Inversione di rotta per l’Opec + che, dopo sei mesi consecutivi di aumenti della produzione, ha deciso di lasciare invariati i livelli di output richiesti per settembre e ottobre 2026. Una decisione che potrebbe avere impatto sui prezzi in un momento già difficile per il mercato dove l’emorragia di risorse dal Medio Oriente non si arresta: secondo la società di monitoraggio TanketTrackers le esportazioni di petrolio greggio sono calate del 39% in agosto rispetto a gennaio e febbraio, prima della guerra Usa-Iran, quando venivano esportati circa 18,5 milioni di barili al giorno. Il punto più basso è stato raggiunto a maggio, quando le esportazioni sono diminuite del 67% rispetto ai livelli prebellici, ha affermato la società di monitoraggio petrolifero in un post su X. Ad agosto, tale deficit si è ridotto a 7,2 milioni di barili al giorno rispetto ai 12,4 milioni di barili al giorno di maggio, ha aggiunto.
In questo contesto la decisione di Arabia Saudita, Russia, Iraq, Kuwait, Kazakistan, Algeria e Oman, riuniti “per esaminare le condizioni e le prospettive del mercato globale” potrebbe non aiutare. I sette paesi partecipanti “hanno deciso di mantenere per ottobre 2026 i livelli di produzione previsti per settembre 2026” e “hanno ribadito il loro impegno collettivo a garantire la piena conformità alla Dichiarazione di cooperazione”.
“Per ora, l’Opec+ sta movimentando barili sulla carta piuttosto che sul mercato fisico – spiega Jorge Leon, responsabile dell’analisi geopolitica presso Rystad Energy – Il vero impatto si avrà se e quando Hormuz riaprirà completamente, quando cioè il gruppo potrebbe improvvisamente passare dalla gestione di esportazioni limitate al confronto con un surplus crescente”.
In Italia, intanto, tiene banco il grande tema del costo dei carburanti. “L’Italia che è un paese particolarmente esposto, per decisioni politiche di tanti anni fa, purtroppo è un paese che dipende strategicamente dall’energia e senza energia non si fa economia”, ha detto ieri il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti mentre alla pompa insistono i rincari, seppur lievi. Il prezzo medio dei carburanti in modalità self service lungo la rete stradale nazionale è pari a 2,053 euro/litro per la benzina e 2,165 euro/litro per il gasolio. Lo rileva l’Osservatorio sui prezzi dei carburanti del Mimit. Sulla rete autostradale, invece, il prezzo medio self oggi è di 2,139 euro/litro per la benzina, 2,238 euro/litro per il gasolio. Al momento il taglio delle accise è stato prorogato fino al 10 settembre.
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