Il regalo giusto per il battesimo? Un bel fondo pensione intestato al neonato: non è mai troppo presto. Nonostante si stia facendo sempre più largo la consapevolezza che non è saggio affidarsi solo alla pensione pubblica, visto lo squilibrio demografico, nel nostro Paese la previdenza complementare continua a non spiccare il volo (solo il 38% dei Tfr viene destinato a un fondo pensione, con percentuali sotto la media per gli under 35). Ma per godere appieno dei vantaggi del secondo pilastro la chiave è il tempo: prima si fa meglio è. I motivi sono tanti.
I vantaggi dell’adesione precoce
Tanto per cominciare, minore è l’età di adesione maggiore la convenienza nello scegliere prodotti con una forte componente azionaria, che sul lungo termine in media danno rendimenti più alti rispetto a quelli garantiti, più adatti a persone vicine all’addio al mondo del lavoro.
Secondo, maggiore è il tempo di permanenza, minore è la tassazione in caso di ritiro anticipato di parte dei soldi versati: per ogni anno dopo il quindicesimo, la ritenuta fiscale si riduce dello 0,30%, passando dal 15% fino a un minimo del 9%.
Terzo, per poter ritirare parte del capitale per eventi straordinari (come l’acquisto della prima casa) bisogna aspettare almeno otto anni dal momento dell’apertura del fondo: chi viene iscritto già in culla può attingere prima al tesoretto. Ultimo ma non per ultimo, i contributi versati dai genitori per i propri figli possono essere dedotti. E per godere dei vantaggi basta attivare un fondo aperto con un importo minimo iniziale per congelare la data, anche senza effettuare altri versamenti.
L’interesse della politica
L’idea inizia a solleticare anche la politica, con il Trentino Alto Adige che ha offerto un incentivo all’iscrizione a forme di previdenza complementare per i nuovi nati: 1.100 euro in cinque anni versati dalla Regione a fronte di un contributo minimo della famiglia. Un successo, con circa 17mila domande in sei mesi. E durante la discussione della manovra 2026 si era ventilata l’ipotesi di introdurre un’iniziativa simile a livello statale tramite l’Inps.
La portabilità
Un’esigenza nascente che anche banche, assicurazioni e gestori cercano di intercettare. Ad esempio, Arca Fondi ha lanciato PreviYoung all’interno del progetto Previverso, sviluppato con Talents in Motion per aumentare la conoscenza della previdenza integrativa. PreviYoung funziona grazie a voucher acquistati dalle aziende e assegnati ai dipendenti per effettuare versamenti in Arca Previdenza o per aprire un fondo intestato ai propri figli. In generale, si possono iscrivere i bimbi a qualsiasi fondo aperto. Fra i gruppi che promuovo questo tipo di prodotti citando esplicitamente questa possibilità ci sono, per fare alcuni esempi, Intesa Sanpaolo, Unipol, Unicredit e Crédit Agricole.
Il 1° luglio scatta la riforma del Tfr
Una spinta fondamentale al comparto dei fondi pensione è poi attesa dal 1° luglio, quando il settore sarà investito da una piccola rivoluzione: entreranno infatti in vigore le nuove norme introdotte dalla legge di bilancio che stabiliscono il meccanismo del silenzio-assenso sul Tfr. Il trattamento di fine rapporto dei nuovi assunti verrà automaticamente destinato a un fondo pensione, a meno che il lavoratore non indichi esplicitamente il contrario.
E non è l’unica novità: è salito anche il limite di deducibilità dei contributi volontari (a 5.300 euro). Fra i cambiamenti, poi, spicca la portabilità del Tfr da un fondo all’altro dopo due anni dall’adesione senza perdere il contributo del datore di lavoro (la misura – particolarmente invisa ai sindacati che temono l’indebolimento dei fondi chiusi – partirà il 31 ottobre).
Il Life cycle
Previste poi nuove regole per l’individuazione del comparto di destinazione del Tfr. I lavoratori iscritti col silenzio-assenso saranno abbinati a profili d’investimento «caratterizzati da differenti profili di rischio rendimento, tenendo conto in particolare dell’orizzonte temporale». Il richiamo è ai percorsi Life cycle che adattano automaticamente il rischio in base all’età dell’iscritto. Si tratta di un punto chiave: al momento, infatti, secondo i dati dell’osservatorio di Arca Fondi, circa il 63% degli iscritti ha profili troppo conservativi. Errore che, ipotizzando un contributo annuo alla previdenza di 3.000 euro circa, può arrivare a “costare” a chi opta per il garantito rispetto al Life Cycle anche 60.215 di mancati rendimenti.
