Lo psicanalista è una persona che per risolvere i propri problemi si finge capace di risolvere quelli degli altri», recita un detto. E forse, a furia di risolvere le sciagure degli altri, gli psicologi potrebbero aver risolto, almeno per se stessi, quello che oggi è il padre di tutti i problemi: quali lavori si salveranno nell’era dell’IA? Elon Musk non ha fatto mancare previsioni catastrofiste. E i giovani alle prese con gli esami di maturità e la scelta di università e futura carriera si trovano in mezzo al guado. Professioni fino all’altro ieri sicure – ingegneri, programmatori, analisti e consulenti finanziari – sembrano destinate a essere spazzate via dall’avanzata dell’algoritmo, a partire da stage e posizioni in fondo alla catena alimentare: l’intelligenza artificiale nell’immediato è una minaccia soprattutto per chi ha appena finito di studiare e cerca di inserirsi nel mondo del lavoro. Le mansioni a base di compiti standardizzati e ripetitivi sono infatti quelle più facili da appaltare a ChatGpt&Company.
Maturandi spaventati
Negli Stati Uniti già si vedono i primi effetti sull’occupazione: come ha messo in luce uno studio di due economisti di Anthropic, se a livello generale non si è verificata nessuna impennata nella disoccupazione, andando nei dettagli si nota un aumento di quella fra i neo laureati.
Anche in Italia la Gen Z ha paura: otto maturandi su dieci, come rivela una ricerca di Studenti (media brand di Mondadori Digital) e Sylla, temono il deskilling, ovvero il rischio che l’automazione e l’IA rendano inutili competenze oggi considerate centrali. Un fenomeno noto come Fobo, la paura di diventare obsoleti.
Dal liceo all’università
Ma quindi come deve orientarsi chi siede ancora sui banchi del liceo? Per cercare una risposta è sceso in campo un padre preoccupato per il futuro della figlia sedicenne. Non un papà qualsiasi, però, ma Babith Bhoopalan, veterano del tech con una vita passata in Microsoft alla guida delle iniziative nel campo dell’IA e ora a capo della sua società di consulenza. Bhoopalan è partito da una semplice domanda: la scelta di studiare finanza (da sempre considerata una strada senza ostacoli verso un posto sicuro e lauti guadagni) si può ancora considerare quella giusta? Per rispondere si è affidato ai dati, incrociando informazioni provenienti da ben 17 fonti, fra cui il World Economic Forum, Goldman Sachs, McKinsey e PwC.
Bhoopalan ha così creato la sua classifica di lavori a prova di IA, pubblicata dal Times. E, a sorpresa, fra le professioni “blindate” oltre a quelle manuali sono spuntate anche quelle intellettuali che fino a ieri erano considerate invece opzioni quasi di “serie B”.
Il modello
L’esperto ha sviluppato un modello che ha analizzato 35 carriere sulla base di nove criteri, tra cui l’intelligenza emotiva richiesta, il peso del pensiero creativo e il grado di esposizione agli strumenti di intelligenza artificiale. Più il punteggio si avvicina al 100%, più il lavoro dipende da capacità che il chatbot non è in grado di replicare. Più è basso, più significa che l’algoritmo ha già iniziato a prendere il sopravvento.
La classifica
Ma quali sono le professioni che guidano la classifica? A livello di settori, la parte del leone la fa la sanità. Con una sorpresa: psicologi e psicoanalisti hanno ottenuto il 98%, meglio di chirurghi, primari e medici di base che si attestano fra il 91 e il 96%. Bene anche gli insegnati (al 78%), soprattutto quelli di sostegno (al 95%, sopra la media del comparto) e quelli che si occupano di materie Stem (scienza, ingegneria, matematica e ingegneria), vista la loro cronica carenza in quasi tutti i Paesi occidentali. Per fare un confronto, i prof superano di dieci punti percentuali gli sviluppatori di software, al 68%.
Il report registra anche la “vendetta” di Scienze politiche, da sempre bollata come laurea “inutile”, visto che diplomatici ed esperti di relazioni internazionali agguantano il 95% (meglio degli infermieri, al 94%). Fra le professioni intellettuali, nella top ten compaiono poi assistenti sociali, fisioterapisti e specialisti della riabilitazione, tutti al 93%.
Artisti favoriti
Si difendono pure gli artisti: l’industria della creatività ottiene nel complesso un punteggio compreso tra il 71 e l’84% per i ruoli che richiedono pensiero originale, giudizio culturale e una prospettiva umana. L’intelligenza artificiale di certo può generare immagini e testi in pochissimo tempo, ma non è (ancora?) in grado di sostituire l’intuito, la sensibilità e la creatività umana. Sul fronte dei lavori fisici, i più richiesti saranno pompieri (97%), elettricisti, idraulici e tecnici dell’aria condizionata (al 94).
Influencer in affanno
Dal lato opposto, le professioni più minacciate dall’algoritmo sono impiegati amministrativi e addetti al data entry (25%), assistenti legali (35%), contabili (45%) e sviluppatori di software (65%).
In affanno pure i content creator e gli influencer (65%) che si trovano contro concorrenti virtuali. Come, in generale, tutti i ruoli che comportano una produzione standardizzata e ad alto volume, piuttosto che una componente creativa. Uomo avvisato mezzo salvato…
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