Dimenticate il solito appartamento da mettere a reddito su Airbnb. Oggi si può investire in un faro a picco sul mare, in un monastero medievale o in un palazzo delle Poste di inizio Novecento, pagando, almeno nei primi anni, un canone quasi simbolico. L’Agenzia del Demanio ha infatti messo sul mercato un catalogo di immobili pubblici esclusivi in concessione. Un vero business dei luoghi impossibili: 20 immobili del patrimonio statale sparsi in tutto il Paese, da Nord a Sud – dal Friuli-Venezia Giulia con l’ex caserma Rosati, situata a Cividale del Friuli, fino alla Sicilia, passando per Toscana, Lazio e Puglia. Tra quelli che nessuno immaginerebbe di gestire spiccano l’ex monastero di San Francesco d’Assisi a Stilo, il Palazzo della Posta di Piacenza, l’ex reclusorio Saliceta San Giuliano di Modena o l’ex carcere di Favignana, oltre che i fari siciliani di Ustica, Vulcano e Riposto affacciati sul Mediterraneo. D’altronde l’Italia, da questo punto di vista, possiede un catalogo unico al mondo. Un capitale immenso da trasformare in un motore di sviluppo economico.
Ma come funziona l’affare? È bene dirlo subito: lo Stato non vende; mantiene la proprietà e affida questi luoghi in concessione di lunga durata (da 6 fino a 50 anni) a chi presenta il progetto di recupero e valorizzazione più credibile e interessante. L’obiettivo è attrarre capitali privati per recuperare questi pezzi di storia e restituirli al territorio, trasformando edifici e luoghi che fino a ieri sembravano destinati all’abbandono in boutique hotel, resort, centri culturali, residenze esclusive o nuovi modelli di ospitalità.
Il bando non è pensato esclusivamente per grandi gruppi alberghieri. Possono partecipare anche imprese, operatori turistici, fondazioni, cooperative e investitori che presentino un progetto credibile di recupero e gestione. La selezione non premia soltanto chi offre di più, ma soprattutto la qualità della proposta. Quindi, nella domanda è bene illustrare la visione, il valore per il territorio e l’impatto ambientale del progetto. Il rendimento deriva dalla trasformazione del bene, dalla qualità della pianificazione imprenditoriale e dalla forza della sua identità. Qui si parla di “economia dell’unicità”, in cui il valore di un immobile si misura nella sua capacità di diventare un’esperienza, un racconto, una destinazione a sé stante.
Non è la prima volta che l’Agenzia del Demanio apre questa tipologia di bandi e i risultati finora hanno confermato che il modello può funzionare. Tra i casi più significativi c’è quello del Faro di Brucoli ad Augusta, in provincia di Siracusa. Sottoposto a un importante restauro, oggi è punto di accoglienza turistica esclusivo in cui vengono organizzati anche tour enogastronomici locali o lezioni di cucina tipica. Oppure quello di Punta Imperatore, a Forio d’Ischia, dove un imprenditore privato ha realizzato una struttura ricettiva di fascia alta, valorizzando l’intero promontorio, con la riqualificazione dei percorsi di accesso e dell’area circostante.
Dal punto di vista economico, il bando prevede alcuni meccanismi per rendere l’investimento più sostenibile. Lo Stato non finanzia direttamente gli interventi, ma i costi sostenuti per restaurare e mettere in sicurezza gli immobili vengono progressivamente compensati attraverso una riduzione del canone concessorio. In pratica, uno sconto sull’affitto. Quindi, chi investe nella riqualificazione di questi edifici paga per diversi anni un canone molto ridotto, quasi simbolico, così da recuperare almeno parte delle spese affrontate.
Anche la durata delle concessioni, che può arrivare fino a mezzo secolo (50 anni), è un aspetto che va in quella direzione e può rappresentare un elemento decisivo per chi deve ammortizzare investimenti importanti e costruire un business plan di lungo periodo. Oltre ai grandi e lunghi progetti, nel bando ci sono anche concessioni temporanee (fino a 6 anni) rivolte per lo più agli enti del terzo settore, ma anche in questo caso le condizioni sono favorevoli con canoni che possono essere abbattuti fino al 90% del valore ordinario, proprio per favorire progetti di utilità sociale e di accoglienza accessibile.
Per partecipare c’è tempo fino al prossimo 20 ottobre per i bandi temporanei, e fino all’11 dicembre per le concessioni di valorizzazione e quelle di più lungo periodo, seguendo un calendario a tappe ben preciso che prevede anche sopralluoghi e tempo utile per domande e dubbi. Il messaggio per gli investitori è chiaro: lo Stato non cerca semplici inquilini, ma visionari capaci di creare valore dove prima c’era solo abbandono, custodi di un pezzo d’Italia che sembrava perduto.
Leggi anche:
1. Piccoli Comuni in cerca di riscatto, la nuova frontiera del turismo diffuso
2. Alternative a basso rischio, gli Etf sgretolano il mattone
© Riproduzione riservata