La crescita della produzione di petrolio e gas e una buona stabilità operativa definiscono i conti del primo trimestre di Eni che, grazie alla revisione al rialzo del cash flow 2026 a 13,8 miliardi spinge sul buyback sfiorando il raddoppio a 2,8 miliardi (+90%).
Nel dettaglio, la produzione è aumentata del 9%, grazie all’avvio e al pieno regime di nuovi giacimenti in Africa occidentale, Norvegia e Angola, mentre eventuali interruzioni in Medio Oriente hanno avuto impatti minimi.
Anche sul fronte esplorativo i risultati sono stati particolarmente rilevanti, con circa 1 miliardo di barili equivalenti di nuove risorse scoperte in diversi Paesi, tra cui Angola, Costa d’Avorio, Libia ed Egitto, oltre a una scoperta significativa in Indonesia. In parallelo, prosegue lo sviluppo di nuovi progetti strategici, soprattutto nel gas e nel GNL, con investimenti e partnership (come quella con Petronas) che puntano a valorizzare il potenziale nel Sud-Est asiatico e ad avviare una nuova fase di crescita.
Sono stati inoltre raggiunti importanti traguardi operativi, come l’avvio di nuovi campi in Angola e i progressi in Mozambico con il progetto Coral Norte, oltre all’acquisizione di una nuova licenza esplorativa in Libia. Tutto ciò conferma un modello di sviluppo rapido ed efficace.
I numeri
I numeri in flessione nel trimestre sono per lo più superiori al consenso: l’utile operativo proforma adjusted si attesta a 3,54 miliardi (-4%), a causa in particolare dell’effetto cambio euro/dollaro sfavorevole; l’utile netto adjusted di competenza degli azionisti è sceso a 1,3 miliardi (-8%). Sul fronte della cassa, il flusso netto da attività operativa si è attestato a 1,43 miliardi (da 2,39 miliardi del primo trimestre 2026). Eni precisa che la variazione risente fortemente della dinamica del capitale circolante, volatile per natura su base trimestrale; la misura gestionale di riferimento, il flusso di cassa operativo ante capitale circolante al costo di rimpiazzo adjusted, si è fermata a 2,88 miliardi, in calo del 16% annuo. Gli investimenti organici a 1,87 miliardi, sostanzialmente stabili. Sul fronte finanziario, l’indebitamento netto è salito a 10,8 miliardi.
I satelliti
Un ruolo importante è svolto anche dai cosiddetti “satelliti della transizione” (come Enilive e Plenitude), che contribuiscono alla stabilità dei risultati e alla crescita futura. Enilive sta ampliando significativamente la capacità di bioraffinazione, mentre Plenitude continua a espandersi nelle rinnovabili e nel numero di clienti. Allo stesso tempo, operazioni finanziarie e partnership permettono di ottimizzare il rapporto rischio-rendimento e sostenere nuovi piani di sviluppo, in particolare nel settore del gas.
Dal punto di vista economico-finanziario, i risultati sono solidi ma alcuni fattori esterni, come il cambio valutario, hanno però limitato il confronto con l’anno precedente.
Enilive ha registrato una crescita del 45% annuo a 138 milioni grazie alla bioraffinazione, nonostante la fermata programmata dell’impianto di Venezia.
Per Plenitude, invece, risulta un calo del 12% a 213 milioni per la pressione competitiva nel retail. Anche per questo Eni ha avviato una riorganizzazione dell’assetto azionario, con un aumento di capitale da 1,5 miliardi sottoscritto principalmente da Ares Management.
Leggi anche:
Eni, nuova maxi-scoperta in Indonesia
Il Descalzi quinquies e l’Eni che verrà fra modello satellitare e brividi geopolitici
© Riproduzione riservata