Maersk, colosso danese dei container, insieme con Lloyd’s Register e i porti di Charleston e Felixstowe, ha avviato uno studio sulla possibilità di una rotta transatlantica per navi a propulsione nucleare. Per ora è solo un progetto teorico, ma il settore marittimo guarda sempre più all’atomo come possibile soluzione per decarbonizzare il trasporto merci. E anche Fincantieri è al lavoro sul nucleare di quarta generazione.
A riaccendere i riflettori sull’atomo è il progetto Pink Corridor, una rotta di riferimento per collegare il porto di Charleston, sulla costa orientale degli Stati Uniti, con Felixstowe, il principale porto britannico per il traffico container. Si tratta, per ora, di uno studio preliminare destinato a capire quali condizioni tecniche, normative e operative sarebbero necessarie.
Navi nucleari, il vero ostacolo è il quadro regolatorio
Il punto centrale del Pink Corridor non è progettare immediatamente una nave, ma capire che cosa servirebbe per farla entrare e operare nei porti internazionali.
Lo studio analizzerà diversi aspetti: dalla sicurezza delle navi alle misure di salvaguardia nucleare, dalla cybersicurezza alla gestione delle emergenze, dai sistemi assicurativi fino al coordinamento tra normativa marittima e normativa sul nucleare.
È un passaggio importante perché la propulsione nucleare commerciale presenta una caratteristica molto diversa rispetto alle tradizionali tecnologie navali: non basta costruire un sistema di propulsione funzionante. Bisogna creare intorno alla nave un’intera infrastruttura normativa, portuale, assicurativa e di sicurezza.
Il progetto vuole quindi individuare requisiti pratici, eventuali lacune normative e attività necessarie prima che un vero corridoio marittimo nucleare possa diventare una possibilità concreta.
La prima fase dello studio servirà inoltre a definire l’eventuale seconda fase, che potrebbe entrare ancora più nel dettaglio degli aspetti ingegneristici, legislativi, regolatori e di sicurezza.
Perché il nucleare interessa il trasporto marittimo
Dietro l’interesse crescente per il nucleare c’è soprattutto la necessità di trovare nuove soluzioni per la decarbonizzazione dello shipping.
Il trasporto marittimo internazionale movimenta una quota enorme del commercio mondiale e deve affrontare una transizione energetica complessa. Le alternative ai combustibili fossili – dai biocarburanti al metanolo, dall’ammoniaca all’idrogeno – presentano caratteristiche, costi e infrastrutture differenti.
La propulsione nucleare potrebbe offrire un vantaggio particolare: elevata densità energetica e grande autonomia, con la possibilità di ridurre drasticamente la necessità di rifornimenti durante la navigazione.
Ma è proprio il carattere nucleare della tecnologia a rendere molto più complesso il problema dell’accesso ai porti, della gestione delle emergenze, delle assicurazioni e delle responsabilità tra Stati.
Secondo Lloyd’s Register, la questione non è più soltanto capire se sia tecnicamente possibile costruire una nave commerciale a propulsione nucleare, ma se sia possibile creare un sistema nel quale porti, autorità, governi, assicuratori e operatori marittimi possano consentirne l’impiego in condizioni di sicurezza.
Maersk e Lloyd’s Register, il progetto parte da lontano
Il Pink Corridor rappresenta anche l’evoluzione di un percorso iniziato negli anni precedenti.
La collaborazione si basa infatti su uno studio di valutazione normativa realizzato nel 2024 da Lloyd’s Register e CORE POWER, successivamente formalizzato con Maersk attraverso un progetto di sviluppo congiunto dedicato alla sicurezza, agli aspetti operativi e regolatori dell’impiego del nucleare avanzato nel trasporto container.
Il nuovo progetto porta però il ragionamento a un livello ulteriore: dalla tecnologia della nave si passa alla realtà operativa di una rotta internazionale, coinvolgendo direttamente due porti sui quali sarebbe necessario costruire un sistema di regole e procedure.
Il progetto si inserisce inoltre nel più ampio Technology Prosperity Deal tra Regno Unito e Stati Uniti, che comprende anche l’impegno dei due Paesi a esplorare applicazioni civili dell’energia nucleare nel settore marittimo.
Fincantieri e il nucleare di quarta generazione
Anche Fincantieri sta guardando con attenzione a questa tecnologia e alle sue possibili applicazioni nel settore navale e non solo. Il gruppo guidato da Pierroberto Folgiero ha iniziato a studiare il nucleare tra il 2020 e il 2021, individuando nelle tecnologie di quarta generazione il principale ambito di interesse. Successivamente è stata costituita una task force dedicata e sono stati avviati programmi di collaborazione con università e centri di ricerca. La prima tappa del programma prevede la realizzazione entro il 2035 di un reattore di quarta generazione progettato per applicazioni navali, ma installato a terra.
Tra le tecnologie allo studio, quella che appare più promettente agli occhi di Fincantieri è il reattore veloce raffreddato a piombo sviluppato da Newcleo.
La partita industriale dietro le navi nucleari
Il nucleare marittimo potrebbe trasformarsi in una nuova filiera industriale. Non ci sarebbero soltanto i costruttori dei reattori e dei sistemi di propulsione. Entrerebbero in gioco cantieri navali, società di classificazione, porti, compagnie di navigazione, assicurazioni, operatori della sicurezza, aziende specializzate nella cybersicurezza e autorità pubbliche.
Ed è proprio questa la ragione per cui il Pink Corridor è significativo anche se, al momento, non esiste ancora una nave nucleare destinata a percorrere la rotta Charleston-Felixstowe.
Il progetto punta infatti a costruire una sorta di laboratorio regolatorio e operativo per capire cosa accadrebbe se una nave commerciale alimentata da un reattore nucleare dovesse entrare in un porto internazionale.
Per Maersk e per gli altri operatori dello shipping, la posta in gioco è potenzialmente enorme: una nave capace di navigare per lunghi periodi senza il tradizionale rifornimento di combustibile potrebbe modificare radicalmente la gestione delle rotte intercontinentali.
Leggi anche:
Guerre, dazi e Cina: l’economia del mare traccia nuove rotte nel Mediterraneo
5G in mare aperto, sperimentazione Ericsson, Leonardo a Marina militare
© Riproduzione riservata