Le grandi sfide del nostro tempo, dagli equilibri geopolitici alle trasformazioni dell’economia globale, dalla sicurezza alimentare alla salute dei cittadini, si intrecciano sempre più con il futuro dell’agricoltura. Le guerre ridisegnano i mercati e mettono a rischio la capacità produttiva dei Paesi, le scelte politiche ed economiche condizionano il destino di intere filiere, mentre il rapporto tra alimentazione, salute, reddito degli agricoltori e qualità della vita assume una rilevanza sociale senza precedenti. È in questo scenario che si colloca il XXIV Forum internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione, organizzato da Coldiretti con The European House – Ambrosetti, il 20 e 21 ottobre a Roma, al Casino dell’Aurora di Palazzo Rospigliosi. Due giornate di confronto di alto profilo politico, economico, scientifico e istituzionale, nelle quali l’agricoltura diventerà il punto di osservazione privilegiato per affrontare alcune delle grandi questioni che investono il presente e il futuro della società, ben oltre i confini del settore primario. Non sarà soltanto un confronto sulle imprese agricole, ma una lettura ampia attraverso il cibo, crocevia di salute, sicurezza, potere d’acquisto, relazioni internazionali, innovazione e tutela della persona. L’agricoltura muove l’economia, tiene vivi i territori e condiziona la vita dei cittadini.
Le guerre alterano rotte commerciali e mercati energetici, la competizione sulle materie prime pesa sulla produzione, siccità ed eventi climatici estremi mettono sotto pressione i campi. Quando aumentano gasolio, fertilizzanti e trasporti, il problema non riguarda soltanto i bilanci aziendali perché tutto questo investe la disponibilità di cibo e il potere d’acquisto delle famiglie.
Anche il destino dell’Europa sarà centrale. Dalla riforma della Politica agricola comune al bilancio Ue, la domanda è se il continente consideri ancora il cibo una priorità strategica. Coldiretti chiede risorse certe per la Pac, senza disperderle in un fondo unico come vorrebbero i tecnocrati della Ue, come più volte denunciato dall’Organizzazione agricola. Poi meno burocrazia e sostegni ai veri agricoltori. Negli scambi commerciali rivendica reciprocità perché le merci importate devono rispettare standard comparabili a quelli europei, con controlli efficaci e trasparenza sull’origine.
Il Forum affronterà credito e risparmio, infrastrutture e logistica, rapporti con l’Africa, ricerca e intelligenza artificiale, passando dai cibi ultraformulati a quelli prodotti in laboratorio. L’innovazione con l’intelligenza artificiale può ridurre sprechi e consumi di risorse, ma solleva una domanda su quale spazio lasciare al lavoro e alla responsabilità umana in un’economia dominata da tecnologia e grandi gruppi. È però sulla salute che il confronto troverà uno dei suoi momenti centrali. Il punto di partenza è un cambio di prospettiva. Il cibo non è soltanto merce, ma deve essere prevenzione. Quello che mangiamo incide sul rischio di malattie croniche, sulla crescita dei bambini, sull’invecchiamento e sulla sostenibilità della sanità pubblica. Difendere un’agricoltura che produce alimenti sani significa occuparsi anche del futuro del welfare.
I numeri spiegano la sfida. Secondo Fondazione Aletheia, in venticinque anni l’obesità in Italia è cresciuta del 39%. Interessa quasi sei milioni di adulti, mentre il 47% della popolazione adulta è in sovrappeso o ha obesità e deve fare cure mediche dispendiose. Prevenire significa anche ridurre un pesante onere economico e sociale.
Uno dei nodi sarà il confronto tra il cibo che nutre e fa bene e quello che riempie e ammala. Quello consumato abitualmente in eccesso che danneggia la salute soprattutto dei più giovani. Coldiretti denuncia da tempo l’espansione degli alimenti ultraformulati, promossi anche da un marketing accattivante rivolto ai giovani. Snack, merendine, bevande zuccherate ed energy drink simboleggiano abitudini che allontanano dai prodotti freschi e dalla dieta mediterranea. La ricerca associa consumi elevati di ultraformulati a maggiori rischi metabolici, cardiovascolari e ad altri esiti sfavorevoli. Un allarme da affrontare con rigore scientifico e prevenzione.
Le prime risposte, secondo Coldiretti, devono arrivare dai luoghi frequentati dai bambini. Le mense scolastiche possono diventare laboratori quotidiani di educazione alimentare, privilegiando prodotti freschi, stagionali e filiere tracciate e trasparenti. Va in questa direzione la decisione di Roma Capitale di escludere gli ultraformulati dal nuovo bando per la ristorazione scolastica come più volte rilanciato da Coldiretti. Un precedente importante che deve ora aprire la strada ad altre città.
L’impegno va oltre i pasti. Coldiretti propone di contrastare il cibo spazzatura nei distributori scolastici sostituendolo con quello sano, rafforzare l’educazione alimentare e coinvolgere bambini, famiglie e insegnanti. Dalle fattorie didattiche a nuovi linguaggi, la sfida è far scoprire ai ragazzi stagionalità, biodiversità e origine degli alimenti, mostrando il legame tra agricoltura e benessere.
Un altro asse portante è l’alleanza tra agricoltura e medicina. Il progetto Campagna Amica per la Salute, promosso da Coldiretti insieme alla Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli Irccs, alla Fondazione Campagna Amica e a quella Aletheia, ha portato i mercati contadini in 71 ospedali, coinvolgendo quasi centomila persone, oltre mille aziende agricole e professionisti sanitari. Un’iniziativa che ha unito l’accesso a cibo fresco e tracciabile alla cultura della prevenzione, con il contributo di strutture d’eccellenza di tutta Italia.
L’obiettivo è costruire un patto stabile tra agricoltori, medici, scienziati, scuole e istituzioni, che riporti l’alimentazione al centro delle politiche sanitarie. La dieta mediterranea non è un richiamo nostalgico alla tradizione, ma un modello da rendere praticabile ogni giorno, soprattutto per le famiglie esposte alle difficoltà economiche e alla pressione commerciale di prodotti poco equilibrati.
La tutela della salute passa anche dalla sicurezza alimentare. Coldiretti chiede etichette d’origine chiare e obbligatorie, più controlli sulle importazioni, regole doganali che non nascondano la provenienza delle materie prime e una lotta incisiva alle frodi.
È la scelta di fondo delle due giornate del Forum, considerare l’agricoltura non un comparto da difendere ai margini delle grandi decisioni, ma una condizione del benessere collettivo. Difendere il reddito di chi coltiva e la salute di chi mangia non sono battaglie separate. Sono le due dimensioni della stessa idea di futuro, in cui il valore del cibo si misura non soltanto dal prezzo, ma da ciò che garantisce alla società.
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