Ma davvero il tempo è la moneta più importante? Potrebbe avere senso progettare un Pil basato sul tempo che abbiamo a disposizione? Sul valore che diamo al nostro tempo e sul tempo come bene di lusso?
E poi bisognerebbe analizzare attraverso parametri cronologici tutti quegli obblighi della contemporaneità che costano cari in tema di tempo. I veri ricchi da sempre usano il denaro per comprare il tempo degli altri in modo da non sprecare il proprio. E se è vero che i ricchi danno così tanto valore al tempo forse dovremmo fidarci e considerarlo anche noi un bene di lusso.
Il tempo è denaro e visto che ci occupiamo di dare un’etichetta a tutto è strano come l’Europa non abbia iniziato a valutare il welfare anche in termini di tempo. E magari progettare un Pil sulle perdite di tempo. Su quanto uno Stato fa perdere tempo ai suoi cittadini tra attese sterili e burocrazie.
Da una parte perdiamo tempo e dall’altra proviamo a recuperarlo attraverso la tecnologia e quindi alla fine preferiamo le macchine che non fanno perdere tempo rispetto agli uomini così inefficienti.
Nel nostro tempo le relazioni si assottigliano perché ci stiamo sempre più abituando a rivolgerci agli strumenti tecnologici.
La dipendenza dai telefonini
Senza contare che l’uomo sta risparmiando tempo sottraendolo alle cose importanti che richiedono valutazioni attente e presenza mentale per investire il tempo che resta in amenità come le dipendenze dai telefonini e dalle serie tv.
Perché l’amore, le relazioni, le attenzioni e la famiglia sono cose che richiedono tempo. Chi non ha tempo è un uomo che non ha futuro, non ha presente e tantomeno passato.
Per questo bisogna ripensare alle priorità e a costruire un tempo libero, un tempo di qualità dove l’anima possa respirare. Invece di correre perché non si ha tempo e poi usarlo malissimo.
la poesia di leopardi
Leopardi ai tempi de Il sabato del villaggio raccontava il battito del cuore dell’uomo rispetto al tempo. Di quanto fosse allegro il contadino pregustando che il giorno dopo non avrebbe lavorato. Perché in tempi duri il riposo era un lusso e la sua attesa un piacere. Un’attesa che non era perdita di tempo. Un’attesa costruttiva in grado di dare al cuore la serenità meritata dopo il lavoro.
Nella poetica Leopardi vedeva il male e la crudeltà della vita come parametri emotivi dell’esistenza di fronte ai quali la tregua del momento diventa sollievo. La cronologia degli eventi ne muta il senso e l’effetto emotivo. Per questo il piacere è figlio d’affanno e l’infinita vanità del tutto è il limite della sofferenza umana.
La crisi dei paradigmi morali
Un pensiero molto attuale, oggi, in piena crisi dei paradigmi morali, dove il bene e il male diventano soltanto aspetti di un contrasto nel quale ognuno dei due diventa un limite per l’altro. E proprio in questo limite entrambi arrivano a esistere e vengono percepiti a seconda dell’ordine cronologico in cui li incontriamo. Questione di tempo.
Ma qual è il valore del nostro tempo oggi? Siamo coscienti che il tempo è la scacchiera sopra la quale posizioniamo i pezzi più importanti della nostra esistenza? Quelli che possiamo decidere noi dove mettere senza lasciarsi travolgere dalle disgrazie del destino.
E poi c’è il tempo per formarsi un’attesa che consiste nello scoprire i propri limiti. Nell’illudersi per le ambizioni sbagliate che siano di gloria o di conquiste. Un limite che ci fa costruire fortezze interiori da allestire per resistere a un nemico che non arriva mai. È la fortezza Bastiani de Il Deserto dei Tartari di Buzzati, il luogo dove possiamo aspettare una vita in attesa di combattere la battaglia sbagliata.
Quanto tempo perso in attesa di battaglie che non sono mai quelle che credevamo che fossero. O dietro a errori che, se riavvolgessimo il tempo, potremmo rifare.
La vita è come un tema
Perché la vita assomiglia a quei temi che incominciamo a scrivere per dovere e senza ispirazione. All’inizio si sta larghi per occupare spazio. Poi, quando l’ispirazione arriva, vorremmo scrivere tante cose mentre la carta sta per finire. Allora iniziamo a scrivere piccolo per riempire il più possibile il foglio che resta.
Ma la cosa più importante che dovrebbe stare al centro di questa nuova concezione cronologica del Pil è la nozione di proprietà del tempo. Perché se il tempo è l’unica cosa limitata che ci accomuna tutti, ricchi e poveri, dobbiamo concludere che forse è la moneta più importante, richiesta e rara.
E quindi diventa essenziale poter scegliere come spendere il nostro tempo senza che siano gli altri a farcelo perdere inutilmente. Quindi il diritto al tempo diventa un indicatore di libertà. La prova che in una civiltà il cittadino ha lo spazio e gli strumenti per migliorare o per riposare.
Agguati burocratici
Perché quelli che vogliono coltivare sé stessi e il mondo di tempo ne hanno sempre troppo poco, vista la scadenza naturale di ognuno. Per questo sarebbe interessante introdurre come indice di qualità della vita di una nazione anche il tempo libero che ha a disposizione il singolo cittadino.
Perché la grandezza di un uomo deriva proprio dal poco tempo che ha. Difatti con un tempo infinito a disposizione, alla fine, ci deluderebbero anche i più grandi uomini. Ma questa non è una buona ragione per rubare agli uomini altro tempo con intrighi, procedure e agguati burocratici in salsa Cee.
E quindi perché non risparmiare il tempo delle sciocchezze per restituire all’uomo un tempo libero minimo? Così che ognuno diventi veramente padrone di sprecarlo come vuole.
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