L’energia da fusione è tra le tecnologie più promettenti nel panorama energetico futuro. Si tratta di un processo che si poggia sul principio fisico opposto alla fissione nucleare ed è lo stesso che alimenta le stelle: l’unione di due atomi leggeri di idrogeno, il deuterio e il trizio, genera elio e sprigiona un’immensa quantità di energia.
A questo punta la nuova società costituita nel Regno Unito dalla United Kingdom Atomic Energy Authority (UKAEA) e da Eni, una realtà a partecipazione congiunta denominata RH3OVA. L’unione delle competenze tecniche e industriali di entrambe le realtà ha la forza per sostenere lo sviluppo concreto di questa straordinaria tecnologia fornendo consulenza specialistica e servizi. Una volta industrializzata, questa innovazione permetterà di produrre flussi costanti e continui di energia senza emissioni di gas serra, in modo sicuro e virtualmente illimitato, garantendo una fornitura di base integrabile nelle infrastrutture di distribuzione esistenti.
Tra le difficoltà maggiori che l’energia da fusione presenta c’è la scarsità del trizio, un elemento rarissimo, a differenza del deuterio che si ricava dall’acqua del mare.
Per questo motivo è fondamentale assicurarne una gestione efficiente lungo tutto il ciclo, dalla produzione fino al recupero a valle del processo di fusione e alla relativa lavorazione per il suo riutilizzo. Per rispondere a questa sfida, le due realtà hanno già avviato lo sviluppo della struttura UKAEA-Eni chiamata H3AT Tritium Loop Facility, in corso di realizzazione a Culham, nell’Oxfordshire, destinata a diventare entro il 2028 un impianto di primo piano a livello internazionale per studiare le soluzioni più economiche ed efficienti per il trattamento del trizio.
«Dopo aver gestito il Joint European Torus, che è stato per oltre 40 anni l’impianto a fusione deuterio-trizio più potente al mondo, e con 30 anni di esperienza nelle operazioni sul trizio, il Regno Unito è leader nelle tecnologie del ciclo di questo combustibile. Affinché la fusione diventi una fonte di energia commercialmente sostenibile, questo know-how dev’essere portato a livello industriale» ha spiegato Stephen Wheeler, direttore esecutivo per il ciclo del combustibile a trizio presso la UKAEA. «RH3OVA offrirà modelli digitali d’eccellenza per il processo, validati attraverso dati reali e rappresentativi delle applicazioni nel campo della fusione. RH3OVA combinerà inoltre le competenze scientifiche e operative di UKAEA con la capacità industriale su larga scala di Eni, valorizzando questa esperienza congiunta per accrescere la conoscenza e la comprensione nel settore della fusione».
«L’energia da fusione ha il potenziale di ridefinire lo scenario energetico globale e in Eni siamo impegnati su più fronti a trasformare questo potenziale in progressi industriali concreti» ha affermato Lorenzo Fiorillo, Direttore per la tecnologia, la ricerca e lo sviluppo e il digitale di Eni. «La nostra partnership con UKAEA ha per noi un grande valore strategico e rappresenta un ulteriore passo nello sviluppo dell’innovazione e nella trasformazione dell’eccellenza scientifica in soluzioni applicative reali. Oggi, insieme a UKAEA, proseguiamo il nostro impegno congiunto per avanzare ulteriormente nel campo della fusione, con particolare attenzione al ciclo del combustibile».
La sinergia è cominciata già un anno fa con lo sviluppo della struttura UKAEA-Eni H3AT Tritium Loop Facility, destinata a diventare un impianto di scala mondiale. «RH3OVA risponderà alla crescente domanda di competenze tecniche specialistiche e servizi di ingegneria integrati dedicati al ciclo del combustibile, che rappresenteranno fattori abilitanti indispensabili per il funzionamento delle centrali a fusione che utilizzeranno deuterio e trizio come combustibili».
A livello internazionale, gli sforzi si stanno concentrando maggiormente sulle macchine a confinamento magnetico tokamak, dove potenti campi magnetici gestiscono il plasma a temperature superiori ai cento milioni di gradi. Eni partecipa storicamente alle ricerche del Massachusetts Institute of Technology ed è azionista strategico del suo spin off, Commonwealth Fusion Systems (CFS).
CFS ha testato con successo nel 2021 il magnete superconduttore ad alta temperatura più potente al mondo ed è impegnata nella costruzione del reattore dimostrativo SPARC, propedeutico al futuro impianto commerciale ARC per il quale è già stato siglato un accordo di acquisto dell’elettricità prodotta. In Italia, l’impegno si traduce nella partecipazione al 25% nel progetto del polo scientifico di Frascati per la costruzione di una macchina dedicata alla sperimentazione dei componenti termici, in stretta collaborazione con ENEA, l’ente pubblico per le nuove tecnologie e l’energia. L’ ecosistema delle collaborazioni di Eni nella fusione si completa con una fitta rete di accordi con le principali università nazionali, con il finanziamento di dottorati di ricerca, l’istituzione di un percorso di alta formazione specialistica finalizzato all’assunzione dei giovani professionisti e la messa a disposizione della comunità scientifica dei sistemi di supercalcolo aziendali, tra i più potenti al mondo.
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