Chiamatelo eccesso di zelo, errore amministrativo, necessità di fare cassa o semplicemente autogol, un fatto è certo: la macchina burocratica dell’Agenzia delle Entrate sta (auto)sabotando la Rottamazione Quinquies, che a differenza del passato aveva una serie di novità importanti che avrebbero potuto renderla significativamente importante sotto il profilo del gettito. A un pugno di giorni dalla scadenza della prima rata prevista per il 31 luglio sono partite una raffica di intimazioni e di cartelle esattoriali verso centinaia di migliaia di persone non in regola.
Si tratta di circa 11 milioni di cartelle esattoriali. L’Agenzia delle Entrate nei giorni scorsi ha spiegato al Giornale e Moneta che «le lettere di compliance calendarizzate per il mese di luglio rappresentano il 9% del totale annuale». Insomma, normale prassi, anzi rispetto all’anno scorso sono state il 40% in meno, ma questo non è bastato a mitigarne gli effetti negativi. Di queste, quelle dirette ai morosi «seriali» sarebbero circa 1 milione, con circa 750 mila procedure di riscossione forzata avviate con fermo amministrativo e ipoteca sugli immobili per debiti superiori a 20 mila euro. Si tratta di contribuenti su cui l’azione di riscossione è fondata e ha margini per andare a buon fine. Come sappiamo il viceministro dell’Economia con delega alle Finanze Maurizio Leo ha impresso alla «pace fiscale» una robusta sterzata, i frutti dell’evasione scoperta (record rispetto agli anni del centrosinistra al governo) gli stanno dando ragione con 36,2 miliardi recuperati nel 2025.
Per il resto, alla vigilia della cosiddetta «moratoria estiva», in gran parte sarebbero le cartelle escluse dalla rottamazione (molte delle quali inesigibili) che non possono neppure essere rinegoziate con la legge 3 sul sovraindebitamento, l’unica norma sulla cui applicazione peraltro i tribunali si muovono a macchia di leopardo. Si tratta di intimazioni a pagare entro cinque giorni dal ricevimento, inviate in automatico alla scadenza della definizione delle cartelle rottamabili o meno, perché così ci chiede l’Europa secondo i piani del Pnrr. Già, perché negli accordi del Recovery Plan in cambio dei fondi Ue post Covid firmati da Giuseppe Conte l’Italia ha sottoscritto l’impegno ad aumentare del 40% le azioni di compliance legate alla riscossione, come aveva anticipato Il Giornale già nel 2021, perché l’azione esecutiva dell’ex Equitalia aveva fallito e l’Europa voleva un segnale di inversione di rotta sui 200 miliardi di «nero» che sfuggono alle casse dello Stato.
«Sarebbe auspicabile che l’utilizzo della finestra di sospensione introdotta dall’articolo 10 del dlgs. 1/2024 fosse accompagnato da una vera ingegnerizzazione del calendario degli invii nell’arco dell’anno – spiega il commercialista romano Gianluca Timpone – Concentrare avvisi bonari, comunicazioni di irregolarità, esiti di controlli formali e, parallelamente, notifiche di accertamento e liquidazioni definitive, proprio nel periodo in cui gli studi sono già impegnati nella gestione delle dichiarazioni dei redditi e delle scadenze di versamento, produce molti effetti critici».
Più di un contribuente che voleva sottoscrivere la Quinquies si potrebbe trovare spiazzato: che faccio, lascio perdere le intimazioni? Con il rischio che l’Agenzia della Riscossione faccia azioni esecutive e mi pignori la giacenza sul conto corrente senza nemmeno il via libera del giudice (compresa la quota di sopravvivenza)? O pago la prima rata della Quinquies, sapendo che in futuro se non ne pagassi due perderei tutti i benefici?
Come sappiamo, il pignoramento di stipendi, pensioni, conti correnti o altri crediti del debitore potrebbe scattare anche nei confronti di terzi, ovvero direttamente dal cliente che deve pagare il soggetto titolare di partita Iva, incrociando banche dati del Fisco e fatture elettroniche ma paralizzando di fatto ogni entrata del contribuente cui viene impedito di lavorare. In molti nelle scorse settimane hanno segnalato al Giornale che alcune fatture sono state «decurtate» alla fonte dall’Erario in presenza di debiti. L’unico modo per sfuggire ai pignoramenti è essere nullatenenti e disoccupati.
