Notte fonda a Parigi per Kering. La crisi del marchio Gucci preoccupa gli investitori e le azioni Kering cedono il 16,6% a 178,12 euro con capitalizzazione crollata a 22 miliardi di euro.
I conti dei primi nove mesi, diffusi ieri sera, vedono un fatturato di 10,5 miliardi di euro, in calo del 2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, mentre su base comparabile i ricavi sono rimasti stabili. Nel terzo trimestre le vendite hanno raggiunto 3,3 miliardi, ma al netto dell’effetto favorevole dei cambi hanno registrato una flessione dell’1%. I ricavi del marchio Gucci sono diminuiti del 6% su base comparabile, peggio del calo del 3,3% previsto dagli analisti.
Il problema principale resta Gucci, alle prese con un rilancio che procede più lentamente del previsto. L’amministratore delegato Luca de Meo, ha ribadito che la ripresa del marchio è la priorità assoluta. Ma la trasformazione richiederà tempo: “per liberare appieno il potenziale del gruppo è necessario ridare slancio a Gucci” anche se l’impresa “richiederà diverse stagioni”. Una prospettiva che conferma la difficoltà di recuperare slancio dopo la perdita di attrattiva del brand, per anni il motore dei risultati del gruppo.
Kering ha già chiuso 100 negozi e prevede di arrivare a 125 chiusure entro la fine dell’anno, in una strategia volta a razionalizzare la distribuzione e proteggere la redditività. Non tutti i marchi, però, mostrano lo stesso andamento: Saint Laurent, Bottega Veneta e Brioni registrano segnali positivi nelle vendite retail, mentre crescono anche i comparti eyewear e gioielleria.
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