L’intelligenza artificiale non anima solo i volti e gli arti metallici dei robot umanoidi. In Italia sono tante le piccole e medie imprese per cui questa tecnologia fa da fertilizzante per la crescita della produttività. La rivoluzione è fotografata dalla prima edizione dell’Osservatorio Ecm AI, uno studio nato dalla sinergia tra IR Top Consulting e Banca Generali. All’interno del listino Euronext Growth Milan (il mercato dedicato alle piccole e medie imprese) sono state individuate 26 realtà che pongono l’IA al centro del proprio modello di business. In un solo anno questo gruppo ha generato ricavi complessivi per 988 milioni di euro, segnando un incremento del 9% rispetto all’esercizio precedente, e ha registrato un aumento dei dipendenti del 7,7%. Allo stesso tempo, le performance di borsa dell’indice di settore hanno ampiamente sovraperformato l’indice di mercato FTSE Italia Growth. Nel comparto privato spiccano 34 startup ad alto potenziale. Si tratta di realtà per lo più nelle prime fasi del proprio ciclo di vita (pre-seed e seed) alla ricerca di capitali per accelerare lo sviluppo, specializzate nella gestione dati, nel cloud e nella sicurezza informatica.
Lombardia cuore pulsante
Guardando alla geografia, la Lombardia si conferma il cuore pulsante dell’IA sul listino EGM, dal momento che ospita il 42% delle società quotate analizzate, seguita in questo ideale podio dall’Emilia-Romagna col 15% e dal Veneto col 12%. Tra le soluzioni delle società quotate la classe più rappresentata è quella della Generative AI (presente nel 29% delle aziende), mentre nel mondo delle startup private prevalgono nettamente i sistemi di analisi predittiva e supporto decisionale col 44%. Un’architettura tanto ramificata poggia – per forza di cose – su un capitale umano altamente qualificato: il 56,3% delle imprese quotate vanta infatti nel proprio team più di 4 ricercatori con un dottorato di ricerca in materie Stem. Pesa ancora una barriera culturale legata alla comunicazione finanziaria: per il 61% delle imprese quotate la sfida principale durante l’Ipo è stata far comprendere agli investitori la complessità tecnica delle proprie soluzioni, un ostacolo condiviso da oltre il 30% delle startup private.
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