Tassi più alti a lungo. È questa una delle probabili conseguenze dello shock energetico causato dalla guerra in Iran con riflessi inevitabili anche sull’entità delle rate mensili dei mutui. L’impennata dei prezzi del petrolio e del gas spinge gli operatori di mercato a prezzare la possibilità di un primo aumento del costo del denaro da parte della Bce già nella riunione del prossimo 30 aprile, anche dall’Eurotower per il momento prevale la cautela sulle prossime mosse sui tassi. La presidente della Bce, Christine Lagarde, ha spiegato come sia ancora troppo presto per stabilire se l’attuale shock energetico sia transitorio o richieda un aumento dei tassi di interesse. Se quindi la prima stretta monetaria non si materializzerà questo mese, con ogni probabilità avverrà nella successiva riunione di giugno, per poi replicare dopo l’estate a seconda di come evolverà l’inflazione. Secondo gli analisti questa volta la Bce non aspetterà molto a lungo prima di agire in quanto alla luce della lezione del 2022, quando sottovalutò la vischiosità dell’inflazione, probabilmente interverrà in anticipo.
La guerra in Medio Oriente rappresenta di certo un punto fondamentale per capire come si muoverà l’istituto di Francoforte in tema di politica monetaria in quanto il caro dell’energia rischia infatti di portare l’inflazione nell’eurozona ben sopra la soglia target del 2%. “Se il conflitto con l’Iran dovesse persistere, la Bce potrebbe alla fine effettuare più di due rialzi dei tassi e potrebbe persino prendere in considerazione aumenti di 50 punti base”, è l’indicazione di Reinhard Cluse, capo economista in Europa di Ubs.
La situazione oggi
In questa situazione di limbo attendendo di capire le mosse della Bce, i costi per finanziare l’acquisto della casa per il momento non hanno subito ancora importanti scrolloni. A fine marzo, stando alle rilevazioni di MutuiOnline, il tasso medio dei mutui a 20 e 30 anni fissi si attestava in area 3,28%, in calo rispetto al 3,42% registrato a febbraio, mentre il tasso variabile era passato dal 2,64% al 2,55%. Per trovare condizioni migliori di quelle attuali bisogna tornare indietro di quasi 4 anni. Guardando allo storico del tasso variabile, per individuare condizioni di finanziamento migliori rispetto a quelle attuali è necessario risalire all’ultimo semestre del 2022, quando il TAN medio si attestava sotto al 2%.
Volgendo lo sguardo invece al tasso fisso, gli interessi risultano sostanzialmente stabili da quasi un anno. Per trovare condizioni leggermente più favorevoli rispetto a quelle attuali è necessario tornare al periodo compreso tra giugno 2024 e giugno 2025, quando il TAN medio restava sotto quota 3%.
Cosa può succedere
Come detto, le previsioni degli analisti le stime parlano di un possibile rialzo di 25 punti base tra la riunione in programma a fine mese e quella di giugno. «Se questo dovesse accadere – indica Matteo Favaro, COO & Managing Director Financial Products Italy di MutuiOnline.it – il TAN medio dei mutui a tasso variabile si alzerebbe dal 2,61% registrato in queste prime settimane di aprile al 2,86%». Prendendo in considerazione un mutuo a 20 anni da 100mila euro ciò si tradurrebbe in un aumento della rata mensile pari a 12 euro (da 535 a 547 euro), per una spesa totale sull’intera durata del finanziamento che salirebbe di quasi 3.000 euro in totale. Per quanto riguarda i mutui a tasso fisso, che oggi hanno un TAN medio del 3,36% (rata 573 euro, 38 euro al mese in più del variabile), «risulta più difficile prevedere come si evolveranno i tassi d’interesse vista l’attuale contesto geopolitico particolarmente instabile, argomenta l’esperto di MutuiOnline.
Come decidere
Per chi deve scegliere adesso che tipo di mutuo accendere, l’attuale convenienza del tasso variabile può gradualmente erodersi in un contesto di marcato rialzo dei tassi; soprattutto se tali aumenti si consolideranno del tempo, pesando sulle rate dei primi anni di finanziamento, quelli in cui la componente interessi pesa di più. Il tasso fisso diventa vincente soprattutto se l’orizzonte di chi accende il mutuo coincide con una fase in cui la Bce è destinata a stringere ancora, perché il vantaggio del variabile iniziale tende a ridursi molto rapidamente. Con due rialzi dei tassi da 25 punti base, il variabile salirebbe virtualmente al 3,11%, avvicinandosi molto all’entità attuale del fisso e il margine di risparmio si assottiglia fino a passare in zona di svantaggio nel caso di un terzo aumento del costo del denaro nell’Eurozona. Pertanto, già con due o tre rialzi dei tassi l’opzione di ancorare la rata con un tasso fisso diventa interessante per chi vuole stabilità e non intende esporsi a oscillazioni future. In pratica, chi sceglie il fisso oggi “compra” una polizza contro un corposo aumento dei tassi e quindi delle rate.Nello scenario di due o tre rialzi dei tassi si accende la sirena di allarme pure per chi ha già un mutuo variabile in essere. Per chi vuole evitare di vedere nei prossimi mesi la rata impennarsi può quindi essere ragionevole valutare le attuali offerte di surroga passando al fisso prima che l’aumento dei tassi di interesse e delle rate si concretizzi.
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