L’intelligenza artificiale presenta il conto anche a Google. Alphabet, la casa madre del motore di ricerca, ha perso oltre il 12% a Wall Street dopo la pubblicazione di una trimestrale inferiore alle attese degli analisti. A spaventare gli investitori sono stati il rallentamento della raccolta pubblicitaria, i costi crescenti dell’AI e soprattutto il peggioramento del flusso di cassa.
Nel terzo trimestre i ricavi sono aumentati del 25% a 127,6 miliardi di dollari, contro i 128,2 miliardi previsti dagli analisti. L’utile netto è invece sceso del 25% a 26,2 miliardi, mentre l’utile per azione si è fermato a 2,12 dollari, al di sotto delle aspettative di Wall Street. A pesare sul risultato è stata anche una perdita di 8,7 miliardi legata agli investimenti azionari, in particolare alla partecipazione in SpaceX.
Il dato che preoccupa maggiormente riguarda però la liquidità. Il flusso di cassa disponibile, cioè il denaro che rimane all’azienda dopo aver sostenuto le spese operative e gli investimenti, è stato negativo per 9,1 miliardi di dollari, contro i 24,5 miliardi positivi dello stesso periodo del 2025. È il secondo trimestre consecutivo in territorio negativo per un gruppo che per oltre vent’anni aveva generato liquidità con continuità. Nei soli tre mesi tra luglio e settembre Alphabet ha sostenuto investimenti per 51,4 miliardi, più del doppio rispetto a un anno prima.
E la spesa è destinata ad aumentare. La società guidata da Sundar Pichai prevede investimenti complessivi compresi tra 195 e 205 miliardi di dollari nel 2026, principalmente per potenziare i data center, acquistare infrastrutture di calcolo e sostenere lo sviluppo dell’AI. Nel 2027 il conto sarà ancora più alto. Una prospettiva che alimenta i dubbi degli investitori sulla capacità delle nuove tecnologie di generare profitti sufficienti a giustificare gli esborsi.
Motore di ricerca
A complicare il quadro è proprio il motore di ricerca, l’attività su cui Google ha costruito la propria fortuna. I ricavi legati alle ricerche online sono cresciuti del 12% a 63,4 miliardi di dollari, rallentando rispetto al 17% del trimestre precedente. L’intera raccolta pubblicitaria si è fermata a 82 miliardi, circa 1,5 miliardi in meno rispetto alle stime. Una delle ragioni è la diffusione delle ricerche effettuate attraverso l’AI Mode, la modalità che fornisce risposte generate dall’intelligenza artificiale e sulla quale Google guadagna ancora meno rispetto alle ricerche tradizionali.
Il rischio è che la stessa tecnologia sulla quale Alphabet sta investendo centinaia di miliardi finisca per indebolire il suo principale motore di profitto. I risultati del cloud mostrano infatti una situazione opposta: il fatturato è più che raddoppiato, raggiungendo 30,7 miliardi di dollari, grazie alla domanda di servizi di calcolo e infrastrutture per l’AI. Una crescita che, almeno per il momento, non è bastata a compensare le preoccupazioni sul resto delle attività.
Il crollo di Alphabet si inserisce così in una fase di crescente diffidenza di Wall Street nei confronti della corsa all’intelligenza artificiale. Le grandi società tecnologiche continuano ad aumentare gli investimenti, ma gli azionisti cominciano a chiedere quando arriveranno i ritorni economici. Per Google la questione è ancora più delicata: deve finanziare lo sviluppo della tecnologia che potrebbe mettere in discussione il modello pubblicitario dal quale dipende gran parte dei suoi ricavi.
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