Flessibilità in uscita
Prevista anche maggiore flessibilità in fase di riscatto (ancora in modalità di definizione), con due novità principali. Primo, la parte liberamente richiedibile in forma di capitale sale al 60% (dal 50%) del montante. Secondo, sono previste modalità di erogazione direttamente a cura del fondo pensione, con opzioni aggiuntive come una rendita a durata definita, prelievi entro limiti collegati a tale rendita ed erogazioni frazionate per un periodo non inferiore a cinque anni.
Il ruolo delle Risorse umane
«Le novità in arrivo in arrivo spingeranno gli Hr a modificare radicalmente l’approccio ai temi della previdenza complementare: sarà infatti la funzione Risorse Umane ad avere la responsabilità di aiutare i dipendenti a compiere scelte consapevoli in merito al loro futuro previdenziale», spiega Marco Basilico, responsabile Direzione Istituzionali e Previdenza di Arca Fondi Sgr a Moneta.
Non a caso, il gruppo ha dedicato una tre giorni di lavoro, sempre nell’ambito Previverso, proprio al ruolo dell’Hr in questo periodo di transizione. «Bisogna spiegare i vantaggi della previdenza complementare e le nuove regole che in un primo momento impatteranno soprattutto sui giovani alla prima assunzione e su coloro che cambiano azienda. I giovani sono quelli che a oggi aderiscono meno della media ai fondi pensione proprio perché manca un’adeguata informazione finanziaria», continua Basilico.
A questo proposito, Patrizia Fontana, presidente e fondatrice di Talents in Motion, ha sottolineato: “La previdenza complementare è un tema poco sexy, ma con Previverso siamo riusciti a dare contenuti sempre nuovi che si intrecciano con quelli di partenza. Un’evoluzione del portare la cultura previdenziale in azienda. Il nostro obiettivo era proprio coinvolgere gli Hr director perché abbiamo bisogno della spinta gentile delle Risorse Umane. Il motivo è molto semplice: la previdenza complementare è un bisogno e c’è necessità di qualcuno che aiuti a riconoscerlo, cosa che purtroppo non sempre avviene”.
Il nodo fiducia
Ma c’è dell’altro: «Altro tema fondamentale è la fiducia: in passato alcune riforme hanno peggiorato le condizioni accordate alla previdenza complementare, tradendo la fiducia degli aderenti. Per recuperarla, purtroppo, serve molto tempo. Per questo, sarebbe consigliabile garantire un quadro normativo stabile e prevedibile, in grado di preservare nel lungo periodo i benefici per gli aderenti», aggiunge Basilico.
Come spiega Basilico, il silenzio-assenso offre l’occasione per attivare un circolo virtuoso: «Se aumentiamo la quota di chi aderisce alla previdenza complementare anche solo attraverso il Tfr, aumentiamo anche le risorse che i fondi pensione possono riversare nell’economia reale e nel mercato italiano, cosa che permetterà alle aziende di investire favorendo la crescita, consentendo l’aumento dei salari e contribuendo anche ad arginare fenomeni come la fuga dei cervelli. Si tratta quindi di un meccanismo che ha il potenziale di aumentare la produttività, rilanciare il Pil e ridurre il debito pubblico».
Il caso concreto
Un esempio del ruolo che possono avere le risorse umane nel campo della previdenza complementare arriva dalle parole di Alessandra Colombo, Hr director di Swarovski Sud Europa, presente a Previverso: “Con Previverso abbiamo organizzato corsi di formazione per i dipendenti sia sulla previdenza in generale sia sulla previdenza complementare: è anche questa una forma in un certo senso di cura del benessere dei lavoratori. Si tratta di una grande opportunità di far star meglio le persone avvicinandole a un tema importante. Sono argomenti che non bisogna abbandonare ma riprendere ciclicamente per creare una vera e propria cultura al riguardo. Dobbiamo opporci al messaggio del: non avremo mai una pensione. Dobbiamo spiegare che c’è il tempo per attrezzarsi e che non ci si deve far trovare scoperti e spaventati”.
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