Allarme della Bce su inflazione e prezzo dei carburanti: il nuovo Bollettino della Banca Centrale Europea fotografa un quadro estremamente fragile caratterizzato da elevata incertezza, nonostante i nuovi spiragli di un accordo fra Usa e Iran e le speranza di una normalizzazione dei flussi energetici nello Stretto di Hormuz – passaggio strategico per circa un quinto del petrolio mondiale -dopo l’intesa siglata fra Teheran e l’Oman.
Petrolio in altalena dopo la tregua fallita
Come spiega la Bce, il Brent si colloca oggi su livelli inferiori di circa l’1% rispetto all’11 giugno, data presa come riferimento nel rapporto, ma resta ben al di sopra dei valori precedenti allo scoppio del conflitto.
Se il petrolio ha mostrato un andamento altalenante, il mercato del gas europeo continua invece a lanciare segnali decisamente più preoccupanti. Dopo un iniziale calo seguito all’accordo di giugno tra Stati Uniti e Iran, i prezzi del gas ora sono superiori del 24% rispetto all’inizio del periodo analizzato.
Impressionante è il confronto con i livelli precedenti alla crisi geopolitica:
- il petrolio quota circa il 30% sopra i livelli pre-conflitto;
- il gas europeo registra invece un incremento vicino al 97%.
Per la Bce questa divergenza è spiegata da due fattori principali:
- gli stoccaggi europei sono bassi per questo periodo dell’anno, mantenendo elevata la pressione sui prezzi;
- la domanda asiatica più debole ha alleggerito il mercato del petrolio molto più di quanto sia avvenuto per il gas naturale.
Non solo energia: cacao a +42%, alimentari in rialzo
Le tensioni non riguardano esclusivamente il comparto energetico. Il Bollettino segnala infatti un aumento del 19% dei prezzi delle materie prime alimentari, trainato soprattutto dal balzo del 42% del cacao.
Segnali più rassicuranti arrivano invece:
- dai fertilizzanti, tornati sui livelli precedenti al conflitto grazie alla discesa dei costi del gas;
- dai metalli industriali, in calo del 3%, favoriti dalla ripresa delle forniture di alluminio dal Medio Oriente dopo il riavvio di un impianto ad Abu Dhabi.
L’inflazione resterà sopra il target fino al 2027
Secondo la Bce, l’effetto del rincaro dell’energia non si è ancora trasferito completamente ai prezzi al consumo. Le previsioni parlano di un aumento dei costi energetici che continuerà a propagarsi ad alimentari, beni e servizi, mantenendo l’inflazione ben al di sopra dell’obiettivo del 2% almeno fino alla prima metà del 2027.
Per questo motivo il Consiglio direttivo ribadisce che continuerà a seguire un approccio “guidato dai dati”, senza impegnarsi in anticipo su un preciso percorso dei tassi di interesse.
I rincari avranno effetti su tutta l’economia, tanto che “le prospettive di crescita sono soggette a rischi al ribasso”.
Le famiglie più povere pagano il conto più salato
Le famiglie a basso reddito sono le più colpite dai rincari dei prezzi energetici. Secondo uno studio contenuto nel Bollettino della Bce, nei nuclei a basso reddito il 9% del bilancio viene assorbito dal pagamento delle bollette contro una media del 5,5%. Queste famiglie “dispongono di minori risorse per assorbire gli shock sui prezzi” e di conseguenza i rincari “erodono le risorse accantonate“, con un “tasso di risparmio mediano negativo e pari a circa il -5,8 per cento del reddito disponibile” per le famiglie povere.
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