Per famiglie e imprese il risiko bancario può sembrare una partita giocata tutta sopra le loro teste. Ma la doppia operazione annunciata dall’ad del Monte dei Paschi, Luigi Lovaglio, su Banco Bpm e Banca Generali, se andasse a segno, avrebbe effetti molto concreti: metterebbe sotto lo stesso tetto una delle maggiori reti di credito del Paese e una delle principali piattaforme italiane per la gestione del risparmio privato.
Mps ha lanciato due offerte pubbliche di scambio, entrambe pagate interamente con nuove azioni dell’istituto senese: 1,567 titoli del Monte per ogni azione Banco Bpm e 6,958 per ogni azione Banca Generali. Le due offerte valorizzano Piazza Meda circa 25,3 miliardi e Banca Generali 8,7 miliardi. Se andassero entrambe a buon fine, nascerebbe il terzo gruppo bancario italiano per attivi, con circa 466 miliardi di bilancio e oltre 810 miliardi di attività finanziarie complessive. Mps stima sinergie per circa 2,6 miliardi l’anno.
Ma che cosa c’è davvero dentro i due bersagli di Lovaglio? Banco Bpm è prima di tutto una grande banca commerciale, cioè quella che raccoglie i depositi, concede mutui e prestiti, finanzia le aziende e gestisce i conti correnti. A fine giugno aveva 144,1 miliardi di raccolta diretta bancaria e 101,2 miliardi di impieghi netti alla clientela; nel solo primo semestre ha erogato 13,8 miliardi di nuovi finanziamenti. La raccolta indiretta, cioè il patrimonio dei clienti investito in fondi, titoli, polizze e gestioni, arrivava a 288,1 miliardi, anche grazie ad Anima. L’istituto guidato da Giuseppe Castagna è inoltre molto radicato sul territorio, soprattutto nel Nord produttivo, con oltre 1.400 filiali, 72 centri imprese e 23 centri corporate. Per una piccola o media impresa, dunque, l’operazione toccherebbe soprattutto il credito: linee di finanziamento, anticipi, servizi di pagamento e rapporti con i gestori. Per una famiglia significherebbe invece entrare in un gruppo più grande per mutui, conti, carte e investimenti. Nel medio periodo potrebbero cambiare marchi, reti distributive, offerte commerciali e condizioni, soprattutto nelle aree dove gli sportelli si sovrappongono. Sportelli che, anche per rispondere a eventuali richieste dell’Antitrust o nell’ambito degli equilibri dell’operazione, potrebbero finire sul mercato.
Banca Generali, guidata da Gian Maria Mossa, si muove su un terreno differente. Il suo business non poggia principalmente sull’erogazione di mutui e credito alle imprese, ma sulla gestione dei patrimoni delle famiglie, in particolare della clientela con maggiore disponibilità finanziaria. A fine giugno il gruppo amministrava circa 121,1 miliardi di euro: 80,4 miliardi erano “assets under investment”, cioè risparmio gestito, soluzioni assicurative e patrimoni seguiti in consulenza, mentre altri 40,7 miliardi erano soprattutto titoli amministrati e liquidità. Ma negli ultimi mesi la banca ha cercato di allargare ulteriormente il proprio raggio d’azione verso imprenditori e piccole e medie aziende. Lo scorso novembre ha avviato la partnership nell’insurbanking con Alleanza Assicurazioni, che procede secondo i piani, mentre a luglio ha presentato Pmi2Change, il progetto pensato per affiancare gli imprenditori nelle sfide di competitività. Al centro dell’iniziativa c’è anche il lancio di un ETF dedicato a 100 eccellenze quotate con capitalizzazione inferiore al miliardo di euro: nelle prime quattro settimane lo strumento ha raccolto quasi 60 milioni facendo già di Banca Generali uno dei maggiori investitori nelle pmi di Piazza Affari. È su questa doppia anima, gestione dei grandi patrimoni e rapporto con l’imprenditoria, che Banca Generali sta costruendo il posizionamento di “Banca degli Imprenditori”. Le masse private si avviano ormai verso i 100 miliardi, quasi l’80% del totale, un dato che consolida il gruppo tra i principali protagonisti del private banking italiano.
In altre parole, Banco Bpm porta in dote una parte del credito all’economia reale, una vasta rete di sportelli e centinaia di miliardi di raccolta; Banca Generali soprattutto il patrimonio finanziario delle famiglie più abbienti e degli imprenditori.
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