Non solo Spirit Airlines: il caro carburanti rende sempre più tesa la situazione finanziaria nei cieli. Se a maggio la low cost americana si è arresa dichiarando fallimento, molte altre compagnie aeree, soprattutto a basso prezzo, si trovano con i conti sempre più sotto pressione a causa della guerra in Iran. Sotto il faro adesso c’è AirAsia, la maggiore low cost del Sud Est asiatico: secondo Reuters, il suo cofondatore – Tony Fernandes – ha incontrato alcuni funzionari del governo della Malesia due settimane fa per parlare della possibilità che le autorità statali sostengano le operazioni di raccolta di capitali della compagnia aerea.
Fernandes però ha minimizzato, dicendo che la discussione si è focalizzata sui costi che deve subire il settore dell’aviazione civile (dalle tasse aeroportuali ai rincari del jet fuel), non sull’assistenza finanziaria.
«Come tutte le compagnie aeree del mondo, stiamo dicendo al governo che questo è un periodo difficile», ha dichiarato Fernandes a Reuters, aggiungendo di essere «sicuro al 100%» che AirAsia riuscirà a superare la fase attuale senza assistenza statale. Ha però precisato che la compagnia non rifiuterebbe un eventuale sostegno da parte dei governi dei Paesi in cui opera, tra cui Malesia, Thailandia e Indonesia. “Non diremmo mai di no, sarebbe una cosa folla da fare”, ha puntualizzato per poi aggiungere di aver chiesto nel passato al governo di aiutare la società a ottenere prestiti dalle istituzioni finanziarie malesi invece che all’estero e di cercare ancora questo tipo di supporto per accedere a finanziamenti in valuta locale, con tassi e condizioni migliori.
Le perdite di AirAsia
Nel secondo trimestre 2026 AirAsia ha registrato una perdita netta di circa 204 milioni di dollari. Sui risultati hanno pesato l’aumento dei costi del carburante e le oscillazioni dei cambi.
Rilevante l’esposizione debitoria. Al 30 giugno 2026, le passività ammontavano a 4.502.480.000 dollari. Secondo Reuters, gli obiettivi finanziari comprendono la raccolta di oltre un miliardo di dollari sui mercati internazionali.
Il caro-carburante riduce i margini delle low cost
Le difficoltà di AirAsia, e ancora prima di Spirit Airlines, non sono certo un unicum: il rincaro del jet fuel legato alle tensioni geopolitiche e alla guerra in Iran sta comprimendo la redditività dei vettori, soprattutto quelli che puntano su prezzi dei biglietti ridotti.
L’International Air Transport Association (Iata) ha ridotto a 23 miliardi di dollari la previsione di utile netto complessivo delle compagnie aeree mondiali per il 2026, rispetto ai 41 miliardi stimati in precedenza. Il margine netto atteso è sceso dal 3,9% al 2%, con il costo del carburante che rappresenta una delle principali incognite per i bilanci dei vettori: al momento il carburante per jet costa circa il 50% in più rispetto a prima della guerra.
Sul tema si è espresso anche Michael O’Leary, ceo di Ryanair, che pochi giorni fa ha spiegato che le compagnie aeree europee si aspettano di dover affrontare per oltre un altro anno costi del carburante elevati a causa della guerra con l’Iran. “L’anno prossimo dovremo affrontare tutti una sfida enorme sul fronte dei costi”, ha affermato, aggiungendo di non aspettarsi che le forniture si esauriscano nel prossimo futuro, smentendo quindi l’allarme lanciato da alcuni analisti.
L’unica risposta possibile sarà l’aumento del costo dei biglietti: “Le compagnie aeree non possono sopravvivere se non trasferiscono questi costi del carburante, follemente più elevati, sotto forma di tariffe più alte: a pagare saranno i clienti”, ha aggiunto O’Leary sottolineando che il settore è alle prese con una “crisi conclamata”. Tanto che Ryanair ha ridotto le previsioni di traffico per l’esercizio 2027, portando l’obiettivo da 216 a 214 milioni di passeggeri nel tentativo di limitare l’esposizione ai costi del carburante durante l’inverno.
Per WizzAir perdite in aumento
Spirit e AsiaAir, però, non sono certo le uniche compagnie aeree a trovarsi in una situazione complessa.
Nel secondo trimestre 2026, WizzAir ha registrato perdite operative per 183,3 milioni di euro, contro i 36 del trimestre precedente. Si tratta del terzo trimestre consecutivo in perdita. Fra le ragioni chiave delle perdite, l’impossibilità di trasferire del tutto l’aumento dei costi dei carburanti sui clienti core, interessati a trovare offerte a basso prezzo. Il titolo è sceso del 10% negli ultimi 12 mesi e del 78% in cinque anni, con i minimi toccati a fine marzo 2026.
EasyJet
Nel semestre chiuso a marzo 2026, EasyJet ha perso 377 milioni di sterline, +27% su base annua, con l’impatto della guerra quantificato in 25 milioni di sterline. Non tutti gli indicatori sono però negativi: i ricavi sono saliti del 12%, a 3,95 miliardi di sterline, e il coefficiente di riempimento degli aerei ha raggiunto il 90%.
Ad agosto, il gruppo è stato acquistato dal fondo Usa Apollo per 5,7 miliardi di sterline (6,6 miliardi di euro), dopo il ritiro del fondo rivale Castlelake, che aveva offerto poco più di 5 miliardi di euro(4,74 miliardi di sterline). Le nozze hanno spinto il titolo in Borsa, salito del 46% negli ultimi 12 mesi.
Norse Atlantic Airways
Sotto pressione, invece il titolo di Norse Atlantic Airways, vettore norvegese specializzato nei collegamenti a lungo raggio a basso costo. A settembre la compagnia ha trasportato il 30% di passeggeri in meno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. “Continuiamo a operare con una capacità ridotta in risposta ai prezzi del carburante che si mantengono elevati da tempo, ottimizzando al contempo in modo continuo l’impiego della nostra flotta in prospettiva futura”, aveva dichiarato l’amministratore delegato Eivind Roald.
Per rilanciarsi, il gruppo sarebbe al lavoro su ipotesi di vendita o fusione, con le azioni che in 12 mesi hanno perso il 95% e addirittura il 99,5% in cinque anni.
AirBaltic
Sempre più difficile anche la situazione di AirBaltic. La compagnia di cui la Lettonia è azionista all’88,4% (con una partecipazione del 10% di Lufthansa) a settembre ha chiesto negli Stati Uniti l’accesso al Chapter 11, uno strumento che consente la protezione prevista dalla legge americana sui fallimenti per poter ristrutturare il proprio debito. Il gruppo ha ottenuto una linea di credito da 350 milioni di euro da parte dei creditori, per garantire la liquidità e sostenere la prosecuzione delle attività commerciali.
Nel 2025 la compagnia aerea (sulla cui gestione finanziaria lo Stato lettone ha aperto un’indagine per la seconda volta in due anni) aveva registrato una perdita netta di 44,3 milioni di euro, salita a 70 milioni di euro all’inizio del 2026.
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