La vacanza è svegliarsi la mattina e vedere il mare della Costa Azzurra. Ma questa volta non da qualche albergo sul lungomare di Saint-Tropez, ma dall’oblò di uno yatch privato. Per altri la vacanza parte con un viaggio – spesso più un’avventura – su un regionale che da Milano riporta al paese d’origine. Ma questa volta il treno non è un semplice mezzo di trasporto, ma il viaggio stesso, come essere catapultati negli anni Trenta e salire a bordo dell’Orient Express. L’obiettivo non è più raggiungere un luogo, ma trovare esperienze da abitare.
Lvmh e Accor
Questa continuità assoluta tra terra e acqua, viaggio e meta, è il cuore dell’accordo siglato il 29 giugno tra il colosso del lusso Lvmh e il gruppo hotelier Accor. Una partnership che unisce treni leggendari e spettacolari imbarcazioni sotto le storiche insegne dell’Orient Express, puntando a conquistare una classe inedita di viaggiatori: i nuovi multimiliardari per i quali l’esclusività non è un oggetto da possedere, ma un ritmo di vita da comprare. Le suite sul ponte partono da 25.000 euro per quattro giorni di navigazione, mentre tra i vagoni, per rotte come l’Adriatico o le tratte classiche del Venice Simplon, i costi possono superare facilmente i 30.000 euro per i soggiorni in Grand Suite.
Four Seasons con Fincantieri
Oppure, cambiando compagnia, un esempio è Four Seasons: una settimana nel Mediterraneo a bordo del primo yacht della catena può arrivare a sfiorare i 350.000 dollari nella Tunnel Suite, pasti esclusi. Fincantieri ha appena firmato un contratto con Marc-Henry Cruise Holdings Ltd per costruire una terza nave per il gruppo, con consegna prevista nel 2031.
Abiti e gioielli in crisi
Perché mentre l’economia globale rallenta e i mercati tradizionali del lusso personale, dall’abbigliamento alla gioielleria, mostrano i primi storici segni di cedimento (con le stime di Bain che indicano una flessione delle vendite globali di circa il 2% a 358 miliardi di euro), il settore dell’ospitalità ultra-luxury sembra abitare su un pianeta parallelo. Lo stordimento da prezzo che colpisce i consumatori comuni davanti ai rincari post-pandemici qui non esiste. Secondo i dati della società di analisi CoStar, il ricavo per camera disponibile negli hotel di ultra lusso è balzato del 10,6% nell’ultimo anno, superando di oltre tre volte il tasso di crescita dell’intero settore alberghiero. Le tariffe medie giornaliere hanno infranto ogni record precedente, arrampicandosi alla cifra astronomica di 1.245 dollari a notte, con un aumento netto superiore all’8% rispetto al 2024. Anche i tassi di occupazione continuano a salire (+2,3%), a dimostrazione che per l’élite globale il prezzo non è un ostacolo, ma una garanzia di separazione da tutto il resto.
Separazione quasi spirituale
Questa separazione non è solo economica, ma geografica, quasi spirituale. Il vecchio concetto di vacanza sfarzosa nei luoghi simbolo del jet-set internazionale sta lasciando il passo a una nuova urgenza: l’isolamento. I super-ricchi non cercano più la visibilità dei grandi boulevard di Cannes o delle spiagge affollate di Saint-Tropez. Oggi cercano la sottrazione, il silenzio, il distacco totale da un mondo che è sempre i più connesso. È il fenomeno che gli analisti chiamano disconnessione d’élite. Si viaggia per scomparire, non più per dimostrare qualcosa. Ne è un esempio perfetto la metamorfosi del turismo d’alta gamma in Estremo Oriente. In Cina, mentre il mercato dei beni materiali rallenta, l’altissimo potenziale economico si rifugia nei paesaggi rarefatti del Tibet. Sull’altopiano più alto del mondo, l’aristocrazia finanziaria di Pechino e Shanghai cerca alberghi-santuario immersi nel nulla, dove il lusso non si misura dal numero di specchi dorati, ma dalla rarefazione dell’aria, dalla vista incontaminata sulle vette himalayane e dal privilegio di un silenzio assoluto, interrotto solo dai rintocchi dei monasteri buddisti. Insomma, un eremitaggio a cinque stelle, dove l’isolamento è il bene più prezioso che si possa acquistare. Lo stesso accade in Italia, con i nuovi alberghi-monastero, dove non prendono i telefoni e si segue un programma giornaliero ben preciso, per riportare la vita in equilibrio.
Cure per la longevità
Se le pareti di questi non-luoghi galleggianti e terrestri garantiscono la protezione dal mondo esterno, i servizi interni ridefiniscono i confini della cura di sé. Grandi brand come Bvlgari Hotels e i loro concorrenti più agguerriti hanno compreso che il vero status symbol del ventunesimo secolo non è più l’oggetto esibito, ma il tempo. Anzi, la durata stessa della vita. Per giustificare un potere di determinazione dei prezzi che rasenta l’assurdo, l’offerta si è spostata verso la medicina preventiva, il benessere olistico e la longevità. L’obiettivo della vacanza così non è più solo rilassarsi, ma ottimizzare le funzioni cellulari, combattere l’invecchiamento, comprare (letteralmente) giorni di salute in più. Il viaggio diventa una terapia di rigenerazione totale, un investimento biologico.
Logiche esperenziali
In questo scenario, il mercato dell’ultra-lusso si configura come un ecosistema a sé stante, impermeabile alle fluttuazioni della classe media e guidato da logiche puramente esperienziali. Il nuovo lusso non vende più camere, cabine o trattamenti. Vende distanza. Distanza dal rumore, dalla folla, dalla velocità e, forse, perfino dal tempo. Ed è proprio questa distanza che oggi vale più di qualsiasi bene materiale.
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