo quadro del 2025, mentre il recente decreto approvato in Consiglio dei ministri, che prevede il rifinanziamento della cassa integrazione per alcune categorie di lavoratori più esposti, rappresenta, seppur tardivo e con un finanziamento insufficiente, un primo parziale risultato, ottenuto anche grazie alle iniziative della Cgil. Occorre ora rafforzare prevenzione, sicurezza e controlli, riorganizzando il lavoro e la produzione in funzione delle alte temperature, per tutelare la salute e il reddito delle lavoratrici e dei lavoratori».
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