C’era una volta il mercatino dei libri e dei dischi usati. Forse in qualche città esiste ancora ma è merce rara e risponde a nostalgie per un passato che è ormai remoto, anzi trapassato remoto. Il tema viene riproposto alla riapertura dell’anno scolastico: supermercati, empori e cartolerie sono affollate di quaderni, diari, matite, penne biro, fogli da disegno, il materiale che resiste alla rivoluzione tecnologica, il digitale avanza, il virtuale si insinua ma il profumo della carta resiste al logorio della scuola moderna.
I costi per accedere soltanto alla scuola elementare gravano, per le famiglie, nell’ordine di 300-400 euro, tra libri di testo che per la prima classe sono ancora contenuti, siamo attorno ai 35 euro al massimo ma dalla seconda alla quinta arrivano a 155 euro. A questa cifra va aggiunta la spesa di quaderni e libri di lavoro, siamo sui 75 euro, quindi la storica cancelleria, 100 euro. Ma non è questo il totale perché non possono essere dimenticati o evitati i costi per i trasporti, non tutti hanno la fortuna di essere accompagnati e comunque queste sono spese, chi utilizza tram o bus ha tariffe agevolate per studenti.
C’è da chiedersi, tuttavia, nelle scuole medie e superiori, perché viga ancora la tradizione antica, del corpo insegnante, di cambiare ogni anno i libri di testo, anche se trattano dello stesso argomento, dello stesso periodo storico, della stessa materia didattica. Le case editrici sono abili a offrire i nuovi tomi nei quali risultano lievi cambiamenti di paragrafi, di note a margine e di impaginazione e di materiale fotografico ma la sostanza è identica, la storia, la geografia, la lingua italiana non hanno subìto alcuna riforma, alcun cambiamento o stravolgimento negli ultimi mesi. È una legge di mercato, così viene spiegato, ma è una violenza contabile sulle spese delle famiglie già oberate da aumenti sensibili in qualunque altro settore.
Il calendario cambia da regione a regione, Bolzano è la prima a riaprire il giorno 7 settembre, la Puglia è l’ultima il 17 settembre, sono undici le festività nazionali previste, più del doppio di quelle fissate nella vicina Svizzera che però osserva giorni di vacanza anche all’Ascensione, Pentecoste e Corpus Domini e per le festività di Carnevale lascia liberi gli scolari dal 6 al 14 febbraio, così come per Pasqua dal 26 marzo al 4 di aprile. La Svizzera è partita in anticipo rispetto a noi, dal 31 di agosto tutti in classe, in Francia dall’1 di settembre, in Inghilterra dal 2, in Spagna dal 4 settembre, mentre la Germania è stata la prima della fila, il 10 di agosto lezioni in Assia, Renania e Palatinato, a seguire gli altri Stati federali.
Tornando alla voce critica dei costi, l’Osservatorio Nazionale Federconsumatori segnala un rincaro del 2,3% rispetto alla scorsa annata scolastica, ad esempio il prezzo degli zaini tecnologici, dotati di power bank per ricaricare cellulari o tablet, è cresciuto sensibilmente, i libri di testo porteranno, per le scuole superiori, a una spesa media di 545 euro e poi, ecco la nostalgia dei libri usati, i dispositivi tecnologici hanno un peso di 421 euro per le tasche di studenti e famigliari ma se si ricorre a prodotti rigenerati il risparmio è del 38%. Anche diari, astucci e quaderni registrano aumenti nei vari esercizi commerciali, la scuola è un obbligo ma è diventata una sofferenza per le famiglie e un business per le aziende fornitrici. Comunque, se qualcuno pensa che l’istruzione sia costosa, dovrebbe fare due conti con l’ignoranza.
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