Il mercato delle piccole e medie imprese di Piazza Affari torna a guardare con fiducia alla seconda parte dell’anno. Dopo un avvio prudente sul fronte delle matricole – da gennaio ne sono approdate quattro – il ritmo delle nuove quotazioni sul listino Euronext Growth Milan dovrebbe accelerare, con la prospettiva di raggiungere quota 215 società entro la fine del 2026, dalle attuali 205, secondo l’Osservatorio ECM Euronext Growth Milan di Irtop Consulting, che individua una serie di fattori in grado di sostenere una nuova fase di sviluppo del mercato dedicato alle pmi. Tra questi, l’avvio di nuove iniziative destinate ad aumentare liquidità e interesse degli investitori, come il progetto PMI2Change lanciato di recente da Banca Generali in collaborazione con Intermonte e Investlinx. Anche «la riforma della previdenza complementare entrata in vigore a inizio luglio è destinata ad accrescere progressivamente le masse gestite», osserva Anna Lambiase, ceo di Irtop Consulting, richiamando l’esperienza della Svezia, dove i fondi pensione rappresentano uno dei principali investitori del mercato azionario nazionale e svolgono un ruolo strutturale nel finanziamento delle imprese. Dall’estero, gli investitori hanno già inserito il listino ex-Aim Italia nei loro radar. Dei 125 investitori istituzionali presenti nell’azionariato di queste quotate, soltanto il 22% è italiano, mentre il restante 78% è straniero, con la Francia che rappresenta il principale investitore internazionale, seguita da Germania, Svizzera e Regno Unito.
La strada da fare è però ancora lunga. Se da un lato Euronext Growth Milan si conferma il listino più dinamico in termini di nuove quotazioni nel confronto con i corrispondenti mercati del continente, dall’altro resta ancora distante per dimensioni. La capitalizzazione complessiva di 11,1 miliardi di euro è infatti inferiore sia a quella di Aim Uk, che conta 609 società per circa 79 miliardi di valore, sia a Euronext Growth Paris, che riunisce 286 società per oltre 17 miliardi. Proprio questo divario evidenzia, però, il margine di crescita ancora disponibile. Considerata l’ampiezza del sistema delle pmi italiane, tra i più estesi d’Europa, questo mercato dispone di una base potenziale che potrebbe consentirgli di avvicinare nel tempo le dimensioni espresse dai principali mercati europei, con ricadute importanti anche per l’occupazione e la crescita del Paese.
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