Che cosa hanno in comune Enzo Jannacci e John Lennon? Non c’entra la musica e nemmeno il carattere geniale e bizzarro. Risposta: le scarpe. Cantava, l’Enzo: «El purtava i scarp del ténis», sir John camminava sulle strisce pedonali di Abbey Road indossando un paio di scarpe bianche di tela, dicesi da ginnastica. Arte e moda assieme ma segnale di un cambiamento di stile, di eleganza, lo sdoganamento di vecchie abitudini, la calzatura di colori vari, in pelle o simili, allacciata o mocassino, stivaletto o sandalo, fine delle trasmissioni. Il tempo delle sneakers, un termine che viene attribuito all’agente pubblicitario americano Henry Nelson McKinney che lavorava per la N.W. Ayer & son, fu lui, nel 1917, a utilizzare il nome sneakers per la suola in gomma che rendeva «furtivo», «clandestino» chi le calzava, potendosi avvicinarsi di soppiatto, con le suole di gomma, mentre chi indossava altre scarpe era facilmente atteso per il calpestio della suola. C’è chi segnala che il termine «sneak» fosse usato dai detenuti per individuare il procedere delle guardie carcerarie e, infine, la parola era già in circuito dal 1887 secondo quanto riportava il Boston Journal riferendosi a sneakers come il nome che i ragazzi davano alle scarpe da ginnastica.
Il mercato globale
La lunga premessa ha un significato economico perché il mercato globale delle sneakers vale 120,46 miliardi di dollari con una tendenza a crescere nel prossimo decennio. La produzione globale supera i 24 miliardi di scarpe e quelle cosiddette da tennis coprono il 26% del mercato, una cifra che ha una spiegazione sociale e commerciale, la sneaker è comoda, facile da calzare, non comporta abbigliamenti particolari, può essere indossata sotto un paio di jeans, un calzoncino o uno smoking (Lennon), ha controindicazioni igieniche all’olfatto, spesso sono ridotte a ciabatte lerce, esistono miliardi di contraffazioni, i cinesi sono in testa al fenomeno, il report finanziario registra che il 72% dei consumatori è di età compresa tra i 18 e 34 anni e il mercato americano è quello che ha dati clamorosi, oltre l’85% degli americani possiede almeno un paio di scarpe da ginnastica, una forbice aperta perché se il Nord America ha una quota di mercato del 37%, l’Asia e il Pacifico si attesta al 31%, l’Europa al 24%, Medio Oriente e Africa all’8%.
Le ultime tendenze
Le ultime notizie riportano la crisi delle grandi firme di settore, un calo dovuto ai prezzi che sono aumentati, a volte, senza un criterio reale, la domanda è continua, attraversa generazioni, non ha limiti di età, basta dare un’occhiata, viaggiando in treno o in metropolitana o all’entrata di una qualunque scuola, elementare, media e liceo, di quante persone indossino le sneakers, addirittura il presidente della Fifa, il governo mondiale del calcio, esibisce, sotto la divisa ufficiale, un paio di bianchissime scarpe da ginnastica, ovviamente sponsorizzate a corredo di un favoloso contratto, le sneakers hanno poi un’altra attrazione, sono in vendita dovunque, sulle bancarelle degli ambulanti, al centro commerciale, negli empori di calzature, nei negozi di firme prestigiose, nelle vendite on line. Comunque, attenti a usare il termine sneak, nel Regno Unito, sta per canaglia e spia, meglio sneakers, silenziosi e furtivi, come cantava l’Enzo, «i scarp del ténis».
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