L’oro torna a brillare. Le quotazioni del metallo giallo sono salite sui massimi da tre mesi, attestandosi oggi oltre i 4.636 dollari l’oncia con un rialzo dell’1,4%. La tendenza positiva sta riguardando anche l’argento (+1,2%) e il platino (+2%). Cosa sta succedendo ai preziosi?
I motivi del rialzo
A sostenere questo movimento rialzista è la recente debolezza del dollaro, in scia alla “manovra a sorpresa” del Tesoro americano che mercoledì ha annunciato l’intenzione di calmierare i tassi di interesse sul comparto obbligazionario comprando i T-Bonds. “Anche l’incertezza congiunturale americana resta latente e c’è grande attesa per i dati occupazionali di inizio settembre”, avvertono dal team market strategy di Mps.
Ma la debolezza del biglietto verde non è l’unica ragione. Gli Etf hanno ripreso a comprare in maniera massiccia il metallo prezioso con flussi che non si vedevano dallo scorso gennaio. Dopo due mesi consecutivi di deflussi, a luglio gli ETF globali garantiti da oro hanno registrato afflussi per 3 miliardi di dollari. L’Europa – trainata dal Regno Unito (875 milioni di dollari) e dalla Svizzera (657 milioni) – ha contribuito per 2 miliardi, facendo di luglio il secondo mese più forte dell’anno per gli investimenti in oro. Da inizio anno, Regno Unito e Svizzera hanno raccolto complessivamente oltre 5 miliardi di dollari.
“La dinamica – commenta Sandeep Rao, senior researcher di Leverage Shares – ricorda quanto accaduto a marzo, quando i fondi europei avevano guidato la ripresa dopo un’ondata di vendite partita dagli Stati Uniti: gli investitori hanno approfittato delle flessioni dei prezzi per ricostruire le proprie posizioni, anziché allontanarsi dall’oro”. Detto in altre parole, gli investitori europei avrebbero deciso di diversificare la loro esposizione rispetto al comparto tecnologico e dei semiconduttori caratterizzato da maggiore instabilità, tornando ad acquistare in prossimità dei 4.000 dollari l’oncia dopo la fine di una serie negativa dell’oro durata quattro mesi, e utilizzando il metallo prezioso come copertura rispetto all’incertezza sulle prospettive della Fed e alle persistenti tensioni tra Stati Uniti e Iran.
Ultimo, ma non per importanza, è l’acquisto da parte delle banche centrali. A luglio la Banca popolare cinese (PBoC) ha acquistato 19,9 tonnellate di oro, il maggiore incremento mensile degli ultimi quasi tre anni, portando a 21 mesi consecutivi la propria serie di acquisti. La Banca centrale dell’Uzbekistan ha portato gli acquisti netti da inizio anno a 41 tonnellate, diventando il secondo maggiore acquirente mai registrato in rapporto alle riserve detenute, mentre la Banca nazionale polacca si è posizionata al primo posto tra gli acquirenti ufficiali dopo aver incrementato le proprie riserve di 64 tonnellate a maggio.
“Per l’oro come asset, la ricerca di una maggiore sovranità e l’incentivo alla de-dollarizzazione suggeriscono che i prezzi potrebbero trovare ulteriore sostegno anche soltanto grazie alla domanda delle banche centrali”, conclude l’esperto.
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