La goccia che sta facendo traboccare il vaso della storia europea è un caccia di sesta generazione (Scaf) che Parigi e Berlino avrebbero dovuto portare al decollo insieme. Ma il progetto non solo non vedrà la luce, lo Scaf ha improvvisamente spostato gli equilibri geopolitici nel Vecchio Continente permettendo all’Italia di essere la favorita tra i due litiganti in un nuovo ritrovato rapporto con Berlino. L’asse Giorgia Meloni-Friedrich Merz avrà dirette conseguenze su molti dossier industriali favorendo le aziende che in Germania fanno affari.
Con un vento a favore si potrebbero ritrovare presto Andrea Orcel con la sua Unicredit per la battaglia in Commerz, ma anche Mfe che nel Paese deve fare crescere la recente conquista ProSiebenSat.1; per non parlare di Fs e Italo che aspettano di ampliare il business sulla rete ferroviaria tedesca e i tanti player delle infrastrutture, Webuild in testa, che puntano a cavalcare la rinascita infrastrutturale del Paese su cui Berlino ha puntato 500 miliardi di euro.
Ma andiamo con ordine. Il fallimento del programma congiunto per il caccia di sesta generazione porterà poi la Germania a guardare con rinnovato interesse al programma per il caccia Gcap che l’Italia sta portando avanti con Uk e Giappone. Uno sviluppo che ha bisogno di fondi e, quindi, di nuovi soci. Roma favorirà la salita a bordo della Germania?
Sotto la guida del leader conservatore Friedrich Merz, Berlino ha intensificato i rapporti con il governo italiano, isolando politicamente la Francia di Emmanuel Macron su temi chiave come competitività ed economia. Le divergenze sulle strategie energetiche e la gestione dei rapporti con gli Stati Uniti e la Russia hanno ulteriormente acuito la frattura. Questa situazione ha portato molti analisti a dichiarare che «la Francia è sempre più tagliata fuori» dalle decisioni centrali dell’Unione Europea, a favore di una maggiore convergenza tra Germania e Italia.
D’altra parte, la Germania si conferma il primo partner commerciale in assoluto per l’Italia nel 2024, con un interscambio che, nonostante una leggera flessione del 4-5% dovuta alla congiuntura economica, ha raggiunto il valore di circa 156 miliardi di euro. Questo legame rappresenta un partenariato industriale strategico, dove la Germania agisce sia come fornitore chiave che come mercato di sbocco, assorbendo circa l’11,4% dell’export italiano.
Tornando ai dossier industriali, la Germania è la seconda destinazione per le aziende italiane all’estero, con oltre 1.600 imprese controllate nel 2021. Grandi aziende italiane, incluse molte quotate come Prysmian, Terna e Amplifon operano attivamente in Germania in settori chiave. Tra le banche, Unicredit ha costruito una posizione importante in Commerzbank nel settembre 2024, salendo rapidamente fino a diventare il principale azionista, spiazzando il governo tedesco che ha venduto parte delle proprie quote. Il governo di Berlino e i vertici di Commerzbank si sono opposti alla scalata, temendo la perdita di controllo su un pilastro del sistema bancario nazionale. Ma l’obiettivo del gruppo è integrare Commerzbank con la filiale tedesca di Unicredit (HypoVereinsbank), creando un gruppo più solido, nonostante l’opposizione politica. Ma ora il nuovo asse Roma-Berlino potrebbe ammorbidire la posizione di Merz e le resistenze verso la banca italiana.
Mfe-MediaForEurope (ex Mediaset) ha conquistato il controllo del broadcaster tedesco ProSiebenSat.1, segnando una svolta fondamentale nella creazione di un polo media paneuropeo. Sotto la guida di Pier Silvio Berlusconi, il gruppo ha raggiunto una quota superiore al 75%, vincendo la scommessa tedesca a settembre 2025. Avere i favori del governo aiuterà Berlusconi nell’opera di trasformazione e integrazione dell’asset tedesco. L’obiettivo primario è accelerare la “svolta” di ProSieben, focalizzandosi sul core business televisivo e dismettendo le attività non strategiche (e-commerce, online dating) per tagliare il debito. Non a caso, Mfe ha siglato un accordo con la Baviera per creare a Monaco un nuovo hub per l’intelligenza artificiale, lo streaming e l’adtech, confermando la volontà di radicare la gestione del gruppo in Germania.
Guardando alle infrastrutture, sia Ferrovie dello Stato (con Frecciarossa) sia Italo stanno pianificando l’ingresso nel mercato tedesco dell’alta velocità entro il 2026, mirando a sfidare il monopolio di Deutsche Bahn con treni ritenuti più moderni e competitivi. Italo in particolare ha piani avanzati, e Fs punta su una “metropolitana d’Europa”. L’obiettivo è collegare con 90 treni le principali città tedesche, rafforzando i collegamenti internazionali già esistenti tra Roma e Berlino.
La Germania sta lanciando poi un maxi-piano di investimenti da oltre 500 miliardi di euro (all’interno di un pacchetto complessivo che sfiora i 1.000 miliardi) per il periodo 2025-2036, finalizzato a modernizzare ferrovie, strade e infrastrutture critiche. Il piano prevede un forte focus sulla manutenzione, sulla transizione ecologica e sul concetto di infrastrutture “dual-use” (civili e militari). Alla finestra ci sono molte industrie italiane, in primis Webuild. Berlino e Roma sono poi unite sull’energia, in Italia lato Snam, nello sviluppo del Corridoio meridionale dell’idrogeno (South H2 Corridor).
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