Tra ideologia, costi crescenti e fondamentale necessità di pragmatismo, l’industria europea e la politica energetica del Vecchio Continente sono al bivio. Lo hanno spiegato Emma Marcegaglia, Presidente e ad di Marcegaglia Holding, e Agostino Scornajenchi, ad di Snam, al Forum Moneta in corso Roma. Intervistati da Fabrizio Massaro, direttore di Moneta e vicedirettore de ilGiornale, i due top manager industriali hanno tracciato un’analisi lucida della situazione attuale, senza risparmiare critiche all’Europa col freno a mano tirato
Esplicito, al riguardo, l’affondo di Marcegaglia. “La prima amministrazione von der Leyen ha fatto un disastro, ha fatto della decarbonizzazione un totem ideologico. Puntiamo a obiettivi obbligatori, man mano che passava il tempo gli obiettivi non venivano raggiunti e diventavano sempre più sfidanti. Quello che è successo negli anni passati è stato un errore molto grave sull’energia e l’industria. La riduzione delle emissioni di CO2 è dovuta per metà a chiusura di impianti”, ha affermato.
Sui tentativi di correzione di rotta a livello comunitario, Marcegaglia ha evidenziato le resistenze e le lentezze dell’Unione Europea. “La nuova commissione, sulla spinta di alcuni governo (soprattutto italiano) sulla revisione di questo tema, ha attuato una rivisitazione. Rimane una situazione difficile con i Paesi del nord Europa che non hanno interesse a farlo, con la posizione di Francia e Germania non così chiara. Ma la commissione, con una lentezza che non è in linea con quello che sta succedendo nel resto del mondo, sta ripensando e rivedendo Ma non è una revisione complessiva. Vedo un ripensamento spinto dai governi, ma anche da Confindustria italiana, ma è un rallentare un processo, non un ripensamento complessivo. Sulla parte della difesa del trade alcune cose sono state fatte e l’Ue ha deciso di mettere delle clausole di salvaguardia. Cominciano processi di protezione ma devi stare attento, perché non lo puoi fare solo su un pezzo della catena di valore”.
L’imprenditrice ha poi indicato le priorità immediate per sostenere il tessuto produttivo, richiamando anche il tema del nucleare.
Altrettanto chiara e pragmatica l’analisi di Scornajenchi. «L’energia è sempre stata sempre al centro della geopolitica e siamo stati noi convinti che non lo fosse più, perché abbiamo passato un ventennio comodo. Ci siamo accorti che uscivamo da un ventennio in cui discutevamo del futuro ma mentre facevamo questo sonno non ci rendevamo conto che era cullato su un grande cuscino di gas, che consumavamo. Poi la geopolitica ci ha svegliati e abbiamo dovuto correre per trovare altre rotte e abbiamo capito che quel mercato globale fatto di buoni era fatto di buoni fino a un certo punto. La Russia ha fatto della geopolitica del gas uno strumento di controllo sull’Europa”, ha dichiarato l’ad di Snam nel colloquio con Massaro.
Il top manager ha quindi sollecitato un approccio pragmatico e basato sui dati reali del fabbisogno energetico nazionale: «Credo che sia di fondamentale importanza, quando si parla di energia, partire dai numeri: l’Europa ha mancato la sfida dell’energia perché ha smesso di guardare i suoi numeri. Anche nella comunicazione spesso si fa confusione confondendo energia e elettricità. L’Italia consuma più o meno 1300 Kw/h di energia a tutti i titoli. Di questi, 300 sono quelli fatti con l’elettricità. L’elettricità per metà è fatta con il gas e poi ci sono tre fette: idroelettrico, eolico e fotovoltaico e il resto lo importiamo».
In conclusione, l’ad di Snam ha invitato a superare le contrapposizioni ideologiche per guardare a cosa accade a livello globale: «Le rinnovabili vanno benissimo ma dobbiamo smetterla di fare un dibattito esclusivo: non parliamo più di transizione energetica ma preferiamo parlare di integrazione. Quando si dice che la Cina ha realizzato nel 2025 il maggior numero di rinnovabili è vero ma ha anche installato il maggior numero di impianti nucleari, gas e a carbone. L’appello è che quando parliamo di energia cerchiamo di essere pratici e a partire dalla realtà, altrimenti ci dividiamo in tifoseria e il mondo poi si organizza ai nostri danni».
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