Ci siamo, il 18 giugno 2026 scattano gli esami di maturità, così finalmente chiamati al posto di esami di Stato. Alle 8.30 del 18 giugno prima prova, scritta, di italiano, il giorno dopo, seconda prova scritta relativa alle materie caratterizzanti del proprio indirizzo scolastico. Ansia, fibrillazione, insonnia, palpitazioni ma al di là di tutto il romanzo che questo appuntamento scolastico si porta appresso, tra letteratura e cinematografia, quanto costa allo Stato e agli studenti questa prova a conclusione dell’apprendimento?
Il costo per lo Stato
Per lo Stato, ogni anno, il costo oscilla tra 65 e 80 milioni di euro e sono a carico del ministero dell’Istruzione, tale esborso riguarda la spesa e la gestione delle commissioni d’esame e voci varie a corredo, tra l’altro, a partire da quest’anno cambia anche la composizione delle commissioni: si passa da 7 a 5 commissari (due interni, due esterni e un presidente di commissione)
Ma se lo Stato si assume le spese per l’allestimento di aule, servizi e copertura dei docenti in commissione, anche i maturandi sono chiamati a versare il dovuto, dunque tasse, tasse tasse anche per passare l’ultimo traguardo. Si tratta di due pagamenti obbligatori: la tassa d’esame e la tassa di diploma.
Il contributo aggiuntivo
Non è finita qui, perché in alcuni casi è previsto anche un contributo aggiuntivo. La tassa d’esame prevede il versamento di un importo di 12,09 euro che deve essere stato pagato al momento della presentazione della domanda di partecipazione all’esame, vale a dire entro il 30 novembre del 2025. Si usano bollettini postali, su conto corrente dell’istituto scolastico e la tassa è versata, appunto, alla segreteria della scuola.
Passato l’esame, tra l’euforia della “maturità” conquistata si deve ritornare alla cassa, infatti per ritirare il diploma è obbligatorio pagare euro 15,13, nemmeno rateizzabile, nessuno sconto, nessuna agevolazione, nessun esonero per merito, perché così fu stabilito da una circolare del ministero, datata 15 maggio del 1987, firmata dal ministro Franca Falcucci del governo Fanfani VI. La norma prevede però eventuali esenzioni per situazioni economiche critiche. Il contributo volontario è un ossimoro perché non è, per l’appunto, obbligatorio ma può essere deliberato dal consiglio dell’istituto in base a particolari spese affrontate dallo stesso per la preparazione dell’esame e diventa obbligatorio se per completare le prove è necessario l’utilizzo del laboratorio scolastico.
Le ripetizioni
Riassunto, l’esame costa 27,22 euro ma non comprende le spese per libri, acquisto computer o affini, eventuali lezioni di ripetizione e questo è un mercato vario che parte dalle 15 euro all’ora fino a 30 euro (a Milano 50!) per materie più specifiche come latino, greco e matematica.
Per ultimo, alla luce di precedenti fastidiosi e polemici, le nuove norme comportano una “svolta” storica, chi farà scena muta durante l’orale, anche dopo aver completato le prove scritte, sarà automaticamente bocciato e dovrà ripetere l’anno. In questo caso non è prevista una multa, sarebbe troppo, studiare e pagare per essere riconosciuti “maturi”, basta e avanza. Dopo di che, la nuova, unica maturità è quella di essere capaci di rifarsi il letto. Ovviamente, questo sì, a titolo gratuito.
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