Il cambiamento climatico non è più solo un problema ambientale. Nell’arco di pochissimo tempo è diventato una variabile economica, misurabile in punti di Pil persi, e oggi il fenomeno è molto più concreto: entra nelle nostre case, modifica il valore degli immobili e influenza le decisioni di acquisto. Il caldo estremo è diventato quindi un nuovo parametro del mercato immobiliare. Una casa che in estate raggiunge i 33-35 gradi senza climatizzazione richiederà infatti investimenti aggiuntivi, consumerà più energia e potrebbe perdere attrattività rispetto a edifici più efficienti.
Le ondate di calore in Europa sono più frequenti, più intense e soprattutto più lunghe e la questione non è più rimandabile. In Italia il numero di giorni con temperature superiori ai 35 °è raddoppiato in molte aree negli ultimi 30 anni, con punte che interessano ormai anche il Nord.
Così se il valore di una casa è sempre dipeso dalla sua posizione, dalla metratura, e dallo stato abitativo, oggi una nuova maxi variabile si aggiunge al computo e comprende l’esposizione al sole; la capacità dell’involucro edilizio di limitare il surriscaldamento; l’isolamento della copertura; la presenza di schermature solari; la ventilazione naturale; l’efficienza degli impianti di raffrescamento. Insomma tutta una serie di caratteristiche termiche. Gli interventi possibili sono molteplici ma il colore e i materiali esterni delle abitazioni sono i primi elementi da considerare. I cosiddetti “tetti freschi”, realizzati con materiali riflettenti e colori chiari, sono in grado di ridurre la temperatura interna di oltre 3 gradi centigradi, secondo l’Agenzia per la protezione ambientale degli Stati Uniti. Inoltre le pareti esterne possono essere trattate con vernici riflettenti o rivestite con pannelli chiari per migliorare il comfort termico. In generale, le pompe di calore sono tra i dispositivi più efficienti per raffrescare gli ambienti e ridurre il carico sulla rete elettrica.
Tuttavia, durante le ondate di calore, i blackout diventano sempre più frequenti. Per garantire dunque continuità di funzionamento è consigliabile abbinarle a sistemi fotovoltaici con batterie di accumulo. In assenza di un impianto fisso, anche le batterie portatili agli ioni di litio possono offrire un supporto temporaneo, alimentando ventilatori e dispositivi essenziali.
In altre parole, due appartamenti identici possono offrire condizioni di comfort completamente diverse durante un’ondata di calore a seconda delle dotazioni. E questa differenza ha ormai un prezzo.
L’International Labour Organization stima che entro il 2030 lo stress termico provocherà perdite di produttività equivalenti a circa il 2,2% delle ore lavorative mondiali. Un trend che riguarda anche il patrimonio immobiliare e il suo valore. Secondo l’International Energy Agency il raffrescamento rappresenta una delle componenti della domanda elettrica mondiale con la crescita più rapida. Entro il 2050 il numero di climatizzatori potrebbe superare i 5 miliardi di unità installate nel mondo. Questo significa che il costo energetico di un’abitazione diventerà sempre più importante nella valutazione economica. Gli analisti immobiliari parlano sempre più spesso di “climate premium”: il premio riconosciuto agli immobili più resilienti agli effetti del cambiamento climatico.
Una variabile che non riguarda solo il rischio idrogeologico o la vicinanza al mare, ma anche la capacità dell’edificio di mantenere temperature interne confortevoli con consumi energetici contenuti
Ma quanto costa rendere una casa a prova di caldo e di valore climatico? L’adattamento può essere realizzato con interventi molto diversi tra loro: dalle schermature solari alle pellicole riflettenti sui vetri, dalla vernice anti sole al tetto ventilato, non mancano le soluzioni che possono accompagnare un buon impianto di condizionamento. Ovviamente i costi variano a seconda degli interventi. Ma l’efficacia e la resa sono assicurate: le simulazioni energetiche mostrano che una riqualificazione ben progettata può ridurre la temperatura interna estiva di 2-5 °C; diminuire del 30-60% il fabbisogno di raffrescamento e abbassare contemporaneamente anche i consumi invernali. Per una famiglia italiana il risparmio energetico può arrivare a diverse centinaia di euro l’anno, variando in funzione della zona climatica e dell’utilizzo del climatizzatore.
Diversi studi europei mostrano che gli edifici con migliori prestazioni energetiche possono registrare premi di prezzo compresi tra il 5% e oltre il 15%, mentre quelli energivori rischiano sconti sempre più marcati, anche per effetto delle future normative europee sulla riqualificazione del patrimonio edilizio. Finora l’attenzione era concentrata soprattutto sul riscaldamento. Nei prossimi anni il vero discriminante potrebbe diventare la capacità di mantenere la casa fresca durante l’estate.
Il caldo estremo, quindi, non rappresenta soltanto un costo per l’economia nel suo complesso. Sta ridefinendo il mercato immobiliare, trasformando l’efficienza estiva da elemento accessorio a componente strutturale del valore di una casa.
Il tema assume un peso particolare in Italia, dove oltre il 70% degli edifici residenziali è stato costruito prima dell’introduzione delle moderne normative sul risparmio energetico. Molte abitazioni sono state progettate per trattenere il calore durante l’inverno, senza considerare estati con temperature superiori ai 35 ° per settimane consecutive
Sebbene gli interventi possano richiedere investimenti iniziali significativi, in molti casi il tempo di ritorno economico si colloca tra gli 8 e i 15 anni grazie al minor consumo energetico, all’aumento del valore dell’immobile e alla maggiore facilità di vendita o locazione.
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