L’uomo del monte deve dire sì. Ma non è sempre facile convincerlo. E talvolta non è facile nemmeno trovarlo. Il nostro “uomo del monte” è uno delle migliaia di proprietari di porzioni di bosco in Italia, potenzialmente una miniera a cielo aperto, ma poco utilizzata. Come accade spesso all’Italia noi siamo grandi trasformatori, ma la gestione della materia prima, anche quando c’è in abbondanza, sembra non sia affar nostro.
Il saldo della bilancia commerciale del settore legno e arredo è positivo per circa 9 miliardi di euro: pochi fanno meglio di noi al mondo. A parte la Cina e il Vietnam, ce la giochiamo con Canada e Polonia. Ma il legno che noi trasformiamo – con tutto il valore aggiunto dei nostri produttori – è per l’80% importato dall’estero. Eppure, il territorio italiano è per quasi il 40% coperto da boschi e foreste, il che ci colloca tra le prime Nazioni europee per superficie boscata – smentendo una delle tante sciocchezze che ci vorrebbero poco “green” – molto più di Germania, Spagna, Francia o Svizzera. Ma oggi solo il 20% dei boschi italiani ha un piano di gestione: l’80% non è certificato, più della metà in totale abbandono, soprattutto in montagna, dove le proprietà sono frazionate e spesso dimenticate. Una situazione molto distante dal resto dell’Europa dove i boschi gestiti superano il 70%.
Il tasso di utilizzazione (la quantità di biomassa prelevata rispetto a quella che cresce in un anno) è del 22%: ciò significa che con il tasso di utilizzo attuale il bosco continuerà a crescere disordinatamente e a un ritmo senza precedenti in Europa dove l’utilizzo rispetto all’incremento annuo è in media del 60%. In sostanza in Italia i boschi sono tanti, tantissimi, ma poco gestiti e male utilizzati. La gran parte (il 60%) finisce in legna da ardere o pellet; nel resto dell’Europa l’utilizzazione a fini energetici è meno del 30%.
Al recente Salone del Mobile di Milano sono andati in scena i numeri del settore: nel 2025 la filiera italiana legno-arredo ha fatturato 52,2 miliardi di euro alla produzione, con oltre 62.000 imprese e più di 292.000 addetti; il mercato interno vale quasi 33 miliardi (+2%) e l’export oltre 19,3 miliardi (+0,4%).
Il legno non è solo arredamento. Se l’arredo ci vede al top del mondo – vale 27,7 miliardi nel 2025 (+0,9%), con 14,2 miliardi di export – un’altra eccellenza è meno reboante: quella del comparto costruzioni in legno (terzi in Europa), che ha raggiunto 1,086 miliardi di euro di fatturato, una produzione complessiva di 1,795 miliardi includendo grandi costruzioni, coperture e solai, circa 3.400 nuove abitazioni ed edifici non residenziali realizzati, e circa 30 milioni di euro di export di case prefabbricate.
È proprio questo volano che potrebbe cogliere una grande opportunità anche dalla ricostruzione in atto nel Centro Italia, dopo il sisma 2016: il più grande cantiere edile d’Europa, con un valore di ricostruzione di circa 28 miliardi di euro. Il legno può rappresentare un materiale sostenibile, riutilizzabile, leggero, molto apprezzabile. «In questo territorio – spiega uno degli imprenditori leader, Stefano Panichi – stiamo scommettendo sulla creazione di una vera filiera del legno, in grado di integrare la risorsa abbondante, la diversificazione produttiva, la possibilità di creare una filiera corta, che riduca l’impatto dei trasporti e quindi l’impatto energetico e ambientale». Entro settembre verrà avviato un centro produttivo nei pressi di Ascoli Piceno, in grado di certificare il bosco, pianificare l’estrazione, creare un sistema di logistica che svolga le operazioni di taglio e trasporto in un raggio al massimo di 70-100 chilometri, recuperando gli scarti della lavorazione per destinarlo al pellet.
«Occorre superare la frammentazione delle proprietà boschive – aggiunge Panichi – creando un’associazionismo fondiario che renda redditizio il conferimento delle proprietà». La diffidenza degli uomini del monte è nota, ma la bontà del progetto sta inducendoli a dire molti sì. «Il legno per una Italia più sostenibile e più sicura. L’esperienza dell’Appennino centrale per incentivare l’utilizzo del legno nella ricostruzione e favorire la gestione di un territorio in abbandono» è il tema che in questi giorni è stato al centro dell’incontro promosso dalla Struttura Commissariale Sisma 2016 e da FederlegnoArredo con Assolegno, ospitato al Salone del Mobile di Milano.
La partecipazione al Salone del Mobile è stata l’occasione per evidenziare l’impatto delle misure adottate dalla Struttura Commissariale, a partire dall’Ordinanza che prevede una maggiorazione del 10% del contributo per la realizzazione di strutture portanti in legno nei casi di demolizione e ricostruzione di edifici privati con danni gravi. Un intervento che ha prodotto risultati significativi: in pochi mesi, infatti, la quota di progetti con strutture portanti in legno è passata da una media dell’8% nella fase pre-ordinanza a oltre il 25%. Un dato particolarmente rilevante in un’area tradizionalmente poco orientata all’uso del legno in edilizia, a differenza di quanto già accade nelle zone alpine. «L’obiettivo è dare seguito e consolidare questa dinamica virtuosa che attraverso lo sviluppo di una filiera legno 100% italiana, oltre ad assicurare una maggiore stabilità del settore, valorizza al meglio questa preziosa risorsa per la creazione di nuova occupazione, uno sviluppo sostenibile e, al contempo, migliorare il controllo del territorio, rendendolo così meno fragile, contrastando lo spopolamento che colpisce soprattutto le aree interne del Paese», commenta Guido Castelli, commissario straordinario al sisma 2016.
Una strategia complessa e articolata sostenuta dal Masaf (Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste) che tre anni fa ha dato vita al primo cluster italiano del legno, per valorizzare l’enorme patrimonio forestale del Paese, soprattutto nelle aree montane.
Leggi anche:
© Riproduzione riservata