Allarme della Banca d’Italia sulla guerra in Iran: il governatore Fabio Panetta si prepara a cambiare le previsioni su inflazione e Pil. Anche se la guerra in Medio Oriente finisse rapidamente, ha detto all’assemblea dell’istituto centrale sui conti 2025, il ritorno alla normalità nel mercato dell’energia avrà “tempi non brevi”. Il conflitto ha già provocato un “brusco cambiamento” nelle prospettive e un ritocco delle stime Bce su inflazione e crescita che saranno aggiornate anche da Bankitalia nei prossimi giorni. Le attese sono per una riduzione dell’andamento del Pil.
La Lagarde
Una linea che ricorda quella di Christine Lagarde che qualche giorno fa aveva accusato i mercati di essere “troppo ottimisti” sulle conseguenze del conflitto.
Dal punto vista della politica monetaria la Bce e l’Europa si trovano comunque in una posizione migliore per affrontare l’inevitabile fiammata sui prezzi: fra gli elementi positivi ricordati dal governatore vi sono un mercato del lavoro migliore, banche reddtiizie e ben patrimonializzate. Certo gli effetti andranno valutati nella loro intensità rileva Panetta: “Dipenderà in misura cruciale dalla trasmissione degli shock alle retribuzioni e dalle ripercussioni sulle aspettative”.
Il governatore ha poi ricordato il timore di “un circolo vizioso tra prezzi e salari”.
Il bilancio torna in attivo
Un elemento positivo arriva dal bilancio della Banca d’Italia, tornato in utile dopo due anni di perdite lorde compensate dal fondo rischi generali. Il rialzo dei tassi ufficiali aveva comportato un aumento del costo delle passività penalizzando la redditività che ora, per via dell’allentamento della politica monetaria, è tornata. Il risultato lordo è passato così da una perdita di 7,3 miliardi del 2024 a un utile lordo di 3 miliardi.
Di questi 900 milioni sono destinati a rimpinguare il fondo rischi, 400 sono tasse. L’utile netto da 1,65 miliardi vedrà lo Stato prendersi la fetta maggiore pari a 1,272 miliardi. Negli ultimi 10 anni ell’Erario sono andati così 41,3 miliardi di euro (34,8 dall’utile e 6,5 miliardi a titolo di imposte). Festeggiano anche i partecipanti al capitale (casse di previdenza, banche e assicurazioni) frazionati in quote:per il 2025 riceveranno di dividendi per 340 milioni di euro portando i benefici degli ultimi 10 anni a 2,9 miliardi.
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