Autonomia strategica europea, trasformazione delle reti e competitività del sistema industriale italiano. Sono stati questi i temi al centro di una specifica tavola rotonda al Forum Moneta in corso a Roma. A confrontarsi sul ruolo dell’Italia nel contesto continentale e sulle sfide infrastrutturali sono stati Dario Scannapieco, Amministratore Delegato di Cassa Depositi e Prestiti (CDP), e Pasqualino Monti, Amministratore Delegato di Terna, intervistati dal direttore di Moneta e vicedirettore de ilGiornale, Fabrizio Massaro.
Scannapieco ha aperto la sua analisi elencando i pilastri fondamentali per la crescita economica. Quattro le leve decisive. «Il primo ingrediente è un sistema di imprese dinamico, che sono le più dinamiche, un sistema di infrastrutture materiali e immateriali poi c’è la Pa efficiente: se uno guarda l’utilizzo dei fondi europei può essere migliorato, quello che noi facciamo è offrire consulenza tecnica per mettere a terra le risorse. Poi c’è il sistema finanziario efficiente e l’Europa è un po’ indietro e c’è molto da fare, siamo una sitema fortemente bancario. Oggi parliamo di autonomia strategia dell’Europa e di energia, 70 anni fa c’erano i capi di 6 Paesi che ragionavamo sull’Euratom per rendere l’Europa autonoma».
L’ad di Cassa Depositi e Prestiti si è poi soffermato sulla percezione del nostro Paese all’estero, evidenziandone i punti di forza strutturali ma anche i limiti dimensionali del tessuto produttivo: «L’Italia è un Paese considerato stabile nel contesto europeo: siamo abituati da tempo a gestire la finanza pubblica in maniera responsabile e sappiamo mantenere i conti pubblici in ordine. Poi l’Italia viene raccontata in un modo ma c’è molto altro: siamo un’economia capace di produrre molte cose, siamo il quinto Paese per export, abbiamo una diversificazione che viene dopo Cina e Stati Uniti. Manca scala: abbiamo imprese piccole. La scala piccola non permette di investire in ricerca e innovazione, di internazionalizzarsi e oggi ci sono spazi molto ampi. C’è un sistema Italia che sta funzionando molto bene per accompagnare le imprese italiane nei mercati».
Sul fronte delle infrastrutture di rete e della gestione dell’energia, Pasqualino Monti, ha parlato con Massaro dell’evoluzione in atto nel nostro Paese: «Siamo nel pieno di una trasformazione energetica: 20 anni fa avevamo 800 punti di immissione da fonti termoelettriche e oggi abbiamo 2milioni di punti di immissione, gran parte dei quali da fonti rinnovabili».
Il top manager ha quindi richiamato alla prudenza sul tema degli investimenti e delle ricadute sulle tariffe: «La trasformazione della rete non è semplice, è chiaro che prima di dare i numeri dei nuovi investimenti mi sembra corretto che il percorso arrivi a una fase matura, quindi maggio-giugno 2027. Quel 4% in bolletta cerchiamo di mantenerlo costante, poi dipende dalla remunerazione». Infine, ha lanciato un allarme specifico sull’esplosione delle richieste di connessione alla rete legate all’impatto dei data center, sollecitando un intervento normativo governativo:
«Nel 2023 – ha affermato Monti – avevamo 7,5 gigawatt di potenza nel 2026 ci avviciniamo ai 110 gigawatt. Non abbiamo paura di rispondere a questa domanda, l’unica cosa che mi sento di trasferire in termini di strategia è di verificare come si mettono a terra i datacenter». E ancora: «Ci sono due soggetti che vi lavorano: quelli che lo fanno di mestiere e hanno bisogno di mettere a terra l’investimento e poi ci sono gli sviluppatori ma la maturità del progetto si allunga nel tempo e questo la nostra rete non può permetterselo: la prenotazione di capacità diventa un problema. Credo sia necessaria una norma, stiamo interloquendo con Palazzo Chigi e speriamo di poter arrivare in tal senso».
© Riproduzione riservata