L’oro è sempre stato un metallo poliedrico, era simbolo di lusso, qualcosa da mostrare e di cui essere orgogliosi, ma anche di ricchezza, quella profonda e da conservare, che dimostrerà il vero valore negli anni. E oggi il suo ruolo non è cambiato, continua a essere conosciuto come il bene rifugio per eccellenza, quello che ribilancia il portafoglio quando i mercati vacillano, ma non solo. È vero, il disordine è il miglior amico del metallo giallo, ma se oltre a essere un ombrello davanti alle intemperie diventasse anche un investimento che, in poco tempo, arricchisce il portafoglio? Lo sanno bene gli investitori che in un solo anno hanno visto crescere i rendimenti di quasi il 20% e, se anche oggi il suo valore è lontano dai picchi di marzo, quando un’oncia aveva superato i 5.100 dollari, allora è facile capire che il ruolo dell’oro è più che mai centrale. Ma come investire e, soprattutto, dove può arrivare?
Per comprendere la portata di questo cambiamento occorre analizzare la metamorfosi dell’oro da semplice scudo a vera e propria componente tattica dei portafogli. A spiegarlo è Simone Manetti, amministratore delegato di Confinvest Oro: «Fino a poco tempo fa l’oro era considerato esclusivamente la classica protezione contro inflazione e instabilità politica o economica. Oggi la prospettiva è cambiata: molti promotori finanziari e istituti lo inseriscono nei portafogli come elemento chiave di diversificazione».
L’oro non è cambiato, continua a non staccare cedole e non offre un rendimento garantito, ma dopo un 2025 straordinario, chiuso con una crescita del 70% e oltre 50 nuovi massimi storici, è diventato un asset più volatile e estremamente attraente.
Una trasformazione che viaggia di pari passo con la democratizzazione dell’accesso al metallo giallo. Se l’oro fisico da investimento si divide tradizionalmente tra monete e lingotti, le nuove tecnologie hanno abbattuto le barriere d’ingresso. Oggi si può investire in oro fisico anche partendo da un solo grammo alla volta grazie al digitale, attivando piani di accumulo da 150 euro al mese.
Ma cosa scegliere tra oro fisico e prodotti digitali, come gli Etf o gli Etc? Secondo il manager, il muro che separava le due tipologie di investimento si sta piano piano sgretolando: «L’investimento in oro fisico garantisce il possesso diretto e l’assenza di rischio di controparte, ma attraverso le modalità digitali offre oggi la stessa immediatezza e liquidità di qualsiasi altro strumento di mercato».
Storicamente l’oro è sempre stato amico dell’incertezza, crescendo proprio nei momenti di più forte volatilità del mercato, eppure il 2026 ha dimostrato che il rapporto tra oro e paura non è più lineare come un tempo: dopo aver toccato il picco di 5.100 dollari a marzo 2026, le quotazioni hanno subito una rapida correzione intorno ai 4.200 dollari, proprio in coincidenza con l’inasprirsi del conflitto in Iran. Come mai l’oro è arretrato in un momento di forte tensione geopolitica?
Analisti ed esperti individuano tre fattori: il rafforzamento del dollaro, le aspettative di tassi elevati legate alle fiammate del petrolio e, soprattutto, la necessità dei grandi operatori istituzionali di smobilizzare l’asset più liquido per far fronte a esigenze di cassa immediate. Ad esempio, quando la Turchia, a seguito della svalutazione della lira, ha venduto oro per circa 20 miliardi di dollari dimezzando quasi le sue riserve, ha impresso una scossa alle quotazioni. Insieme ai deflussi dagli Etf, questo ha innescato uscite a catena in coincidenza con il picco dei rendimenti.

Nonostante le recenti oscillazioni, le prospettive a lungo termine rimangono solide, sostenute da acquisti massicci a livello globale. Goldman Sachs continua a stimare un target di 5 mila dollari l’oncia entro la fine del 2026 e i driver principali restano le banche centrali: il World Gold Council stima che l’89% degli istituti centrali preveda di incrementare le proprie riserve auree nei prossimi 12 mesi. Inoltre, come sottolineato da Manetti, «la situazione geopolitica complessiva non migliorerà dall’oggi al domani, rafforzando ulteriormente il ruolo del metallo giallo».
Guardando oltre il breve periodo, è la storia a tracciare la vera dimensione della crescita dell’oro. Negli ultimi vent’anni ha messo a segno un progresso del +350%. Se nel 2004 un chilo d’oro valeva circa 10 mila euro, oggi sfiora i 130 mila euro, moltiplicando per dieci il proprio valore. Andando ancora più a ritroso, negli anni Ottanta quel medesimo chilo valeva circa 2 mila dollari. Ed è proprio su questa traiettoria secolare che Manetti traccia la parabola dei prossimi decenni: «Se guardiamo alla progressione storica dagli anni Cinquantina a oggi, ci rendiamo conto di una crescita eccezionale. Con questo passo, tra vent’anni potremmo trovarci di fronte a quotazioni vicine a cento volte quelle attuali. Le grandi istituzioni e i Paesi emergenti dell’Est non stanno accumulando oro per semplice diversificazione, ma per una precisa necessità strategica».
Alla fine, l’oro non promette rivoluzioni tecnologiche, dividendi o cedole, ma offre qualcosa di più antico: attraversare il tempo. Ed è questa la caratteristica che, oggi più che mai, gli investitori sono disposti a pagare.
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