Si scrive Belron, ma si legge Carglass. Sul mercato europeo sta per arrivare una delle quotazioni più grandi degli ultimi anni e riguarda un brand molto noto in Italia, quello della riparazione e sostituzione di vetri auto. La casa madre, con il meno noto nome di Belron, è leader mondiale del settore con circa 30 mila dipendenti e una presenza più che capillare in oltre 40 Paesi.
È controllata dal gruppo belga D’Ieteren (circa 50%) insieme a grandi fondi di private equity: la società CD&R è il secondo maggiore azionista di Belron con una quota del 20,4%. Tra gli investitori di Belron figurano anche il gruppo di private equity Hellman & Friedman, la società singaporiana Gic e la società di gestione patrimoniale Blackrock. Una quota del 9,6% è detenuta dal management e dall’ex amministratore delegato, Gary Lubner, il maggiore finanziatore del Partito Laburista britannico attraverso la sua società di investimento Atessa.
Il business
Quello di Belron è un business apparentemente “semplice”, ma in realtà ha più di un segreto. Banche e advisor sono al lavoro per la quotazione sulla piazza di Amsterdam (preferita all’altra ipotesi che è New York) e le stime si aggirano tra i 30 e i 40 miliardi. Come è possibile che una società di riparazione vetri valga così tanto? «Il valore elevato che il mercato attribuisce a Belron emerge chiaramente dal confronto con i principali player quotati del settore auto: AutoZone, Lko Corporation, O’Reilly Automotive, Monro, Driven Brands e Boyd Group Services. Il punto centrale è il margine operativo di Belron, che nel 2025 ha raggiunto il 23%, un dato più che doppio rispetto alla media del campione, fermo intorno al 10%», spiega a Moneta Gabriel Debach, market analyst di eToro.

Nel 2025 Belron ha generato 6,7 miliardi di ricavi e 1,5 miliardi di ebit. «Partendo da questi numeri e dalle stime di crescita attesa tra il 5 e il 9%, l’ebit 2026 può collocarsi tra 1,65 e 1,70 miliardi. Su questa base, se la valutiamo 30–32 miliardi, allora il prezzo equivale a circa 18–19 volte i suoi utili operativi futuri». Un premio che si vede anche su altri indicatori. «Belron si posiziona intorno a 15-16 volte il rapporto Ev/Ebitda e 4-5 volte quello Ev/Vendite, livelli superiori rispetto ai concorrenti. Il mercato sta quindi riconoscendo non solo la crescita, ma la qualità della crescita: non è un titolo potenzialmente a sconto, ma ha una crescita visibile e un modello di business difficilmente replicabile grazie alla scala globale e al vantaggio tecnologico».
Le assicurazioni
Belron, poi, lavora soprattutto con le assicurazioni per i sinistri auto (parabrezza rotti, danni, eccetera) e questo crea domanda costante e bassa ciclicità economica. A livello globale, poi, non ha concorrenti: è leader mondiale e numero uno in molti Paesi, è fortissima negli Usa (con il brand Safelite).
Inoltre, la crisi del settore automotive impatta Belron in misura molto limitata, anzi per alcuni aspetti ha giocato a suo favore. «Il gruppo non dipende dalle vendite di auto nuove, ma dal parco circolante esistente. Incidenti, scheggiature, grandine e normale usura continuano indipendentemente dal ciclo economico», spiega Debach. Nel 2025, nonostante un mercato auto più debole, Belron ha registrato un altro anno record, con oltre 13 milioni di interventi, una crescita organica dei ricavi del 7,1% a cambi costanti e un’espansione significativa dell’Ebit.
Sensori e telecamere
Inoltre, la crescente complessità delle auto moderne, tra sensori, telecamere e vetri ad alta tecnologia, sta aumentando strutturalmente il valore degli interventi. La dinamica è quindi più strutturale che ciclica. La guidance prevede ancora crescita mid-to-high single digit nei prossimi anni, accompagnata da un ulteriore miglioramento dei margini.
Si tratta dunque di un modello resiliente nel tempo. «Il potere di fare prezzo è reale ed è sostenuto dalla scala globale del gruppo, dal procurement centralizzato e da continui miglioramenti di efficienza operativa. Il risultato è evidente nei numeri». Dal 5,4% del 2017 il margine operativo è salito al 23% del 2025. Il management ha confermato l’obiettivo di superare il 25% entro il 2028, un target che appare credibile alla luce del track record. Ed è su questo che il mercato starebbe costruendo la valutazione per l’Ipo. A livello geografico, l’Italia non è il mercato principale del gruppo (è il mercato Usa), ma quello nostrano è un esempio perfetto del modello Belron: un brand fortissimo con potere sui prezzi e ricavi ricorrenti. Carglass Italia è attiva dal 1988 ed oggi è leader con 220 centri diretti e 50–60 affiliati.
altre matricole.
Il panorama in Italia
Insomma, la quotazione non si profila come un affare, ma come un potenziale investimento caro, ma di qualità. All’orizzonte si profilano altre Ipo interessanti dopo anni di stasi. Molte aziende che avevano rimandato la quotazione stanno tornando alla finestra, e la pipeline appare finalmente più solida e credibile. Guardando all’Italia, il fermento è più contenuto, ma comunque interessante. Nomi come Edison e Nextchem vengono indicati tra i possibili candidati per Piazza Affari. Si tratta di operazioni che, pur non avendo la dimensione dei grandi deal internazionali, potrebbero contribuire a ridare vitalità al mercato domestico. A livello Ue, occhi sul gruppo della Difesa, Knds, che si prepara a una possibile quotazione con doppio listing tra Parigi e Francoforte. Il crescente focus geopolitico sulla sicurezza ha reso queste aziende molto più centrali, e il mercato sembra disposto a riconoscere valutazioni importanti pur di esporsi al settore.
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