Il modello di Bending Spoons è chiaro: acquisire aziende con potenziale inespresso e darle una marcia in più con l’ausilio dell’AI. «Non selezioniamo le aziende sulla base di quanto siano sulla cresta dell’onda, ma acquistiamo quelle che pensiamo di poter migliorare di più», ha spiegato Luca Ferrari, cofondatore e ceo del gruppo, intervenendo alla prima edizione del Forum Moneta, dettagliando i vari passaggi per estrarre valore: «Identifichiamo aziende con un potenziale inespresso in termini di profitti di lungo periodo e cerchiamo di migliorarle, intervenendo sui team, sui talenti, sulla cultura aziendale e sulla tecnologia sottostante. Cerchiamo inoltre di migliorare il prodotto aggiungendo nuove funzionalità». Il numero uno di Bending Spoons non vede limiti al potenziale di innovazione di robotica e intelligenza artificiale, che potrebbero rivelarsi «la trasformazione tecnologica più significativa della storia dell’umanità. Abbiamo visto cose straordinarie ma non è ancora nulla e l’impatto che potrà avere nella quotidianità».
Perché la decisione di quotarsi a New York? “Abbiamo valutato i principali exchange poi la scelta è caduta sul Nasdaq perché se uno ha una società che è già grande come valutazione, non c’è un dubbio su dove ti devi quotare. Sul Nasdaq un’azienda può strappare una valorizzazione superiore e accesso ai capitali: farlo in Europa vorrebbe dire spararsi sui piedi”. Nonostante la scelta di Wall Street per quotarsi, l’italianità di Bending è espressa dalla scelta a fine 2014 di trasferire la sede da Copenaghen a Milano e continuare ad assumere nel Belpaese.
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