Nelle grandi famiglie imprenditoriali italiane esiste spesso un copione scritto in anticipo. Il figlio entra in azienda, ne apprende i meccanismi, ne eredita gradualmente il comando. Alessandro Benetton ha scelto una strada diversa. Ed è forse questa scelta, apparentemente controcorrente, a spiegare perché oggi sia diventato il protagonista della più profonda trasformazione nella storia recente dell’universo Benetton.
Harvard lo ha definito un «insider-outsider». Un paradosso soltanto apparente per chi porta uno dei cognomi più noti del capitalismo italiano. Perché Alessandro Benetton ha costruito la propria identità professionale lontano dalla protezione dell’impresa di famiglia, inseguendo fin da giovane un obiettivo preciso: conquistarsi autonomia e credibilità con le proprie forze. Per averne la misura, basta ripercorrere il suo cammino. Subito dopo il diploma, Alessandro parte per gli Stati Uniti. In anni in cui un’esperienza Oltreoceano era ancora un’eccezione, diventa il primo laureato della famiglia Benetton. «Dopo tre anni e due mesi mi consegnano una pergamena con scritto cum laude», ricorda nella sua autobiografia La Traiettoria. Un risultato che, come lui stesso racconta, sorprese tutti, compreso il padre Luciano. La tappa successiva è ancora più insolita: Londra, Goldman Sachs. Alessandro è il primo italiano a entrare nella banca d’affari americana. Due anni di lavoro durissimo, spesso oltre dodici ore al giorno, immerso nelle operazioni finanziarie che in quegli anni accompagnano privatizzazioni, fusioni e grandi trasformazioni industriali. «Sono partito che ero un ragazzo e torno come un giovane uomo che si è fatto autonomamente le ossa», scriverà più tardi.
L’esperienza internazionale diventa la base per il progetto che segnerà la sua carriera: nel 1992 fonda 21 Invest. In un’Italia dove il private equity è ancora una disciplina quasi sconosciuta, Benetton immagina una forma di “finanza industriale” orientata alla crescita delle imprese di ogni tipo, più che alla mera speculazione finanziaria. Una scommessa personale, senza reti di protezione. A distanza di oltre trent’anni, 21 Invest è tra gli operatori indipendenti più longevi del settore in Europa. Ha raccolto quasi 3 miliardi di euro attraverso 14 fondi, investito in oltre cento piccole e medie imprese e accompagnato centinaia di operazioni di crescita e acquisizione. Un percorso che ha consentito ad Alessandro di costruire una reputazione autonoma rispetto al cognome che porta.
Proprio questa indipendenza emerge con forza quando, nel 2012, accetta la presidenza di Benetton Group. Lui arriva con una visione di cambiamento maturata sul mercato internazionale: innovazione, managerializzazione, nuovi modelli di business. Ma l’esperienza si rivela breve e complessa. Le resistenze interne, le differenti sensibilità strategiche e il peso della tradizione rendono difficile imprimere la svolta immaginata. Dopo circa un anno sceglie di lasciare. Una decisione non semplice, ma coerente con un principio che ha accompagnato tutta la sua vita professionale: meglio rinunciare a una posizione prestigiosa che accettare una responsabilità senza reale autonomia.
La riorganizzazione
Per quasi un decennio resta concentrato sulle sue attività imprenditoriali. Poi arriva il 2022. Per le ragioni note, è il momento più delicato per la galassia Benetton. I quattro rami della famiglia gli chiedono di assumere la presidenza di Edizione, la holding che custodisce e sviluppa il patrimonio costruito dalle generazioni precedenti. Questa volta il contesto è diverso. Non si tratta di gestire una successione, ma di guidare una trasformazione. Alessandro accetta con l’idea di ridisegnare la holding come una moderna piattaforma industriale e finanziaria europea. In pochi anni il cambiamento è radicale: viene rinnovata la governance, ridefiniti i criteri di successione, modificato il sistema di amministrazione e rafforzata la capacità di indirizzo strategico. Parallelamente cambia l’organizzazione: l’80% del management e il 75% delle attività vengono rinnovati. La recente nomina quale presidente di Mundys rappresenta l’ultimo passaggio di questo percorso. Un ruolo che arriva mentre il gruppo accelera la propria crescita internazionale, dall’aumento della partecipazione in Getlink alle nuove iniziative in Francia e Cile. La traiettoria appare oggi quasi circolare. Il ragazzo partito per l’America per costruire la propria indipendenza è tornato al centro della storia familiare. Non per custodire il passato, ma per cambiarne la traiettoria. È questa, probabilmente, la cifra che meglio racconta Alessandro Benetton: un insider per nascita, un outsider per scelta. E forse proprio per questo è l’uomo chiamato a guidare la rivoluzione della sua stessa casa.
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