Una lista definitiva delle filiali non c’è ancora: molto dipenderà anche dalle interlocuzioni con l’Antitrust. Una direzione, però, è stata indicata recentemente dal presidente di Unipol, Carlo Cimbri: l’integrazione in Bper di 635 filiali di Monte dei Paschi produrrebbe una rete composta per il 50% da sportelli situati nel Nord Italia, per il 25% nel Centro e per il restante 25% nel Sud.
La tabella di marcia prevede alcune tappe chiave. La prima è il successo della scalata di Intesa Sanpaolo a Mps. Successivamente Unipol procederebbe a rilevare, per 3-3,5 miliardi di euro, 635 filiali della storica banca senese, facendole confluire in un veicolo destinato a conservare il marchio Monte dei Paschi. La promessa è però quella di mantenere a Siena, nella storica Rocca Salimbeni, la sede centrale del futuro gruppo. Da qui verrebbero coordinate, come spiegato da Cimbri in un’intervista al Sole 24 Ore, tutte le attività del Centro-Sud, compresa l’area di Roma.
Le filiali
Ma quale conformazione avrebbe il nuovo gruppo? Oggi Bper conta circa 1.950 filiali bancarie dopo l’acquisizione della Popolare di Sondrio, che l’ha rafforzata soprattutto al Nord. Si tratta di una diffusione capillare, ma con regioni nelle quali conserva margini di miglioramento. In Toscana, per esempio, Bper avrebbe l’occasione di rafforzarsi sensibilmente grazie alla maggiore presenza di Mps. Lo stesso varrebbe per una regione importante del Nord come il Veneto, mentre nel Lazio, in Friuli-Venezia Giulia e in Piemonte potrebbe consolidare la propria posizione.
Al Sud, i maggiori margini di crescita si concentrerebbero in Sicilia, Puglia e Campania. Stando alle dichiarazioni di Cimbri circa la collocazione delle filiali post aggregazione – circa il 50% al Nord, il 25% al Centro e il restante 25% al Sud – si può stimare che, delle 635 filiali di Mps destinate a confluire nel gruppo, circa 200 dovrebbero provenire dal Nord, poco più di 300 dal Centro e circa 130 dal Sud.
Il conto provvisorio
Facendo un conto ancora provvisorio, destinato a diventare definitivo soltanto dopo il via libera dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato, si arriverebbe a una grande banca con 2.585 filiali stimate: il secondo gruppo bancario italiano per presenza sul territorio. E non solo. Secondo le stime comunicate al mercato dalla stessa Unipol, azionista di riferimento di Bper, la quota di mercato dell’aggregato si collocherebbe tra il 14 e il 15%. Il nuovo gruppo scalzerebbe così Unicredit dal ruolo di seconda banca italiana non per dimensione degli attivi, ma per penetrazione commerciale: l’istituto guidato da Andrea Orcel avrebbe infatti una quota prossima al 10%, secondo quanto calcolato in un recente rapporto di Mediobanca.
Una parte consistente dei dipendenti dell’attuale Mps confluirebbe nel nuovo gruppo, che arriverebbe a contare oltre 30 mila addetti e 8 milioni di clienti, dei quali 1,5 milioni rappresentati da imprese. Al gruppo farebbero inoltre capo 250 miliardi di euro di attivi e circa 200 miliardi di finanziamenti a famiglie e aziende.
Il mercato bancassicurativo
Un discorso a parte meritano le conseguenze sul mercato bancassicurativo italiano. La nuova Monte dei Paschi contribuirebbe infatti a delineare uno scenario caratterizzato da tre grandi aree di aggregazione, seppure con caratteristiche e livelli di integrazione differenti. Partendo da Bper-Mps, come ha spiegato l’amministratore delegato di Unipol, Matteo Laterza, al completamento dell’operazione nascerebbe un grande conglomerato finanziario nel quale la componente assicurativa e quella bancaria contribuirebbero in misura analoga alla redditività. Oggi Mps distribuisce i prodotti della francese Axa; domani le sue filiali venderebbero quelli di Unipol. È un aspetto che aiuta a comprendere una delle principali ragioni alla base dell’iniziativa del gruppo assicurativo. In un sistema bancario sempre più concentrato, investire nello sviluppo della componente bancaria non rappresenta soltanto un modo per diversificare l’attività, ma una necessità strategica: significa assicurarsi una rete distributiva di primo piano, nonostante la presenza fisica delle banche sul territorio sia ormai da tempo in ritirata, anche indipendentemente dal risiko bancario.
Filotto di operazioni
Da qui il filotto di operazioni: prima l’ingresso in Bper, poi le filiali di Ubi e l’acquisizione di Carige, quindi la scalata alla Popolare di Sondrio e, infine, l’ultimo tassello rappresentato dall’acquisto di circa la metà delle filiali del Monte dei Paschi. Il tutto in meno di un decennio.
Intesa e Unicredit
Accanto a questo grande conglomerato bancassicurativo si delineerebbero almeno altri due poli potenziali: quello che fa capo a Intesa Sanpaolo e quello, in crescita, che farebbe capo a Unicredit, che detiene già un’esposizione in Generali vicina al 9% e in futuro potrebbe anche decidere di chiedere l’autorizzazione per incrementarla oltre il 10%. Piazza Gae Aulenti ha inoltre investito 1,4 miliardi di euro per rilevare dai partner Allianz e Cnp le rispettive partecipazioni nelle joint venture assicurative del ramo Vita, con un contributo aggiuntivo ai ricavi stimabile nell’ordine di 400 milioni di euro annui a partire dal 2027.
Tornando però all’ecosistema Bper-Mps, il quadro sarebbe completato dalla gestione patrimoniale. Nel perimetro del gruppo guidato da Gianni Franco Papa rientra Arca Fondi Sgr, la fabbrica dei prodotti d’investimento. A questa si affianca Banca Cesare Ponti, nella quale sono concentrate le attività di private banking e wealth management. A giugno 2026 la raccolta gestita complessiva del gruppo ha raggiunto 87,1 miliardi di euro.
Il progetto, insomma, non riguarda soltanto l’acquisizione di 635 filiali. Unipol punta a costruire intorno a Bper un gruppo nazionale capace di presidiare contemporaneamente credito, assicurazioni e gestione del risparmio. È questo il vero disegno.
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