Si chiama revenge saving, ovvero risparmio di “rivalsa” (o di rivincita), la nuova tendenza che si sta diffondendo in Italia, soprattutto tra i giovani. Una specie di “ribellione” che passa dal conto corrente, di fronte a stipendi bassi, affitti alle stelle e costo della vita in aumento. Non più spese impulsive per il desiderio di avere tutto e subito o per compensare stress e frustrazione, ma un accumulo strategico in un mondo che non è a misura dei giovani.
Negli Stati Uniti, le fasce di popolazione under45 partecipano sempre più spesso a mesi di spesa ridotta o “senza acquisti”: cucinano a casa, disdicono gli abbonamenti ricorrenti e rimandano gli acquisti non essenziali per destinare più denaro al risparmio, secondo un recente sondaggio di Forbes. Nel Regno Unito, oltre sei giovani su dieci tra i 25 e i 34 anni dichiara di adottare pratiche di revenge saving, smettendo di usare il denaro come valvola emotiva. In Italia, il 62,5% si dedica al revenge spending almeno una volta al mese, secondo l’Osservatorio Consumi e Risparmio di SumUp 2026. Un comportamento diffuso soprattutto tra i più giovani (Gen Z e Millenial).
A differenza dei tradizionali comportamenti di risparmio basati sulla pianificazione a lungo termine, il revenge saving presenta una componente emotiva. Riflette non solo una decisione finanziaria razionale, ma anche una reazione alle opportunità mancate, all’incertezza economica, alla percezione che il sistema non sia costruito per garantire sicurezza futura. «Nel Regno Unito è stato un effetto diretto dell’inflazione post-pandemia, in Cina si è legato al tang ping, il rifiuto della pressione sociale, mentre in Italia è la risposta di chi ha deciso di prendere il controllo da solo», spiega il divulgatore finanziario Marco Casario, di fronte a prezzi degli immobili spropositati, salari stagnanti e incertezza sul sistema pensionistico. Secondo il Pension Index dell’Edufin Index 2025 di SDA Bocconi/Alleanza Assicurazioni, i giovani attribuiscono al sistema pensionistico un livello di fiducia molto basso, pari a 41 su 100. «Il problema non è la mancanza di disciplina dei giovani. – continua Casario – Il problema è un sistema che li ha tenuti nell’ignoranza finanziaria per anni, nessuno gli ha mai insegnato come funziona il denaro».
Da tendenza a metodo
Il punto di partenza è ribaltare la sequenza tradizionale dove non si risparmia ciò che avanza, ma si mette da parte una quota appena arriva lo stipendio, prima ancora di iniziare a spendere. «Se il denaro non lo vedi, non lo spendi», sintetizza Casario, ricordando come oggi oltre il 54% dei giovani Gen Z riesce a mettere da parte una quota del proprio reddito, ma senza una strategia precisa e ciò che resta a fine mese non è ciò che viene pianificato all’inizio.
Bisogna invece ribaltare questa logica: da risparmio passivo a intenzionale. Il secondo è dare un obiettivo concreto al risparmio. Non un generico “mettere da parte per il futuro”, ma qualcosa di tangibile che renda evidente il perché dello sforzo: un fondo di emergenza, un capitale per un progetto. In questo modo, il revenge saving non è una rinuncia, ma diventa una ridefinizione delle priorità.
A fare la differenza è anche la tecnologia. Automatizzare il processo, infatti, aiuta a eliminare la componente emotiva. «Il sistema funziona anche quando sei stanco o sotto pressione – precisa Casario – Non è una questione di forza di volontà, ma di struttura». In questo scenario, anche l’intelligenza artificiale sta iniziando a giocare un ruolo chiave. Strumenti digitali e piattaforme evolute permettono di impostare obiettivi, monitorare i progressi e costruire piani personalizzati in modo sempre più intuitivo.
Come ogni tendenza, anche questa ha i suoi limiti. Il principale rischio è fermarsi all’accumulo. Troppa liquidità parcheggiata su conti a basso rendimento fa perdere potere d’acquisto e opportunità di crescita, soprattutto in un contesto inflattivo. Ma il potenziale c’è ed è significativo. Infatti, se strutturato correttamente, il revenge saving può rappresentare il primo passo verso una gestione del denaro più consapevole.
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