I marchi storici italiani superano quota mille. Con l’ingresso di Prenatal, Luxol e Aurora nel registro del ministero delle Imprese e del Made in Italy, il perimetro di aziende con almeno cinquant’anni di attività certificata si amplia ancora. Il sistema vale oltre 93 miliardi di fatturato e più di 363mila occupati.
La struttura resta fortemente industriale. L’88% delle imprese opera nella manifattura, con una concentrazione nei settori tradizionali: agroalimentare, automazione, abbigliamento e arredo. Quattro comparti che da soli generano oltre 76 miliardi. L’agroalimentare guida con 53,7 miliardi, confermandosi asse portante del Made in Italy.
La distribuzione geografica consolida gli equilibri esistenti. La Lombardia concentra quasi la metà del fatturato e oltre un quarto dei marchi. Seguono Veneto e Piemonte. Un assetto che riflette la storica centralità del Nord nei poli produttivi. “Oggi celebriamo la forza delle nostre imprese”, ha detto la
presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, “in una fase complessa, probabilmente la più difficile congiuntura degli ultimi decenni, ma con una consapevolezza: nei momenti più difficili abbiamo sempre dato il meglio di noi stessi. Lo abbiamo fatto, e possiamo rifarlo”, ha affermato in un videomessaggio per la Giornata nazionale del made in Italy. La leva individuata dal governo è il rafforzamento del Fondo Salvaguardia Imprese, che consente ai marchi storici di intervenire in operazioni di acquisizione nella stessa filiera. L’obiettivo è favorire aggregazioni e aumentare la scala competitiva.
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