Sono 8,5 milioni le abitazioni inutilizzate in Italia, secondo il rapporto Federproprietà-Censis. Un numero da primato: siamo il Paese con più case vuote in Europa. Più del triplo della Francia, sei volte la Germania. Un patrimonio immobiliare immenso, ma in gran parte immobile davvero.
Una parte rilevante del patrimonio fermo è concentrato nei piccoli comuni, soprattutto dell’entroterra. Case ereditate da nonni e parenti, spesso in borghi di grande valore paesaggistico ma poco popolati, che i nuovi proprietari non sanno come valorizzare. Ristrutturarle costa, venderle è difficile, affittarle sembra complicato.
“I borghi italiani sono straordinari, ma così facendo rischiano di diventare musei stagionali, visitati per qualche settimana d’estate, poi di nuovo silenziosi e disabitati, complice anche il crescente spopolamento. Molte di quelle case sono ereditate da figli o nipoti che non sanno cosa farne e le lasciano lì. È un peccato enorme, perché la stagione turistica è adesso e ogni immobile fermo in più è un’occasione mancata”, afferma Gaia Troisi, co-founder di Alcaeus, società italiana di property management specializzata nella gestione professionale di affitti brevi.
L’Italia un’anomalia europea
Guardando oltreconfine, il confronto fa riflettere. In Francia le case vuote sono circa 3,1 milioni (l’8,1% del totale), in Germania 1,9 milioni (il 4,3%). In entrambi i casi, una quota molto più ampia di immobili entra nel circuito degli affitti. In Italia, invece, il sistema si inceppa: il 25,7% delle abitazioni intestate a persone fisiche resta inutilizzato.
Il problema è anche strutturale. Negli ultimi anni, chi vuole affittare, soprattutto nel settore degli affitti brevi, deve districarsi tra regole sempre più articolate: obblighi come il Codice Identificativo Nazionale, una cedolare secca salita al 26% e un sistema sanzionatorio che può arrivare fino a 8.000 euro. Per molti piccoli proprietari, il rischio di sbagliare supera il potenziale guadagno.
A questo si aggiunge il fattore paura. Secondo le stime, 8 italiani su 10 temono di non riuscire a rientrare in possesso della propria casa in caso di inquilini morosi. Un timore che blocca il mercato prima ancora che inizi.
Il costo del tenere una casa ferma
Tenere una casa vuota ha un costo fiscale concreto che spesso viene sottovalutato. Per esempio, chi possiede una seconda casa sfitta nello stesso Comune in cui vive, è soggetto a una tassazione Irpef sul 50% della rendita catastale rivalutata (del 5% e aumentata di un terzo), ovvero una tassazione aggiuntiva già in vigore dal 2014. Sul fronte dell’Imu, diversi Comuni hanno già introdotto incrementi di aliquota sugli immobili inutilizzati o sfitti, mentre il dibattito su una vera e propria “tassa sullo sfitto” di carattere nazionale continua ad animare l’agenda politica.
Leggi anche:
1. Good Bye hotel, ora il turista vuole l’affitto breve
2. Le terme tirano la volata al mercato immobiliare
3. Affitti per studenti, rincari del 45%. Fuga dalle stanze doppie
© Riproduzione riservata