Ci sono numeri che raccontano un bilancio e numeri che raccontano una trasformazione. Quelli che Alessandro Benetton e l’amministratore delegato Enrico Laghi si apprestano a consegnare agli azionisti di Edizione appartengono alla seconda categoria. Perché dietro i 14,1 miliardi di valore patrimoniale netto raggiunti nel 2025 – quasi 2 miliardi in più rispetto a tre anni fa – non c’è soltanto la crescita di una holding, ma il tentativo di ridisegnarne identità, governance e traiettoria strategica.
Quando nel 2022 la famiglia Benetton chiese ad Alessandro di assumere la presidenza di Edizione, il gruppo attraversava una delle fasi più delicate della propria storia. I segni della tragedia che aveva colpito il Ponte Morandi erano ancora visibili. Oggi la fotografia è radicalmente diversa. La holding ha archiviato il 2025 con ricavi per 10,3 miliardi, un ritorno medio sull’investimento vicino all’8% e una presenza globale che coinvolge oltre 100 mila persone in più di 100 Paesi. Ma soprattutto ha progressivamente spostato il proprio baricentro verso due direttrici considerate decisive per il futuro: le infrastrutture e gli alternative private markets.
Il motore principale della crescita resta Mundys, il gruppo nato dalla profonda trasformazione di Atlantia e diventato negli ultimi anni una delle più importanti piattaforme internazionali per la mobilità. I numeri confermano la solidità del percorso: 9,6 miliardi di ricavi, 5,9 miliardi di margine lordo e investimenti per 1,8 miliardi, in crescita del 25% rispetto all’anno precedente. Ancora più significativa appare la qualità dello sviluppo. Nel corso del 2025 la controllata Abertis ha rafforzato la presenza in Europa e nelle Americhe acquisendo l’autostrada francese A63, importante asse tra Bordeaux e la Spagna, ottenendo una nuova concessione in Brasile e consolidando la propria posizione in Catalogna e in Cile. Nei primi mesi del 2026, il team guidato da Andrea Mangoni ha poi aggiunto un ulteriore tassello strategico: l’estensione al 2067 della principale concessione autostradale messicana, accompagnata da un piano di investimenti superiore al miliardo di euro.
Una crescita che riflette anche una precisa visione dell’internazionalizzazione. «L’italianità è un valore se la si proietta anche fuori dall’Italia», osserva Alessandro Benetton, da due mesi anche presidente di Mundys. «In questo senso la Francia è diventata per noi il principale mercato nel settore autostrade e aeroporti». Una fotografia che racconta l’evoluzione di un gruppo sempre più globale, ma capace di mantenere una forte identità industriale italiana.
Se le autostrade rappresentano la spina dorsale del sistema, gli aeroporti sono diventati il laboratorio più avanzato della crescita. Aeroporti di Roma ha superato per la prima volta la vetta di 55 milioni di passeggeri, portando Fiumicino tra i primi venti aeroporti mondiali per traffico internazionale. Per il nono anno consecutivo il Leonardo da Vinci è stato premiato come miglior hub europeo per qualità dei servizi. Dietro i riconoscimenti si intravede però una visione industriale più ampia: fare dello scalo romano un hub globale capace di superare in prospettiva 100 milioni di passeggeri annui. Un obiettivo sostenuto da un piano di investimenti da 9 miliardi di euro interamente autofinanziato che ha appena compiuto un passaggio decisivo con l’avvio formale dell’iter autorizzativo, da parte del Comune di Fiumicino, per la realizzazione della quarta pista. Un progetto che, sottolinea Benetton, nasce in sintonia con il territorio: tra i primi sostenitori figurano infatti le comunità locali, che ne riconoscono il valore in termini di sviluppo economico, occupazione e competitività internazionale. Parallelamente, a Nizza, il completamento della prima fase di ampliamento del Terminal 2 rafforza il ruolo di Mundys come operatore aeroportuale di riferimento anche in Francia.
L’altro grande cantiere aperto da Benetton riguarda il mondo degli investimenti alternativi. Con la nascita di 21 Next, la nuova piattaforma sviluppata insieme a 21 Invest e Tages, Edizione punta a trasferire nel settore dell’asset management quella cultura industriale che da sempre rappresenta il tratto distintivo dell’imprenditore trevigiano. Il closing dell’operazione è previsto entro la fine dell’estate, quando è prevista la fusione tra 21 Invest e Tages che darà formalmente vita a 21 Next. L’obiettivo dichiarato è superare 10 miliardi di euro di patrimonio gestito nei prossimi anni, costruendo una realtà paneuropea capace di affiancare alle tradizionali attività della holding nuove opportunità di crescita.
Nel frattempo continua anche il lavoro più delicato: il rilancio di Benetton Group. Dopo anni difficili, il 2025 si è chiuso con una riduzione delle perdite superiore al 65%, scese a 33 milioni di euro. «Benetton Group è molto centrale nella nostra storia, anche se non in termini di numeri», spiega il presidente. «Si muove in un settore che deve affrontare in modo più concreto il tema centrale della sostenibilità, e noi siamo già impegnati su questo fronte. Pensiamo comunque di avere non poche chance per un riposizionamento della società e già l’anno prossimo puntiamo al pareggio, che però sarà un punto di nuova partenza». In questa logica si inserisce l’accordo con Poste Italiane per la creazione della joint venture Logistic 360, destinata a valorizzare il polo di Castrette di Villorba, uno dei più avanzati hub logistici europei per il settore fashion.
La trasformazione, tuttavia, non riguarda soltanto gli asset. Per Alessandro Benetton la sostenibilità sociale non è una parola d’ordine né uno strumento di marketing, ma un principio che deve generare valore per tutti: all’interno dell’azienda, nei territori e nelle comunità che interagiscono con il gruppo. È una visione che accompagna da sempre il suo percorso imprenditoriale e che negli ultimi anni è stata trasferita anche in Edizione, diventando uno degli elementi di maggiore discontinuità impressi alla holding.
Edizione vuole così accreditarsi come una realtà capace di misurare la creazione di valore anche attraverso parametri ambientali e sociali. Nel 2025 Mundys ha ridotto del 12% le emissioni dirette e portato all’85% la quota di energia elettrica proveniente da fonti rinnovabili. «Non dobbiamo vivere la sostenibilità come un costo ma come una leva di creazione di valore per tutti gli stakeholder», osserva Benetton. «Abbiamo molti esempi che dimostrano come, migliorando una determinata attività per il territorio, ne abbia beneficiato anche l’azienda». È nata Neya, società benefit dedicata ai progetti di rimozione della CO2, mentre la Unhate Foundation, rilanciata da Alessandro, investe sui giovani e sull’inclusione sociale, coinvolgendo oltre 1.500 ragazze e ragazzi attraverso il programma Unfiltered.
Nella lettera agli azionisti emerge una convinzione che accompagna da tempo Benetton: una holding familiare può continuare a essere tale soltanto se accetta di cambiare. I numeri del 2025 raccontano proprio questo. Non la semplice amministrazione di un patrimonio costruito nel passato, ma il tentativo di reinterpretarlo. Con una formula che unisce disciplina finanziaria, cultura industriale e quella che il presidente definisce la «sperimentazione del fare».
Una filosofia che ha già modificato profondamente il volto di Edizione. Del resto, come ama ricordare Benetton, «mai sedersi su una conquista, il successo è nemico del successo». È con questo approccio che la holding si prepara ad affrontare il prossimo capitolo della propria storia, cercando di trasformare una grande impresa familiare attraverso la capacità di reinventarsi di fronte alle sfide future.
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