Cresce la paura che la corsa all’AI possa subire una brusca frenata. Gli investitori in questi mesi sono corsi ai ripari acquistando credit default swap (Cds), derivati finanziari che consentono di proteggersi dal rischio che un’azienda non riesca a ripagare i propri debiti. Secondo i dati di Morgan Stanley Research riportati oggi dal Financial Times, a settembre sono stati scambiati in media ogni settimana Cds per un valore superiore a 9 miliardi di dollari, contro meno di 2 miliardi a luglio. I contratti sono legati alle obbligazioni di sette colossi tecnologici: Oracle, SpaceX, Alphabet, Amazon, Meta, Broadcom e Nvidia.
Volumi scambiati
In appena due mesi, il volume degli scambi è quindi più che quadruplicato. A preoccupare i mercati è soprattutto il crescente ricorso al debito da parte delle grandi aziende tecnologiche per finanziare investimenti miliardari in data center, chip e altre infrastrutture necessarie allo sviluppo dell’AI. Il timore è che i ricavi futuri non siano sufficienti a ripagare le somme prese in prestito. L’impennata degli scambi di Cds segnala così una crescente attenzione degli investitori ai rischi finanziari legati al boom dell’AI.
Debiti
Secondo S&P Global le grandi aziende tecnologiche potrebbero avere molti più debiti e impegni finanziari legati all’AI di quanto emerga dai loro bilanci. Amazon, Microsoft, Alphabet, Oracle, Meta e SpaceX – dalle stime di S&P – investiranno complessivamente oltre 7 mila miliardi di dollari tra il 2025 e il 2030 in data center e altre infrastrutture per l’intelligenza artificiale. Una spesa enorme, che porterà queste società a registrare flussi di cassa disponibili negativi almeno fino al 2027. In altre parole, gli investimenti assorbiranno più liquidità di quella generata dalle loro attività.
A preoccupare gli analisti è soprattutto la difficoltà di ricostruire l’effettiva esposizione finanziaria delle grandi aziende tecnologiche. Una parte delle infrastrutture viene infatti costruita da società esterne che si indebitano per acquistare chip, terreni e impianti energetici, contando sui contratti stipulati con i colossi dell’AI. Il debito compare quindi nei bilanci dei fornitori, mentre le grandi aziende tecnologiche possono assumere impegni economici di lungo periodo che non emergono immediatamente dall’analisi del loro indebitamento.
CoreWeave
I timori degli investitori si stanno concentrando soprattutto sulle cosiddette neocloud, società specializzate nell’affitto di capacità di calcolo per l’AI. Tra queste c’è CoreWeave, azienda statunitense sostenuta da Nvidia che ha finanziato la propria espansione ricorrendo massicciamente al debito. Nelle ultime settimane le sue obbligazioni sono state colpite da forti vendite, facendo salire il rendimento di alcune emissioni fino a circa il 16%. È il segnale che gli investitori chiedono una remunerazione sempre più elevata per assumersi il rischio di prestare denaro alla società.
Microsoft
Proprio ieri Microsoft ha annunciato la sua rinuncia alla costruzione di un grande data center per l’AI nel Regno Unito per mancanza di energia elettrica. Il colosso americano ha cancellato l’accordo con Nscale, società britannica sostenuta da Nvidia, per utilizzare la capacità di calcolo di un impianto a Loughton, nell’Essex, che avrebbe ospitato circa 23 mila chip Nvidia. Il gestore della rete elettrica ha infatti comunicato che il sito non potrà essere allacciato prima del 2030. Microsoft ha precisato che la decisione riguarda soltanto questo progetto e che la collaborazione con Nscale proseguirà.
Il timore è che la crescita dei ricavi generati dall’AI non riesca a tenere il passo con gli investimenti necessari a costruirne le infrastrutture. Se la domanda di capacità di calcolo dovesse rallentare, le società più indebitate potrebbero incontrare difficoltà nel rimborsare i finanziamenti, con conseguenze anche per le banche e i fondi che hanno sostenuto la loro espansione.
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