Non esiste sovranità senza sicurezza alimentare, un tema antico ma tornato prepotentemente sotto i riflettori con l’aumento delle tensioni geopolitiche: in pochi anni abbiamo vissuto lo spettro corsie vuote nei supermercati dopo lo scoppio della guerra in Ucraina – il granaio d’Europa – e la crisi dei fertilizzanti per il blocco di Hormuz, visto che dallo Stretto passa circa il 45% dell’urea necessaria a produrli, con l’allarme carestia mondiale lanciato all’indomani dell’inizio del conflitto in Iran. Senza dimenticare i rincari del gasolio agricolo che impattano sui prezzi del cibo e sulla sostenibilità delle aziende agricole.
Proprio le tensioni geopolitiche sono stati uno dei temi al centro del panel Tradizione e sostenibilità: la sfida dell’agri-food del primo Forum Moneta, moderato da Hoara Borselli. Protagonisti Federico Vecchioni, presidente esecutivo di BF, Vincenzo Gesmundo, segretario generale di Coldiretti, lo chef Davide Oldani e Fabrizio Palermo, ceo di Acea.
Contro Bruxelles
In particolare, Gesmundo ha sottolineato proprio i danni prodotti dalla guerra: «Cibo è uguale a pace, senza la pace il cibo vive drammatiche situazioni per essere prodotto – ha sottolineato – Noi non abbiamo più i concimi, non abbiamo più i fertilizzanti, non abbiamo più il costo del gasolio a livelli accettabili e tutto questo incide pesantemente sui processi di produzione che devono generare poi il cibo. Per noi è un fattore di criticità enorme».
Per il cibo made in Italy, la sfida non è certo isolata, ma si aggiunge alla minaccia della diffusione dei cibi ultraprocessati a cui Coldiretti ha dichiarato guerra aperta, annunciando una class action e spiegando di essere pronta «a denunciare alla Corte di giustizia per crimini contro l’umanità» chi sta chiudendo gli occhi. Ovvero l’Ue, come spiega Gesmundo senza usare mezzi termini: «Il cibo sano serve alle persone per mantenersi sane, mentre il cibo malato crea malati. Siamo talmente convinti che stiamo andando avanti anche rispetto all’Europa che fa finta di girarsi dall’altra parte». E ancora: «Ci sono delle entità europee che fanno finta che questo problema non esista. Noi in Italia, a Parma, abbiamo un entità che si chiama Efsa (Autorità europea per la sicurezza alimentare), che dovrebbe vigilare, ma non si è mai pronunciata». Gesmundo snocciola dati impressionanti: i cibi ultraprocessati «sono responsabili di 11 milioni di morti all’anno nel mondo, di cui 3 in Europa» con un aumento del diabete di tipo 2 fra i giovani sotto i 30 anni e una conseguente pressione insostenibile sui Sistemi sanitari nazionali.
Lo spreco dell’acqua
Strettamente intrecciato al tema dell’agricoltura, quello dell’acqua e della lotta agli sprechi: l’oro blu è una risorsa sempre più strategica anche alla luce del riscaldamento globale. Come ha ricordato Palermo, «l’acqua è sempre stata la Cenerentola delle grandi infrastrutture, e oggi sconta un sotto-investimento strutturale. In Italia, si perde il 42% dell’acqua immessa in rete, e circa il 22% delle infrastrutture idriche ha più di 50 anni». Per questo l’amministratore delegato di Acea, che ha stanziato 3,5 miliardi per la riduzione delle perdite idriche nel periodo 2017-2029 e sta lavorando a grandi opere come il raddoppio dell’acquedotto Peschiera, a Davos ha «presentato un paper e misurato la sfida a livello globale: un gap di 6.500 miliardi di euro di investimenti che è anche opportunità di sviluppo – ha spiegato – L’infrastruttura idrica deve essere gestita per garantire economie di scala, come sono gestite le grandi reti. Serve un modello capace di combinare risorse pubbliche, capacità industriale e capitale privato, rendendo gli investimenti infrastrutturali sempre più bancabili». Un ruolo chiave l’avrà la finanza sostenibile: «Strumenti come i Blue Bond consentono di indirizzare capitali verso investimenti direttamente collegati a tutela, efficienza e resilienza della risorsa idrica. Acea ha emesso un Blue Bond, per un importo complessivo di 500 milioni di euro e una durata di sei anni».
Il manager ha ricordato come a livello europeo servano investimenti nel comparto per 1.700 miliardi: senza un intervento ci saranno impatti negativi non solo sull’agricoltura ma anche sull’industria e sullo sviluppo di AI e data center, il cui funzionamento dipende anche dalle enormi quantità di acqua necessarie per il loro raffreddamento. Palermo è anche intervenuto sul tema della qualità dell’acqua, minacciata dalle contaminazioni di nanoplastiche, Pfas e antibiotici, sullo sviluppo dei depuratori come nuove fonti di acqua impiegabile anche in agricoltura, sui bacini di accumulo per recuperare la pioggia e sul nodo tariffe: «In Italia una famiglia di quattro persone spende in media circa 1 euro al giorno per tutta l’acqua che consuma, molto meno di tutti gli altri Paesi. Ma bisogna dare il giusto valore all’acqua sia per ridurre gli sprechi, sia per poter finanziare gli investimenti, per i quali è necessario un mix di risorse senza contare solo sullo Stato».
E l’importanza dell’acqua è stata sottolineata anche da Oldani: «L’acqua è il jolly che giochiamo in ogni situazione: dà valore al cibo – ha detto lo chef, che è intervenuto con forza contro lo spreco – Tanta acqua viene consumata perché non c’è cultura».
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