Dxelance ha nel nome la sua promessa: design insieme a elegance ed exellence. Il gruppo, che aggrega alcune delle migliori aziende italiane dell’arredamento e dell’interior design, ha costruito negli anni una collezione di marchi che rappresentano l’eccellenza del Made in Italy nel mondo. La sua performance in Borsa, però, non è stata finora così eccellente. Solo nell’ultimo anno, il titolo ha perso oltre il 60% del suo valore. Eppure, oggi gli analisti vedono una società che potrebbe trovarsi alle soglie di una ripartenza e una delle opportunità più interessanti di Piazza Affari con un possibile upside di oltre il 100%. Tutta questione di prospettiva?
Il conglomerato dell’abitare
Dexelance, fino al 2024 conosciuta come Italian Design Brands, è nata nel 2015 con l’obiettivo di consolidare un settore storicamente frammentato. Grazie a una serie di acquisizioni, negli anni è diventata un vero e proprio polo industriale italiano del lusso nell’arredo e interior design. Oggi il suo portafoglio conta 12 società e 15 marchi che coprono l’universo dell’abitare di fascia alta. Nel comparto arredamento figurano nomi come Gervasoni, Meridiani e Saba; nel settore delle cucine operano tra gli altri Binova e Miton, mentre nell’illuminazione il gruppo può contare su marchi riconosciuti come Davide Groppi, Axolight e Flexalighting. L’ecosistema è completato anche da progetti su misura per boutique del lusso, showroom, hotel e residenze di prestigio.
Il risultato è un conglomerato estremamente diversificato, con brand complementari e poche sovrapposizioni. Una caratteristica che permette al gruppo di presidiare segmenti differenti del mercato premium senza cannibalizzazioni interne. La forza del modello sta proprio nella capacità di mettere in comune funzioni commerciali, acquisti, marketing e presenza internazionale per competere su scala globale, mantenendo però l’autonomia creativa delle singole aziende.
La ripartenza è in vista
Il quadro operativo però rimane complesso. Il gruppo realizza circa il 75% del fatturato all’estero e ha quindi risentito della debolezza della domanda internazionale, delle tensioni geopolitiche e dell’incertezza macro. Nel primo trimestre dell’anno i ricavi sono saliti del 17% a 84,4 milioni di euro, grazie però soprattutto al consolidamento di Mohd, storico player italiano dell’arredamento di design e dell’e-commerce acquisito nel 2025 (la più grande operazione mai realizzata dal gruppo). Esclusa questa acquisizione, la domanda si è mostrata debole, soprattutto nel comparto arredamento di lusso. Idem per la redditività: l’Ebitda rettificato è salito a 5,7 milioni dai 5,3 milioni dell’anno precedente, ma al netto delle acquisizioni sarebbe risultato in forte calo. Anche il risultato netto è peggiorato, con una perdita di 3,8 milioni rispetto ai 2,6 milioni dell’anno prima. Sul fronte finanziario, l’indebitamento resta significativo, con una posizione finanziaria netta intorno ai 151 milioni di euro.
Tuttavia, la ripresa è vista arrivare nei prossimi mesi, grazie a diversi fattori, tra cui un miglioramento della domanda. Il management, infatti, punta a raggiungere 500 milioni di euro di ricavi entro il 2028, rispetto ai circa 370 milioni del 2025. Parallelamente è in corso un importante programma di efficientamento dei costi, che dovrebbe contribuire a stabilizzare la redditività. Dopo i primi risparmi ottenuti già nel primo trimestre, ulteriori benefici dovrebbero emergere già dalla seconda parte dell’anno grazie alla riduzione delle spese amministrative e di marketing. Alle buone prospettive contribuirebbe anche l’aumento di capitale da quasi 50 milioni di euro appena completato. L’operazione avrebbe infatti rafforzato la struttura patrimoniale del gruppo e restituito flessibilità finanziaria proprio nel momento in cui molte aziende del settore potrebbero diventare target interessanti di acquisizione.
Sottovalutato in Borsa
La storia borsistica di Dexelance è stata finora decisamente meno elegante delle sue collezioni. Dopo il debutto a Piazza Affari nel 2023 a 10,88 euro, oggi quota intorno a 2,30 euro. Negli ultimi 12 mesi, il titolo ha perso oltre il 60% riflettendo il rallentamento del settore, il deterioramento della redditività e i timori sul debito. Tuttavia, nell’ultimo mese, qualcosa si sta muovendo con un +21%.
Se il mercato resta scettico, gli analisti vedono i primi segnali di una possibile svolta. Banca Akros ha recentemente riavviato la copertura con una raccomandazione di acquisto (rating buy) e un prezzo obiettivo a 3,70 euro, che implica un potenziale rialzo di circa il 60%. Ancora più ottimista Equita, che mantiene un giudizio buy con target di prezzo addirittura a 5 euro. Rispetto alle quotazioni attuali, il potenziale upside supera il 115%. Secondo gli analisti, il miglioramento atteso nella seconda metà dell’anno, il controllo dei costi e il rafforzamento patrimoniale potrebbero rappresentare i catalizzatori per una progressiva rivalutazione del titolo.
I rischi non sono certo azzerati tra mercato finale ancora debole, elevata esposizione all’export, struttura organizzativa complessa e indebitamento da monitorare. Ma c’è anche un gruppo che possiede alcuni dei marchi più riconosciuti del design italiano, un azionista forte come Tamburi Investment Partners e una valutazione che, secondo gli analisti, sconta già gran parte delle difficoltà attuali. I lavori sono ancora in corso, la visibilità resta limitata, ma se il management riuscirà a sfruttare questa collezione di eccellenze, il valore finale potrebbe essere molto diverso da quello che oggi riflette il prezzo di Borsa.
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