Come nel 2022, quando i costi energetici, soprattutto del gas, e dei materiali, sono andati alle stelle aumentando del 40-70%, la Bce non ha fatto altro che partire come un razzo ad aumentare i tassi di un quarto di punto ad ogni riunione programmata, dal 2% a ottobre 2021 al 4,5-5% a giugno/luglio 2022. Possibile che la Bce non si sia accorta del forte malcontento fra i consumatori che non potevano più accedere al credito o che erano costretti a proseguire un mutuo già acceso con enormi sacrifici? Con un po’ più di oculatezza il medesimo organo potrebbe non incappare nello stesso errore adesso, col presentarsi di una situazione simile.
Giorgio Stefanoni
Gentile Stefanoni, la Bce non ha ignorato il disagio di famiglie e imprese: ha però ritenuto che il rischio maggiore fosse lasciare che l’inflazione, alimentata dallo shock energetico, si radicasse nell’economia. Il suo mandato primario è la stabilità dei prezzi, non il sostegno al credito. Col senno di poi si può discutere sulla velocità dei rialzi, ma nel 2022 l’urgenza era evitare una spirale ancora più dannosa per redditi e risparmi. Oggi il contesto è diverso e la stessa Bce dispone di più dati ed esperienza. Proprio per questo ci aspettiamo che le decisioni future siano più graduali e calibrate, senza rinunciare all’obiettivo di mantenere sotto controllo l’inflazione.
Leggi anche:
Bce alza i tassi. Segui la DIRETTA della conferenza di Lagarde
© Riproduzione riservata