Dall’Ocse al Fondo monetario internazionale, le istituzioni finanziarie internazionali sono concordi nell’ipotizzare per l’Italia un deciso rallentamento della crescita nel breve-medio periodo. Le stime sull’andamento del Pil variano infatti tra lo 0,4 e lo 0,7% di aumento. Troppo poco per l’economia italiana, che dovrebbe muoversi in sintonia con quelle dei principali Paesi dell’Occidente. D’altra parte la relativa debolezza del Paese non è dovuta soltanto a tradizionali fragilità interne, ma questa volta a prevalere sono le cause esterne. E proprio da questa considerazione è partita la richiesta a Bruxelles del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti di una maggiore flessibilità sui vincoli di bilancio. La preoccupazione riguarda soprattutto il rischio stagflazione, cioè la stagnazione accompagnata dalla ripresa dell’inflazione (attesa al 2,6% entro il 2026). La richiesta, si sa, è stata respinta dalla Commissione Ue. Mercoledì scorso, inoltre, l’indice della fiducia dei consumatori in Italia ha registrato una diminuzione, scendendo da 92,6 a 90,8. Anche la fiducia delle imprese ha subito un calo, con l’indice relativo passato da 97,3 a 95,2. Il contesto, insomma, evidenzia un deterioramento generale del sentiment economico. Il dibattito sulla crescita, intanto, ha influenzato marginalmente l’andamento di Piazza Affari, con il Ftse Mib che mercoledì viaggiava intorno ai 47.900 punti, senza grosse variazioni rispetto alla quotazione della vigilia. Non sempre in linea con gli indici si muovono invece alcuni singoli titoli, il cui andamento dipende dai comparti di appartenenza.
Prysmian
La società, quotata a Piazza Affari dal maggio 2007 e appartenente al paniere del Ftse Mib, è specializzata nella produzione di cavi per applicazioni nei settori dell’energia, delle telecomunicazioni e delle fibre ottiche. Prysmian è presente, tra l’altro, in Nord America con 23 stabilimenti, mentre sono 48 le sedi in Europa. Il titolo in settimana ha toccato nuovi massimi storici a 131 euro in concomitanza con l’uscita dei conti trimestrali. Tutte in miglioramento le valutazioni degli analisti: il 15 aprile Goldman Sachs ha confermato la raccomandazione «buy» e alzato il target price a 126 euro, mentre il 13 aprile Barclays lo ha portato a 119 euro, giudicando il titolo «overweight» (sovrappesare). Il 10 aprile Ubs aveva confermato il «buy», indicando un obiettivo di prezzo di 135 euro.
Eni
Il titolo è quotato a Piazza Affari e a New York dal 1995. La società è presieduta da Claudio Descalzi, nominato nel maggio 2014. A metà settimana il titolo veniva scambiato a 23,4 euro per azione, +84% rispetto a un anno fa. Tutte in positivo le valutazioni degli analisti. Il 29 aprile Hsbc ha alzato a 22 euro il target price, mentre il giorno prima Kepler-Cheuvreux lo aveva portato a 24 euro. Il 27 aprile Equita Sim e Ubs avevano a loro volta confermato la raccomandazione «buy», indicando un prezzo obiettivo rispettivamente di 27,5 e 29 euro.
Campari
La società, che ha la sede legale nei Paesi Bassi, è attiva, oltre che nella produzione delle bevande analcoliche, anche nel settore delle bevande alcoliche dove figura tra i leader mondiali. Il titolo, quotato a Piazza Affari, valeva mercoledì scorso poco meno di 6,2 euro, in calo rispetto alla vigilia, mantenendo però un buon margine (+9,5%) rispetto a un anno fa e in crescita dell’11,3% nell’ultimo semestre. Nettamente positive le più recenti valutazioni, con Ubs che il 10 aprile scorso ha alzato il target price a 6,7 euro, mentre in precedenza (11 marzo) Intesa Sanpaolo lo aveva portato a 6,5 euro.
