C’è un momento dell’anno in cui il baricentro del sistema internazionale dell’arte si sposta verso la Svizzera: giugno, quando il mondo del collezionismo, delle gallerie e delle istituzioni converge prima a Zurigo e poi a Basilea, in una sequenza quasi rituale. Il percorso è iniziato a Zurigo, dove si è conclusa nei giorni scorsi la nona edizione dello Zurich Art Weekend, che si è affermata come il preludio ideale ad Art Basel.
Per tre giorni oltre 70 sedi hanno aperto le proprie porte al pubblico con programmi speciali, visite e incontri. Poi l’attenzione si è spostata a Basilea dove da giovedì scorso fino a questo weekend si svolge Art Basel, la fiera ammiraglia per il mercato mondiale dell’arte contemporanea. Con quasi 300 gallerie da oltre 40 Paesi, la manifestazione resta la mecca del collezionismo internazionale, il luogo in cui si misurano tendenze, quotazioni e strategie. Basilea mantiene un’autorità che nessun’altra manifestazione è riuscita a scalfire.
Eppure, per molti visitatori il pellegrinaggio svizzero non può dirsi completo senza una tappa a Riehen, dove sorge la Fondation Beyeler. È qui che si trova probabilmente il museo privato più importante d’Europa, nato dalla visione di Ernst Beyeler, uno dei più grandi mercanti d’arte del Novecento e tra i protagonisti della nascita di Art Basel. Beyeler con la moglie Hildy costruì una collezione eccezionale. Quando nel 1997 la collezione trovò casa nel museo progettato da Renzo Piano, il risultato fu qualcosa di diverso da una tradizionale raccolta privata: una sintesi quasi ideale della grande arte moderna.
Il cuore permanente della Fondation Beyeler è una delle raccolte più straordinarie al mondo. La collezione, composta da circa 200 opere di 40 artisti, accompagna il visitatore dal tardo impressionismo e dal postimpressionismo di Claude Monet, Paul Cézanne e Vincent van Gogh alle avanguardie del Novecento con Pablo Picasso, Georges Braque, Joan Miró, Piet Mondrian, Henri Matisse, Wassily Kandinsky e Paul Klee, fino all’espressionismo astratto americano di Mark Rothko e Barnett Newman e agli artisti contemporanei come Georg Baselitz e Anselm Kiefer.
Un percorso completato da un nucleo di sculture provenienti da Africa, Alaska e Oceania. Questa collezione permanente rappresenta la vera forza della Fondation: le grandi mostre temporanee non arrivano infatti in un contenitore neutro, ma dialogano con una raccolta che costituisce essa stessa una destinazione internazionale.
Lo dimostra la nuova esposizione dedicata a Pierre Huyghe, appena inaugurata, che ha trasformato gli spazi della fondazione in un ambiente immersivo e in continua evoluzione, dove installazione, film, organismi viventi e sistemi tecnologici convivono in un ecosistema che sfuma i confini tra realtà e finzione.
Ma il futuro della fondazione è già iniziato. In autunno inaugurerà progressivamente il nuovo Ensemble, il grande ampliamento firmato da Peter Zumthor che culminerà con l’apertura completa nel gennaio 2027. Il progetto raddoppia l’estensione del parco e amplia gli spazi espositivi, integrando il museo di Piano con il nuovo Wyss Museum, destinato alla collezione e alle mostre temporanee, e con l’Ammann Pavilion dedicato agli eventi culturali. L’apertura sarà accompagnata da un programma espositivo di forte richiamo internazionale. La prima mostra del nuovo complesso sarà dedicata a Ruth Asawa, seguita dalle grandi retrospettive consacrate a Frida Kahlo, Louise Bourgeois ed Elizabeth Peyton.
Tornando al rapporto tra Svizzera e collezionismo, c’è poi un’altra ragione meno visibile ma altrettanto decisiva, per cui giugno consacra la centralità svizzera nel sistema dell’arte. Il Paese non è solo la sede della più importante fiera mondiale e di alcune delle istituzioni culturali più prestigiose d’Europa: è anche il principale hub logistico e patrimoniale del collezionismo internazionale. Nei caveau e nei porti franchi di Ginevra, Lugano, Basilea e Zurigo sono custoditi migliaia di capolavori appartenenti ai maggiori collezionisti, mercanti e fondi d’investimento del mondo. Per decenni questi depositi hanno rappresentato il retrobottega invisibile del mercato globale, luoghi in cui opere di valore museale possono essere conservate, restaurate, negoziate e talvolta rivendute senza mai lasciare i magazzini climatizzati che le ospitano. E tante opere acquistate ad Art Basel (anche dai collezionisti italiani) finiscono direttamente in quei caveau, al riparo dal Fisco.
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