L’estate veneziana non è solo sinonimo di Biennale. Tra i percorsi più accattivanti figura infatti un’antichissima tradizione, quella del vetro di Murano, che vede ormai da anni mettere in sinergia le botteghe dei grandi maestri con gli artisti contemporanei internazionali. Pioniere è stato Adriano Berengo che ha appena inaugurato la nuova edizione di Glasstress, ma ferve anche l’attesa per la Venice Glass Week di settembre che vede tra i progetti di punta Murano Illumina il Mondo.
La storia risale al 2009 quando l’imprenditore veneziano Adriano Berengo ideò Glasstress come evento collaterale della Biennale di Venezia, con l’idea di invitare artisti già affermati, spesso privi di qualsiasi esperienza con il vetro, a confrontarsi con i maestri muranesi. Quella intuizione si è rivelata una delle operazioni culturali più lungimiranti degli ultimi vent’anni, ovvero riportare le fornaci al centro del dibattito artistico internazionale. Nel corso delle varie edizioni, Berengo è riuscito a convincere alcuni dei nomi più influenti della scena contemporanea, da Ai Weiwei a Jan Fabre, da Tony Cragg a Jaume Plensa, da Sean Scully a Erwin Wurm, passando per Cornelia Parker, Laure Prouvost, Karen LaMonte, Judy Chicago, Vanessa Beecroft, Adrian Paci, Chiharu Shiota, Paul McCarthy.
L’effetto è stato culturale ma anche economico. Le opere nate da queste collaborazioni sono entrate nelle collezioni di importanti musei internazionali e di collezionisti privati, contribuendo a ridefinire il valore del vetro contemporaneo. Se fino a pochi decenni fa il vetro artistico era spesso considerato un settore “d’antan”, oggi le sculture realizzate nelle fornaci di Murano da artisti di fama internazionale raggiungono quotazioni che si allineano a quelle delle loro produzioni in altri materiali, con valori che possono arrivare a centinaia di migliaia di euro.
La nuova edizione di Glasstress 2026, curata da Adriano Berengo, Joanna De Vos e Umberto Croppi, conferma la vocazione. Fino al 22 novembre il percorso espositivo si sviluppa tra due sedi: Ca’ Tron e la Fondazione Berengo Art Space sull’isola di Murano. Sessantacinque artisti e designer daranno vita a installazioni, sculture e interventi inediti. Tra i protagonisti, oltre ad Ai Weiwei, anche Tony Cragg, Judy Chicago, Jan Fabre, Jaume Plensa, Chiharu Shiota, Sean Scully, Erwin Wurm, Adrian Paci, Monica Bonvicini, Vanessa Beecroft, Wael Shawky, Yue Minjun e molti altri.
Ma quella tracciata da Berengo è una strada oggi percorsa da altre manifestazioni che da Murano si estendono a tutta la Laguna. L’attenzione degli appassionati si sposta infatti sulla Venice Glass Week (12-20 settembre), il festival che celebra il vetro veneziano attraverso mostre, installazioni e incontri diffusi tra Venezia, Murano e Mestre. Evento simbolo della decima edizione sarà Murano Illumina il Mondo visitabile dal 13 settembre al 1° novembre sotto gli archi delle Procuratie Vecchie di Piazza San Marco. Dodici lampadari monumentali trasformeranno il porticato in un museo a cielo aperto. Tra gli interventi più attesi spicca Venetian Chandelier, con cui Norman Foster, insieme alla storica Salviati, rilegge il lampadario veneziano attraverso una struttura organica di bracci luminosi. Bethan Laura Wood, in collaborazione con Gambaro & Tagliapietra, firma invece Taiko, una composizione ispirata ai tamburi giapponesi. Accanto a loro saranno presenti Amanda Levete, Cerith Wyn Evans, Pierre Charpin, Chiara Dynys, Richard Meitner, Arthur Duff e Tristano di Robilant, ciascuno affiancato da una diversa fornace muranese. Tra i protagonisti italiani merita particolare attenzione la scultrice Michela Cattai, presente con un doppio progetto: alla Venice Glass Week Hub presenta Frequenza della Forma, una scultura in vetro soffiato e rifinito a mano libera in cui il materiale conserva la memoria del gesto e del tempo della lavorazione. Parallelamente, nel suo studio veneziano, l’artista presenterà ContemporaryMateria, evoluzione della ricerca avviata con ArcheoMateria: una serie di opere dominate dalle tonalità burgundy, nelle quali inclusioni realizzate a caldo, texture craquelé, altorilievi e differenti livelli di trasparenza trasformano il vetro in una materia intensamente scultorea.
Sul piano economico, il nuovo corso ha coinvolto positivamente anche le storiche aziende di vetro di Murano riportandole sulla scena artistica internazionale, come nel caso della maison Seguso.
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