In Italia c’è stata una demonizzazione dei contribuenti morosi, considerati «evasori», ovvero persone che decidono scientemente di non pagare il dovuto o soggetti che non dichiarano al Fisco tutti i soldi percepiti o da percepire. Quando in realtà – lo dimostrano i magazzini della Riscossione, pieni di cartelle intestate a oltre 22 milioni di persone per un controvalore di oltre 1.331 miliardi, di cui appena 93 realmente esigibili – si trattava di soggetti che hanno dichiarato il giusto ma si sono trovati in difficoltà a pagare il dovuto. Per crisi economica, caro bollette, eccetera. Il resto è sostanzialmente carta straccia, come ricorda il professionista milanese Francesco Zappia, founder di Lexcelsior – Tax & Law Firm Group: «Molti degli importi iscritti a ruolo sono considerati dalla stessa Agenzia di difficile o impossibile recupero. Significa continuare a notificare atti che non generano gettito ma alimentano contenzioso, con un magazzino che si dilata e appesantisce uffici e giustizia tributaria». Un magazzino destinato comunque a svuotarsi perché da un paio d’anni se lo Stato non recupera il dovuto in cinque anni il debito si prescrive.
Peraltro a giorni sapremo anche quanti Comuni avranno deciso di estendere i benefici della Quinquies (niente mora e niente interessi) ai tributi locali dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2023 non pagati – Imu, Tari, Tasi, sanzioni al Codice della strada – affidati all’ex Equitalia risparmiando su interesse e sanzioni. I Comuni del Centro-Sud sembrano più orientati a farlo, Milano e altre città del Nord si sarebbero già sfilate. Dal 15 settembre 2026 sapremo grazie all’Agenzia della Riscossione quali saranno le ulteriori cartelle rottamabili dal giorno dopo e fino al 31 ottobre. I pagamenti saranno bimestrali (rateizzabili fino a 9 anni al 3%) a partire da 100 euro con scadenze dal 31 gennaio 2027.
Tra i vantaggi della Quinquies c’era lo stop a controlli automatici o formali, avvisi di liquidazione, avvisi bonari e compliance. Tra le criticità, oltre all’assenza del saldo e stralcio che ha fatto la fortuna della Rottamazione Ter, sappiamo che è rimasto fuori proprio la fetta di contributi dichiarati e non versati. E sappiamo anche che la Rottamazione non ha azzerato le pregresse decadenze dalle rateazioni, generando debiti monstre da pagare in una volta sola. E qui torniamo al problema: se da una parte aderisco, ma dall’altra la Riscossione mi pignora i conti per la parte restante non rateizzabile, non potrò pagare comunque la Rottamazione, né le cartelle intere con le sanzioni. Inoltre, aver escluso dalla Quinquies coloro che erano in regola con la Quater – che aveva però un limite di rateazione in 5 anni – rischia di far decadere migliaia di contribuenti, anche quelli della Quater.
Perché allora mandare decine di migliaia di avvisi di intimazione sulle cartelle non rottamabili con pagamenti anche cospicui a cinque giorni? Peraltro, il contribuente può sempre chiedere l’annullamento dell’atto presentando un’istanza di autotutela all’ente creditore oppure, nei casi previsti, ricorrendo all’autorità giudiziaria competente, congelando così l’azione della riscossione. L’intimazione si sarebbe potuto inviare tra settembre e fine anno, non c’era questa fretta che gioca contro questo esecutivo, fatte salve le situazioni urgenti e le cartelle vicine alla prescrizione. Perché in qualche modo avverte il contribuente che, se non paga l’intimazione, rischia di non poter onorare la Quinquies in caso di pignoramenti. Al ritorno dagli ombrelloni a settembre sapremo se la Rottamazione ha funzionato oppure no e se la sinistra accuserà il governo di aver «favorito l’evasione fiscale» per l’ennesima volta.
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