Webuild
Multinazionale italiana, ex Salini-Impregilo, opera nel settore delle costruzioni. Il titolo a Piazza Affari veniva scambiato mercoledì scorso intorno ai 2,5 euro per azione, in calo di poco più del 20% rispetto a un anno fa. Quanto ai giudizi delle banche d’affari, Equita Sim lo scorso 26 marzo, pur mantenendo la raccomandazione «buy», aveva tagliato il target price a 3,5 euro, mentre il 13 marzo Exane lo aveva ridotto a 2,8 euro e Mediobanca a 3,7 euro. Lo scorso 29 aprile la società ha annunciato le condizioni delle obbligazioni senior non garantite a tasso fisso, emesse di recente e riservate esclusivamente a investitori qualificati. L’importo complessivo ammonta a 500 milioni di euro, con un prezzo di sottoscrizione pari al 100% del valore nominale. La data di scadenza delle obbligazioni è l’8 maggio 2032 e la relativa cedola annuale è del 4,5%.
Tim
In attesa dei risultati trimestrali, che saranno comunicati dopo il cda in programma mercoledì 6 maggio, la società telefonica non presenta in Borsa particolari variazioni di prezzo. Mercoledì scorso 29 aprile il titolo veniva scambiato a poco meno di 0,67 euro per azione, più o meno sui livelli della vigilia, ma con un progresso consistente rispetto a un anno fa (+95%). Non a caso anche gli analisti sono concordi nel riconoscere alla società non solo la solidità attuale ma anche ottime prospettive per il futuro. Lo scorso 28 aprile Barclays ha confermato la raccomandazione «buy» e alzato il target price a 0,63 euro. Identico il giudizio espresso da Berenberg il 22 aprile, ma con un obiettivo di prezzo ancora superiore: 0,76 euro. Hanno confermato il «buy» anche Equita Sim (15 aprile) e Kepler-Cheuvreux (14 aprile), indicando target di prezzo rispettivamente di 0,73 euro e 0,80 euro.
Nexi
La società è in odore di delisting. Secondo il Financial Times il gruppo Cvc potrebbe offrire fino a 9 miliardi di euro per acquisirla. I rumors su questa offerta hanno fatto scattare al rialzo, mercoledì 29 aprile, il titolo della fintech, che a Piazza Affari, dove è quotata dal 2019, è cresciuta del 6,4% a 4,106 euro per azione, sui massimi da inizio anno. I giudizi degli analisti, tutti emessi precedentemente, sono invece orientati al ribasso. Il 17 aprile JP Morgan, pur confermando il «neutral», ha tagliato a 3,85 euro il target price. Altrettanto hanno fatto il 14 aprile Citigroup e Goldman Sachs, che a loro volta hanno indicato rispettivamente un prezzo obiettivo di 3,4 e 3,5 euro.
StMicroelectronics
Azienda italo-francese produttrice di componenti elettronici, è nata nel 1987 dalla fusione delle attività nel campo dei semiconduttori di Sgs Microelettronica (joint venture tra Olivetti e Telettra) e delle attività non militari di Thomson Semiconducteurs. È quotata a Parigi, a New York (dal dicembre 1994) e alla Borsa italiana dal 1998. Mercoledì 29 aprile il titolo a Piazza Affari valeva circa 44 euro, in forte rialzo rispetto alla vigilia. Tutti positivi i giudizi più recenti emessi da analisti e banche d’affari. Il 27 aprile Berenberg ha confermato la raccomandazione «buy» e alzato il target price a 53 euro, mentre Goldman Sachs, JP Morgan ed Exane li hanno fissati a 42, 48 e 47 euro rispettivamente. Il 24 aprile si erano espresse Oddo Bhf e Ubs: la prima ha confermato il giudizio outperform (farà meglio del mercato) e la seconda il «buy», con obiettivi di prezzo fissati rispettivamente a 50 e 49 euro. Quanto all’analisi tecnica di Teleborsa, aggiornata alle 14,46 del 29 aprile, la prima resistenza è indicata a 44.54 euro e la seconda a 50,39 euro, con un primo supporto a 38,69 euro e un secondo a 35,19 euro.
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